Primi tre mesi andati. Non che questo voglia dire chissà cosa, ma almeno l’inverno è superato, i prossimi obiettivi sembrano prendere forme meno indefinite e la luce racconta un umore che cerca a tutti i costi di rifiutare la cupezza. Rinnegare categoricamente la trappola dei buoni propositi senza smettere di fare cose, andare, muoversi, fuggire in ogni modo dal vuoto…tutto aiuta in questa perenne condizione di transito inarrestabile finché si hanno abbastanza risorse per farlo. Cosa è successo? Potrei anche soltanto farmi bastare un bel viaggio in America con la voglia di ritornarci quanto prima, perché mica sapere che Trump è l’uomo sbagliato in un tempo che pare cucito apposta per lui mi fa pensare automaticamente che certi luoghi non meritino il mio incanto e la voglia di esplorarli ancora e ancora.
E poi continuo a sperare che si sblocchi una situazione che mi sta molto a cuore e per la quale ho deciso che non taglierò i capelli per tutto il tempo che sarà necessario. E’ una cosa stupida lo so, ma quando tieni tanto a qualcosa la superstizione, o se si vuole un qualche piccolo atto di fede, sono molto consolatori. Chissà. Per il resto mi pare che la vita proceda secondo i canoni di una gioiosa prevedibilità, fatta di routine, menu preparati per tutta la settimana, allenamenti seguiti con la disciplina di chi deve andare a vincere tutto (mentre di fatto stramazzo a terra ogni volta pensando che sia ormai l’ultima). Il mio problema è che penso troppo ai domani. A tutti i miei possibili domani troppo carichi di cose che non saprei dove trovare nei miei oggi. E così non faccio altro che cercare di creare tutto lo spazio possibile per accoglierli al meglio, predisporli esaltando un vuoto senza sapere bene in che modo riuscirò a riempirlo. E mi accorgo che, senza ammetterlo, anche io sono cascata nella trappola dei propositi per l’anno nuovo secondo un automatismo che ci vuole sempre tutti proiettati verso qualcosa d’altro o di aggiuntivo rispetto al nostro presente. E invece io vorrei amare il mio qui ed ora, vorrei non volere altro che quello che mi è toccato adesso, pur nella sua insensata incompiutezza, semplicemente perché è già assai meglio di quello che mi è toccato ieri e in tutto il mio passato anche meno recente. In fondo è questa la vera forza di chi non ha ancora capito bene niente di niente di sé e di quello che gli è toccato fare: non avere nostalgie e trovare assurdo anche solo ipotizzare di tornare a qualche momento del passato. Io neanche per idea. Però mi ricordo con tenerezza di certe mie ossessioni ormai scomparse e della forza incontenibile che generavano:che ne so, per esempio credo di essermi laureata soltanto perché pensavo che il mio prof fosse un supereroe da conquistare a tutti i costi…ed altre inenarrabili burinate esistenziali della mia giovinezza. Già, sui sentimenti non raggiungerò mai il livello minimo di alfabetizzazione e per fortuna non c’è modo di rimediare ormai. Oggi mi rimane la venerazione per Moretti, Vasco, Lady Oscar, Lynch…cose innocue per le quali posso ancora riprodurre struggimento infantile senza nulla pretendere.
E’ bello non assumersi l’impegno di fare propositi, perché tanto in qualche modo una strada per nascere crescere e farsi riconoscere quelli la trovano sempre. Pure in primavera. Persino se hanno bisogno di me per venire al mondo. Vedremo…
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