Per la prima volta mi pare vero. Credo che succeda quando ti sei messa in modalità attesa per così tanto tempo che ad un certo punto perdi di riflessi, cominci a pensare ad altro, provi a fartene una ragione oppure semplicemente non ci credi più davvero. A me succede quando tengo così tanto a qualcosa che parto in quarta, mi concentro, ci metto dentro tempo, risorse, fantasia, entusiasmo…poi le cose si complicano, si fanno attendere troppo, spesso non arrivano proprio e allora io sprofondo in quella specie di pantano emotivo fatto di disillusione, passo rallentato, mollare la presa e piano piano declasso anche l’euforia più genuina a pratica burocratica farraginosa.
E invece ieri per la prima volta è tornato quello slancio luminoso che mi aveva spinto, ormai più di due anni fa, a scegliere il nuovo quartiere dove sarebbe sorta la mia casa nuova nuova che spero diventerà a misura di quello che vorrei farci stare dentro in termini pace, gioia, passioni, nuovi significati.
Mi ha convocato il costruttore, mi ha mostrato tutti i servizi del nuovo condominio, gli spazi comuni, il giardino grandissimo, la palestra, l’ulivo che pianteranno proprio all’ingresso…e poi mi ha portato nella mia casina con ingresso autonomo (e già questo mi fa impazzire!). Ho visto per la prima volta il luminoso salone con soppalco, il mio bagno in camera con doppia finestra e poi quello per gli ospiti. E poi finalmente avrò un balcone grandissimo che affaccerà proprio sul giardino. Ho visto tutto quello che in questi mesi avevo soltanto immaginato a fatica e poi quasi volutamente cancellato per paura di tenerci troppo anche stavolta e restarci di nuovo male. Eh sì, perché mica questo è stato il primo tentativo. Milano con le case delude per così tante ragioni che un po’ li capisco quelli che la trovino respingente. Nei fatti lo è, anche per chi ci vive da secoli.
Sono stata felice, di quella felicità un po’ immeritata che ti arriva solo perché aspettare era l’unica cosa che davvero ti era richiesta, una volta messa in moto la macchina del cambiamento. Io volevo una casa nuova, non una già abitata e data via, volevo che nascesse per me, che anche un po’ fosse stata concepita per soddisfare un mio pensiero preciso. E ieri questa sensazione è stata così forte che, se anche l’opera finita dovesse diventare tutt’altro, io saprei che nella sua ossatura di fondo c’è sempre stato uno spazio che ha parlato direttamente a me. È stato molto bello sentirsi già a casa anche solo in modalità primo incontro.
Sono giorni dal caldo infernale. Io davvero non mi capacito come sia possibile affrontare queste temperature senza diventare cattivi. Persino io che ho paura dell’inverno credo che affrontare il disagio di questi giorni richieda un ottimismo che chi resta a Milano come me può giustificare solo con le grandi promesse settembrine.
E insomma è così, mi sono inventata la felicità di un cambio casa che non avverrà prima dei due mesi forse solo per provare a compensare una faticosa estate in cui farò i conti con quella in cui vivo e che non ha più mobili, le temperature infernali, i turni forse potenziati al lavoro. E niente mare. Quanto si deve essere fiduciosi nel futuro per poter sopportare tutto questo?
La verità è che forse mi diverte pure questo modo anomalo che ho di convivere con i miei bislacchi tentativi di non annoiarmi mai e poi che quando resto e tutti se ne vanno mi pare che anche io mi ritrovo in un posto diverso che mi racconta cose nuove e mi accoglie come se la padrona fossi io.
E poi verrà settembre. Io intanto avrò aspettato ancora. Forse per allora sarò troppo stanca. Oppure soltanto molto felice. Forse prima di allora il caldo mi avrà abbattuta e settembre sarà solo la mia ultima occasione mancata. Oppure accadrà tutt’altro. E a me andrà benissimo così. O così. O così…io mi fido di tutto.
