mercoledì 25 marzo 2026

Il sapore del mattone bagnato

 Ormai sono tornata a pieno titolo alle mie ordinarie faccende quotidiane. Tornare dai viaggi belli vuol dire affrontare la transizione verso la vita “precedente” con un bagaglio variegato di esperienze da catalogare e lasciar sedimentare in qualche posto accogliente della memoria, sperando che tutto quel mondo si mescoli con quello che siamo sempre stati fino a cambiarci, anche di poco. In fondo è questo il vero senso di certe esperienze: attraversarci-plasmarci-rinnovarci. Spero sia successo. Spero di rendermene conto. E che duri a lungo. 

Un po’ come capita col tofu. 

Prima di capirne le potenzialità mi rapportavo con il panetto di tofu con la stessa severa diffidenza di Homer Simpson quando lo definisce “una roba che ha il sapore di mattone bagnato” (ma quanto può rendere perfettamente l’idea una definizione simile!). Oggi credo che sia uno degli alimenti per me più preziosi e versatili tra tutti i cibi esistenti. E il motivo è proprio nella sua permeabilità a qualsiasi sapore gli venga accostato e quella sua capacità di diventare tutt’altro con un mix ben dosato di ingredienti che si combinano bene tra loro. Oggi so come lavorarlo e trasformarlo in qualcosa che non somiglia a nient’altro ma che nel gioco dei sapori, della cottura e delle consistenze mi restituisce un piatto sostanzialmente irripetibile e “attraversato-plasmato-rinnovato” proprio come quando si ritorna da un viaggio.

Stamattina sono rientrata in ufficio dopo quasi un mese ma prima mi sono regalata una lunga corsa affiancata da un’alba, incurante della sua potenza e del suo splendore crescente man mano che coprivo la mia distanza, mentre combattevo con un mal di testa fortissimo su cui poi ho avuto la meglio. Era da tempo che non lo facevo e invece oggi la luce e la temperatura mi sono sembrate delle alleate meravigliose che mi sussurravano “Lucia non puoi perderti questo inizio. Non oggi che hai un’emicrania che non ti lascerà in piedi”. Meno male che ho lasciato convincermi, perché dopo mi è sembrato tutto più semplice perché l’ossigeno, una sudata all’aperto, il sole, il mal di testa che passava, la campagna…cambiano tutto. Se non lo avessi fatto sarei rimasta un mattone bagnato, un’occasione perduta, una pedina insapore manipolata da emicrania e cartellino”

Oggi è una giornata epocale per la politica italiana e questo solo grazie ad un referendum che nella teoria non ha generato alcun cambiamento e nei fatti ha scoperchiato un vaso di Pandora fatto di mele marce che grazie ai risultati clamorosi di un rifiuto collettivo ad un cambiamento non richiesto stanno piano piano abbandonando il campo. C’è del tofu  anche in questo bizzarro tentativo di alterare i sapori usando ingredienti tossici che poi per fortuna vengono buttati via giusto in tempo.

E così ho pensato che in fondo è di grande conforto poter contare su una base apparentemente neutra di riscrittura delle cose di questo mondo pazzo, soprattutto quando poi ci si accorge di avere già tutto quello che serve per farla come si deve. Funziona sempre? Non lo so. Ma io mai più senza mattoni bagnati



domenica 15 marzo 2026

L’arte di ritornare

 La valigia è di nuovo pronta. Domani ritorno a casa e credo che faticherò a crederci per un tempo pari al numero di casini che mi aspettano, proprio come fanno certe mamme quando dicono ai figli “vieni qui che non ti faccio niente”. Cosa ricorderò di questo viaggio così variegato e carico di cose che non avevo neppure lontanamente previsto? Cosa posso permettermi di raccontare senza apparire scontata? Si è mai sentito uno che è andato in Patagonia e non l’ha trovata fantastica? Che di fronte al Perito Moreno non abbia pensato almeno per un istante che fosse una delle cose più meravigliose che gli occhi abbiano avuto il privilegio di vedere? Sono state due settimane di avventure variegate, faticose o faticosissime, di imprevisti e inciampi non voluti, di meraviglie da contemplare e attraversare. E di altro. Che non avevo previsto e che mi è piaciuto accogliere con la giocosa baldanza delle cose belle che hanno una fine proprio nella scadenza tassativa con cui nascono. Certi viaggi sono belli perché non tutto può diventare racconto e rimane esperienza intima, personalissima e non condivisa se non da chi l’ha vissuta, forse scelta, sicuramente sentita.

Quando sai di trovarti alla fine del mondo può capitare che ti metti a pensare che dopo, quando sei di nuovo tra i tuoi spazi soliti e ricominci, pensi di non farlo da dove eri rimasto, o perlomeno per me in questo momento è così, è come se ti sentissi in diritto di ripartire da zero, quasi a concederti la speranza o la possibilità di un restart dalla tua vita precedente dandole forma e consistenza nuova. Almeno questo è quello che ho creduto di pensare io in mezzo a una natura e uno scenario che non mi erano familiari e che mi suggerivano in ogni momento che le ipotesi nuove sono un modo formidabile di ridisegnare la vita da questo momento in poi. Ma forse è soltanto una delle mie solite suggestioni. Forse, molto più plausibile rimane l’ipotesi che appena rivedrò Milano, la mia casa semivuota, gli impicci che mi aspettano al varco, il mio cervello tornerà quello di sempre assieme all’ansia del tempo che mi pare sempre poco, agli allenamenti delle 5, il lavoro, il rubinetto in bagno che non so cosa voglia da me, gli scatoloni, il mal di testa della sera…

Forse è solo che i viaggi sono faticosi perché tutti sanno sempre come prepararne uno. Ma poi sono davvero pochi quelli che ti dicono come si organizza davvero il ritorno

Se non parto dalla fine, non comincio neppure

 “Hey Lu! Ci vai quest’anno al festival dell’economia di Trento? Mi ricordo che lo frequentavi in passato”  “Hey ciao! Ci sono andata una so...