Mi pare ieri. Anzi no, pare che siano passati mille anni. Succede, quando non hai un album fotografico da cercare e da aprire con l’intenzione precisa di farlo ma una pagina che ti impone il ricordo, mentre tu volevi solo sapere se la fidanzata di Jon Hamm si rende conto di essere la donna più fortunata del mondo oppure crede che sia giusto così. Dieci anni fa festeggiavo la fine dei miei thirties in ufficio, con colleghi che non vedo più o meno da allora, in una Milano ancora più vuota di oggi e delle sensazioni che ricordo ancora nitidamente. Ricordo tutto di quel giorno, in fondo non memorabile in sé, e del mio stato d’animo di allora che mi raccontava già moltissimo di quello che avrei vissuto e sentito dopo, questioni irrisolte che ho preferito portarmi appresso come io bagaglio a mano da non lasciare mai incustodito, cose da vedere e condividere con chi avrei poi perso per strada, viaggi stupendi che hanno costruito la parte migliore dei miei ricordi. Sono stati giusti, costruttivi, lieti, necessari questi ultimi dieci anni? Ha senso farsi una domanda simile? Sono cresciuta davvero o mi era semplicemente richiesto di consolidare quello che avevano deciso di essere già negli anni precedenti? Ma che ne posso sapere. So soltanto che non mi dispiace che siano passati.
Credo di avere sempre avuto un rapporto strano con l’invecchiare. Non mi ha mai spaventato. Il cambiamento in realtà mi è sembrato una cosa molto più spaventosa durante la prima giovinezza, quando il passaggio mi pareva più immediato e destabilizzante. Adesso mi piace pensare che il tempo fluisca invece di accelerare, che l’ansia del futuro da costruire si sia placata. Mi piace che i progetti siano diventati pochi ma essenziali e che la smania di dimostrare cose a qualcuno che non sia io si sia ormai azzerata. Essere giovani è bello ma non ci (ri)vivrei e tanto mi basta per sapere che la migliore età non possa essere nessun’altra se non quella che mi ritrovo oggi, in questo tempo bislacco e in fondo poco proiettato verso chissà quale futuro radioso, in questa città svuotata come in ogni compleanno che mi sono ritrovata a festeggiare qui, con questo caldo furioso e implacabile che mi pare una sfida nella sfida. Domani compio 50 anni. Non mi ci sono mai immaginata, non mi sono mai chiesta a venti o trenta o cinque anni fa come sarei diventata. Cinquanta è a pieno titolo età matura e ai miei occhi di ragazza erano signore quasi o già nonne, in sovrappeso, a tirare la sfoglia, con la cellulite pure sui denti…e invece…gli stereotipi sono belli perché sono scemi e smentiti da quelli nuovi, forse ancora più scemi, che però almeno oggi vedono quelle come me ancora passabili, curate, sportive, e con ancora una voglia esagerata di fare cose, vedere posti, sfidarsi. Persino di poter ancora incontrare anime affini se non è ancora successo.
Domani sarò una cinquantenne che non si era mai chiesta prima d’ora come si fa a portare questa età senza trovarla troppo in attesa. Ma io non mi chiedo mai cose che forse già so, come il fatto che non ho mai desiderato ritornare agli anni precedenti. E per una volta, anzi per la cinquantesima, mi pare più che sufficiente






