La valigia è di nuovo pronta. Domani ritorno a casa e credo che faticherò a crederci per un tempo pari al numero di casini che mi aspettano, proprio come fanno certe mamme quando dicono ai figli “vieni qui che non ti faccio niente”. Cosa ricorderò di questo viaggio così variegato e carico di cose che non avevo neppure lontanamente previsto? Cosa posso permettermi di raccontare senza apparire scontata? Si è mai sentito uno che è andato in Patagonia e non l’ha trovata fantastica? Che di fronte al Perito Moreno non abbia pensato almeno per un istante che fosse una delle cose più meravigliose che gli occhi abbiano avuto il privilegio di vedere? Sono state due settimane di avventure variegate, faticose o faticosissime, di imprevisti e inciampi non voluti, di meraviglie da contemplare e attraversare. E di altro. Che non avevo previsto e che mi è piaciuto accogliere con la giocosa baldanza delle cose belle che hanno una fine proprio nella scadenza tassativa con cui nascono. Certi viaggi sono belli perché non tutto può diventare racconto e rimane esperienza intima, personalissima e non condivisa se non da chi l’ha vissuta, forse scelta, sicuramente sentita.
Quando sai di trovarti alla fine del mondo può capitare che ti metti a pensare che dopo, quando sei di nuovo tra i tuoi spazi soliti e ricominci, pensi di non farlo da dove eri rimasto, o perlomeno per me in questo momento è così, è come se ti sentissi in diritto di ripartire da zero, quasi a concederti la speranza o la possibilità di un restart dalla tua vita precedente dandole forma e consistenza nuova. Almeno questo è quello che ho creduto di pensare io in mezzo a una natura e uno scenario che non mi erano familiari e che mi suggerivano in ogni momento che le ipotesi nuove sono un modo formidabile di ridisegnare la vita da questo momento in poi. Ma forse è soltanto una delle mie solite suggestioni. Forse, molto più plausibile rimane l’ipotesi che appena rivedrò Milano, la mia casa semivuota, gli impicci che mi aspettano al varco, il mio cervello tornerà quello di sempre assieme all’ansia del tempo che mi pare sempre poco, agli allenamenti delle 5, il lavoro, il rubinetto in bagno che non so cosa voglia da me, gli scatoloni, il mal di testa della sera…
Forse è solo che i viaggi sono faticosi perché tutti sanno sempre come prepararne uno. Ma poi sono davvero pochi quelli che ti dicono come si organizza davvero il ritorno
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