“Quando si scrive si attinge a delle zone anonime del proprio io” (Manganelli)
Forse non avrei dovuto farlo. Ci sono regole non scritte che andrebbero rispettate. Non bisognerebbe mai rimettersi a leggere cose scritte cinque, sette, otto, dieci anni prima perché potrebbero entrare in gioco questioni che non prendi in considerazione quando ti metti a scrivere un diario senza lucchetto. Scrivere non ti rende necessariamente più forte perché più consapevole di quello che senti, potrebbe renderti invece “attaccabile” nelle fragilità autodichiarate, in certi episodi che col senno di poi diventano strumenti di manipolazione o ricatto, nell’asimmetria informativa tra chi scrive e chiunque decida di leggere senza essere tenuto a raccontare nulla di sè.
Scrivo su questo coso da così tanti anni che mi ha quasi spaventato riaprire pagine a caso delle mie prime confidenze e scovare cose che forse avrei scordato per sempre assieme ad altre che mi sembravano non cambiare mai. È strano, ma pescando a caso tra i post dei vari anni mi pare di notare essenzialmente due elementi drammaticamente fissi: la mia componente emotiva irrisolta e la necessità di non sentirmi preda del caso provando a controllare tutto il possibile. La “me del senno di poi” vorrebbe dirmi “anche meno eh…nessuno ti obbliga a stare dentro situazioni che non ti stanno comode, piuttosto dovresti smetterla con gli alibi proprio per evitare di scoprire quanto possa essere tutto più semplice e divertente”. Ma credo che faccia parte del gioco facile di chi ormai già conosce il seguito della storia e trova in quella rilettura solo i passi incerti di una persona in buonafede e senza troppi riferimenti. E questo è divertente ma pure leggermente malinconico.
Oggi a Milano piove e fa di nuovo un po’ freddo e per il mio quotidiano domestico posso ormai contare solo su una lavatrice, un microonde e un letto. Sapevo che mi ci sarei abituata e che l’avrei trovato persino divertente, proprio come quando in quel lontano gennaio di tanti anni fa mi insediavo qui dentro e anche allora c’erano solo un letto, un microoonde e una lavatrice. E fuori un manto di neve che forse non si è mai più visto da allora. Tutto già visto. E tutto, ancora, da vedere.
Ho scritto per anni su questo coso perché vedere i fatti miei tradotti in forma di racconto cronologico sbrindellato e paranoico mi aiuta ad individuare una traiettoria, perché è tenero persino solo immaginare che ci sia qualcuno che ne faccia parte anche leggendo a caso, perché raccontare quello che riesco mi aiuta a stabilire i perimentri di quello che proprio non potrei dire.
Le zone anonime del mio io sentitamente ringraziano
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