Ci sono dentro come in un gorgo che mi risucchia a intervalli regolari in queste giornate complicate, tra vernice fresca, scatoloni, problemi organizzativi che vorrei poter delegare a qualche anima generosa carica di pietà per i miei giorni vaghi e fitti di piccole, insidiose incombenze con le scadenze ravvicinate. Ci sono dentro fino in fondo. Del caso Epstein vorrei sapere tutto, ogni più piccola questione, non soltanto quelle di enorme rilevanza internazionale. Credo che la sua sia una delle storie più affascinanti, e allo stesso tempo allucinanti, che mi sia mai capitato di scoprire e inseguire con la smania di chi pensa che il destino dell’umanità passi per quell’impianto gigantesco sul quale si muoveva con la ferocia tattica di una tigre in procinto di attaccare. Ho letto tutto quello che mi è stato possibile, ascoltato più volte le interviste agli amici e complici a cui si concedeva, ho visto alcuni dei moltissimi files raccapriccianti che avevano la sua isola o la sua casa di Manhattan come teatro di certi riti macabri che solo una mente malata potrebbe anche solo concepire. E devo ammettere una cosa, una di quelle che disorientano. Io credo che fosse un uomo di grande fascino e una non comune capacità di persuasione. Non mi stupisce che avesse in pugno anche persone insospettabili del mondo intellettuale e della comunicazione e credo che questo prescinda dalla tessitura diabolica orchestrata con i ricatti, il compromesso, la corruzione e tutta la fitta rete di relazioni basate sulla dipendenza economica, finanziaria, strategica con le élite mondiali. Confesso che sono sicura che lo avrei trovato interessante e persino divertente, come tutte le personalità complesse e cariche di ogni contraddizione possibile.
Sì, era un pedofilo e un pu**aniere ossessionato senza rimedio, un truffatore molto abile che si è arricchito velocemente grazie sostanzialmente all’amicizia di una sola persona, ma quella giusta al momento giusto: il CEO di Victoria’s secrets. Pare che fosse un uomo dal pensiero veloce, intuitivo, fortemente empatico. Un manipolatore abilissimo, capace di sapere esattamente cosa volessero davvero gli uomini potenti e ricchi che gli chiedevano consulenza dopo che era riuscito a fare il suo salto reputazionale.
Una delle cose che ho ascoltato e che più mi hanno colpito è stata la dichiarazione di un famoso podcaster americano che raccontava che quando andò nella sua enorme casa di Manhattan ne fu così impressionato che disse “Wow!” e a allora Epstein, battendo la mano su una parete in cartongesso gli rispose “oh, no. È tutto finto”. Quella villa di sette piani gli fu regalata proprio dal manager di Victoria’s secret e valeva al tempo 77 milioni di dollari. Io penso, alla luce di tutto quello che ho visto e letto, che banalizzare la figura, bollandolo semplicemente come un pedofilo o un allegro cialtrone, non restituisce davvero il peso specifico di un uomo capace di manovrare i fili di tutti i punti nevralgici del potere ai suoi massimi livelli.
Tutto questo per dire che ci sono momenti, nella vita di una persona che non ha per fortuna mai osato tanto, in cui si fanno i conti con ore, giorni e mesi nei quali la sola domanda è “ma cosa non sta succedendo nella mia vita? E perché?” e sembra bello persino occuparsi in modo appassionato delle traiettorie altrui, rovistare nel marcio e nel torbido di certe esistenze che non sono il semplice frutto della fantasia di uno scrittore malato. Sono loro stesse le trame avvincenti di un vissuto reale. A noi è per un po’ concesso il grande privilegio di provare a ricostruire la loro parte più intima, le sensazioni estreme che li hanno condotti a certe azioni, il vortice in cui sono forse loro malgrado finiti senza la possibilità di fermarsi o fare retromarcia. Confesso che ho trovato tutto estremamente affascinante pur senza considerarlo perdonabile.
E cosi, mentre vivo nella certezza assoluta che Epstein non si sia suicidato e che forse sarebbe stato l’eccellente matematico che desiderava diventare, se soltanto avesse controllato meglio quella sua smania esplosiva di gioventù, provo a scordarmi di questi giorni strani, con gli scatoloni in mezzo alla stanza e le domande senza risposta su cosa non è successo e perché.
Nessun commento:
Posta un commento