Mi piace credere che ne siamo fuori. So già che non è così: le temperature riprenderanno a salire e ci sarà un colpo di coda estivo che rimetterà a dura prova soprattutto noi, confinati più o meno volutamente nelle aree metropolitane. Ma è così bella questa tregua momentanea da un caldo così insostenibile che me lo porterò dentro come uno dei post traumi più memorabili degli ultimi dieci o venti anni. Svegliarsi in condizioni normali, dopo un sonno davvero ristoratore e non una lotta contro la disidratazione a fuoco medio alto, ricordare cosa vuol dire riuscire a stare ferma in un posto e non trovarlo una dannazione al pari di muoversi e provare a fare qualsiasi altra cosa, fa sì che dopo non si possa più desiderare altro. Trovare finalmente un po’ di pace. Pare niente e invece è tutto. E comunque beati quelli che hanno risolto meglio standosene altrove, magari per tutto il tempo in qualche acqua cristallina, in montagna, in qualche posto fresco…mi stupisce sempre abbastanza il fatto che a parità di problema siano spesso possibili diverse soluzioni non ugualmente praticabili da tutti, così che poi, quelli che risolvono, pensano che chi non lo faccia sia stupido oppure sfortunato. Curioso davvero…
Milano è ancora abbastanza vuota e silenziosa e questo, unitamente al fatto che sia momentaneamente respirabile, me la rende ancora più amabile di sempre. Attraversarla in questi giorni mi ha fatto tornare a certe atmosfere del periodo covid, quando ero tra i pochissimi che andavano ancora in ufficio e per la strada c’erano solo corrieri Amazon che frecciavano all’impazzata e riders per cibo a domicilio. E io in questa atmosfera surreale ci sguazzo come Pollon nell’Olimpo che prova a fare cose mentre gli dei se ne stanno altrove a fare più danni di lei.
E sempre proposito di cose che scompaiono (o che non ci sono mai davvero state), in uno di questi miei percorsi in solitaria tra via Mecenate e il profondo sud milanese, mi sono ritrovata a riflettere su un fenomeno, molto contemporaneo e parecchio criticato, che invece io considero per nulla condannabile. Pare che il ghosting sia molto diffuso tra i più giovani: si sta assieme e poi, all’improvviso e senza un apparente perché, uno dei due sparisce senza preavviso, senza lasciare traccia, senza una motivazione neppure sussurrata del perché di questo abbandono. E a me pare un modo di fare del tutto sensato, quando parto dal presupposto che chi lo compie sia una persona capace di analizzare e porsi criticamente nei confronti di un legame. Provo a dirla meglio (forse perché so di cosa parlo, ehm…sì lo so proprio perché lo faccio qualche volta anche io…😅). Funziona così: ti piace qualcuno, in qualche modo stabilite un rapporto, interagite e vi date del tempo. Provi a valutarne tutti gli aspetti, ti piace eppure ci sono cose che non vanno. Allora aspetti un altro po’, gli porgi delle carte che però si gioca male per una, due, tre volte…ti dai un tempo, scaduto il quale capisci che non ha senso chiarirsi, cambiare atteggiamento, approfondire altri aspetti, discutere…può bastare così. Meglio sparire, non attardarsi in inutili e probabilmente offensive spiegazioni sul perché non potrebbe funzionare mai e poi mai. Tanto dopo un po’ passa e anche l’altra parte si rende conto che sarebbe stata soltanto un’ulteriore perdita di tempo. Il ghosting è come certe medicine molto aggressive ma di grande efficacia. È necessario quando capisci che non sarai mai come quelli a cui basta farsi una buona compagnia reciproca per credere che possa funzionare, che sarai sempre tra quelli che hanno smesso di abbozzare, mediare, “dialogare” continuamente, che hanno smesso di forzarsi a stare dentro situazioni di comodo perché (forse) la solitudine è peggio…beato chi ci riesce. Io no. Quando smetti di chiedere e dare spiegazioni è dignità, pace, scoprire che ciò che decidi di lasciar andare via in realtà non è mai stato tuo. E il risultato è tanto tempo risparmiato, meno umiliazioni subite e forse procurate, più opportunità da cercare altrove. Non vedo errori nè orrori.
Che altro dire di questo agosto così complicato da avermi addirittura gravato di un nuovo decennio sulle spalle, della morte di Guccini, che non elaborerò mai proprio come non sono riuscita con quella di Lynch e dei miei massimi riferimenti in questo mondo. Sono più sola, più indifesa, più fragile ma in fondo, se sono qui ad ammetterlo, posso almeno approfittare dell’aria buona, del magico silenzio di una città che mi regala un po’ di tregua, del passato che ormai è passato, per ricominciare da un punto a caso a camminare di nuovo verso casa.






