venerdì 29 maggio 2026

Come stanno le cose? Bene o male…anche stavolta…

 E alla fine pure quell’espressione stagionale, e ormai stagionata, come “caldo anomalo” torna a riecheggiare in territori sensibili al trauma che può generare un’impennata repentina e intensa delle temperature. 

Io odio il freddo e l’inverno ma confesso che Milano in certi periodi mi pare un allenamento alla vita ultraterrena di chi sa di aver commesso troppe colpe e deve anticiparne le pene. Soffrire di pressione bassa è quello che serve per rendere tutto ancora più preciso nel disagio complessivo. Ma sono pronta a tutto: meglio l’inferno che il buio e il freddo di una città che riesce a raccontarsi bene solo durante questi mesi qui. Intanto per me le cose stanno così: sarò costretta a vivere per almeno altri tre mesi in una casa senza cucina, senza lavatrice, senza tavolo e senza sedie perché mi illudevo che avrei traslocato in questi giorni e invece faccio provini per l’isola dei famosi in quello che resta di una casa che in fondo fino a poco tempo fa mi aveva custodito con una certa grazia. Tant’è, festeggerò i 50 anni gattonando verso una fetta di anguria ghiacciata e qualche asciugamano avvolto nel ghiaccio…

Sono giorni strani questi, tra un De Luca che vince per la quinta volta come sindaco di Salerno e un altro che dice che è sionista perché è giusto esprimere anche un pensiero diverso da quello che ritiene che stanno morendo tra indicibili atrocità migliaia di poveri cristi che hanno come unica colpa quella di volere stare a casa loro. E poi c’è lo strano caso di Belen, che ha urlato per ore dal suo bagno a Brera e poi la polizia ha sfondato la porta e l’hanno portata all’ospedale. Si è detto che sia depressa, che non le hanno confermato la conduzione per l’isola dei famosi, che non si sia ripresa dall’abbandono di De Martino…cose così che saranno vere o presunte e delle quali sarebbe legittimo non dover sapere nulla. Però mi stupisce sempre il fatto che si dica che una persona bella e ricca non sia possibile pensarla anche come triste o depressa ma poi anche che il disagio di una persona nota abbia una narrazione più epica di quella di un comune essere umano che fatica a trovare livelli minimi di comprensione. È un privilegio anche il sentirsi “visti” in  certe fasi di fragilità così delicate della vita e spesso è questo che fa tutta la differenza.  Certe cose me le ha appena raccontate Zerocalcare che anche a questo giro ha continuato a superare una grandezza stilistica e narrativa ampiamente dimostrata anche nelle due serie precedenti (dei fumetti che ne parliamo a fare). Se non esistessero voci come la sua, capaci di leggere il mondo (ma pure gli angoli più polverosi di noi stessi) con la leggerezza dolce amara di chi ha la certezza che alla fine una strada - in qualche modo - si trova sempre, io davvero sento che non saprei come dosare l’angoscia di tutta una fase della mia esistenza che non mi ricordo più quando è iniziata e dove vorrebbe accompagnarmi.

La bella stagione ha scelto di arrivare facendosi notare, sottolineando che di bello, o di brutto, o di strano e di assurdo, mi riporterà ancora il retaggio di promesse spesso solo evocate, una proposta climatica che a tratti diventerà insostenibile, l’aggiornamento periodico della condizione psicoesistenziale di Belen, delle guerre immorali, dei siparietti dei De Luca, assieme a raggianti novità come i panni che laverò a mano e il caffè sul fornellino da campeggio sorseggiato sul pavimento…

Io non lo so perché la chiamano bella stagione. So che i modi di piacere sono tanti. Ne troverò qualcuno persino io. O no?

martedì 19 maggio 2026

Se il passato è il meno prossimo alla fine

 Stavolta il gioco è fin troppo semplice. Dopo mesi passati, e la previsione di altri ancora da affrontare, in una casa ormai priva di qualsiasi elementare comodità, tornare a casa per un po’ e trovare degli spazi in cui la dignità abitativa non è soltanto un’ipotesi, mi ha restituito una condizione di spirito che avevo quasi scordato: il conforto. Non mi ci voglio abituare ma mi ha fatto davvero bene tornare qui a casa per un po’, pure in mezzo a tutte le cose che non funzionano e che mai lo faranno, pure se ad attendermi ci sono cose che dovrò gestire nella più totale improvvisazione. Va bene così. Va bene perché c’è stato un bel pranzo in famiglia in un posto bello di Gaeta, col sole e cugine con cui ho condiviso tutta la prima parte della mia vita, va bene perché ho fatto vedere ai miei l’ultimo Sorrentino e lo hanno trovato bello, perché ho preparato torte, perché c’era il sole e perché ho corso e perché la mia mansarda è un posto bello che mi pare fatto apposta per le attese.

Ormai credo che il processo di ritorno agli anni ‘90 sia completo. Il ritorno in grande spolvero della serie Friends sulla tv generalista, la pubblicità della Tim con Lopez, il ritorno di Megan Fox, il ritorno della Minetti e di tutto il campionario umano ed etico che rappresentava quando ha cominciato a muovere i primi passi in “politica”, il ritorno del mito della magrezza innaturale e ottenuta grazie a pillole facilitatrici alla faccia della body positivity. Potrei continuare a lungo, così tanto da ammettere che forse il ritorno ai ‘90 è la magra consolazione di non poter far tornare gli ‘80: quell’ottimismo ottuso purtroppo non possiamo proprio più permettercelo e suonerebbe stonato pure ai più baldanzosi.

Non reggo l’attesa per il nuovo film di Sorogoyen: pare che sia una delle opere più potenti degli ultimi anni. Ma muoio di curiosità anche per il nuovo Almodovar. Meno male perché c’è un bisogno così disperato di distrazioni sostanziose dalla realtà che non vedo come sia possibile non rifugiarsi in qualche allucinazione di qualsiasi tipo pur di sentirsi altrove.

In questo momento c’è Saviano dalla Gruber che ragiona sulla insensatezza del ragionamento razziale sulle cause della follia assassina del caso di Modena. Confesso che sono un po’ a disagio perché sta diventando una questione politica meramente strumentale e questa impostazione devia l’attenzione dalla situazione di estremo disagio che sta attraversando questo tempo e che dovrebbe risvegliare sensibilità, proposte, approcci del tutto differenti. Ma forse è a me che sfugge qualcosa. O è solo che ho appena rivisto “American psycho” e ne esco sempre un po’ a brandelli quando lo faccio. E meno male perché per me è come sottopormi ad un test del raccapriccio necessario per esorcizzare la barbarie.

Poi tornerò a Milano e la smetterò di avere così paura di quello che mi passa per la testa quando sono troppo rilassata per capire davvero


giovedì 7 maggio 2026

Restare sullo stesso piano. Se si sa quale sia

 Me la sono cercata. Volevo una casa nuova, ho firmato un contratto, ho creduto alla tassatività delle scadenze indicate. E invece bisogna tenere sempre conto degli imprevisti e considerarli addirittura come la sola vera certezza di ogni piccola o grande novità in cui decida di cimentarmi. E così mi sono ritrovata ad aspettare maggio con la distorsione cognitiva di chi pensava di abitare finalmente altrove e invece continuerò a imitare un reality per sopravvissuti in una casa in cui ormai manca tutto. Ok, lo accetto, l’eccesso di ottimismo va punito.

Che poi è divertente non avere niente a disposizione…no. Non lo è. In questo momento vorrei essere circondata pure dalle cose più inutili della terra per quanto è noiosa la vita dei minimalisti di tua nonna.

Quand’è che ho deciso che dovevo andarmene da qui? Quelli del piano di sopra sono andati via da anni e così erano ritornati la pace e il silenzio. Perché mi sono ostinata a cercare lo stesso una casa altrove? Forse non c’era una vera ragione se non quella di cambiare quartiere e avere un balcone grande. Ma l’idea che tutto sia slittato a settembre mi rende davvero complicata ogni ipotesi di sopravvivenza normale  nel frattempo. Vabbè mi inventerò qualcosa, il tempo passerà lo stesso e io mi renderò conto che è stato meno drammatico di quanto temessi. Come quasi tutto quello che devia dal progetto e non per questo diventa tragedia.

Intanto che faccio? Una lista delle cose per cui vale la pena di vivere? Un viaggio che mi aiuti a stare lontana da qui il più possibile? Un’aspettativa dal lavoro che mi permetta di tornarmene dai miei fino a lavori conclusi? Pianificare un nuovo viaggio perfetto a NewYork? Quante cose si possono fare per starsene lontani dalla propria casa se questa smette di accogliere?

Ma che ne so. Forse dovrei semplicemente far finta di niente e pensare che, per ora ma non per sempre, non potrei stare meglio di così. In fondo tutta la mia vita sta dentro questo scatoloni che ho preparato troppo presto e se ne stanno chiusi, aspettando di restituirmi il loro passato “tangibile” che se ne sta intrappolato in questa casa vuota senza esserlo davvero. Che stranezza vera.

In questo momento c’è la Signoris da Fabio Volo. Sta raccontando che appena diplomata al liceo artistico ha preso un treno con direzione Scala di Milano, ha bussato e ha chiesto che avrebbe voluto lavorare da scenografa per il teatro. E così ho pensato ad un paio di cose simili, non per il lavoro, che ho fatto anche io in quell’età folle in cui davvero sembrava che fosse possibile ogni bizzarria mi passasse per la testa. È una donna molto simpatica e credo che Crozza sia davvero un uomo fortunato. Adesso parlano di importanza di non avere un piano B perché altrimenti ci si incammina verso un mesto ripiego perché non si è creduto abbastanza al piano A. Lo penso persino io, che non ho mai avuto piani diversi da quello “rialzato”. Persino nella casa in cui, prima o poi, andrò a stare.

La trasmissione è carina. Pure vista su uno sgabello, in mezzo agli scatoloni. Tra piani alti e rasoterra. Che tanto, in fondo, la differenza è solo un fatto di prospettiva.


Se ti pare vero allora lo è (anche se ancora no)

 Per la prima volta mi pare vero. Credo che succeda quando ti sei messa in modalità attesa per così tanto tempo che ad un certo punto perdi ...