sabato 24 gennaio 2026

“so(cial)itudine”

 E ad un certo punto smetti. Smetti di farti i selfie, come se fino ad ora rappresentassero davvero la maniera per ricordare al mondo che ci sei anche tu che fai cose, vedi gente, visiti luoghi. Smetti di postare gli allenamenti perché guai a far pensare che non hai sempre la motivazione a mille e rimani centrato sugli obiettivi di medio termine. Smetti di dimostrare mostrando. I social non mi aiutano più a sentirmi meno sola o meno perplessa sulle cose che provo a capire mentre affido al tempo il compito di stabilire quando tutto riesca a diventare chiaro.

Ho lasciato che questo inizio d’anno occupasse il suo spazio con un ingresso senza i clamori di un’accoglienza trionfale: non vedo in lui quella luce che già mancava in quello prima, oppure sono io ancora troppo stanca per pensare già a ricominciare. Ma poi cosa davvero comincia e cosa finisce in questa parte della vita in cui non ci si sente né arrivati né pronti a partire, quando buona parte del futuro si è scritto e il passato ha accumulato cianfrusaglie che non avevi previsto e non hai ancora la forza di buttar via. Tra poco più di sei mesi compirò 50 anni e ancora non ho capito se questa cosa abbia un’incidenza anche tacita sul mio rinnovato atteggiamento verso il tempo e la sua velocità. Cosa mi manca? Cosa non mi è successo se neppure so cosa ho perso davvero? Cosa avrei potuto e dovuto fare senza arrovellarmi tra rimorsi che neppure riesco a quantificare?

Sono giù in Campania da tre giorni. Ho trovato un micio completamente malandato di cui sto provando ad occuparmi, ma mi pare quasi impossibile che riuscirà a salvarsi, però è tenero e bendisposto. Faccio il tifo per lui. Qui ci sono le arance che raccolgo direttamente dall’albero e una quantità di spazio a cui non sono più abituata. Ci sono i problemi irrisolvibili di sempre e le prove impietose degli ultimi 17 anni non condivisi con i miei. C’è una casa che vorrebbe manutenzioni e cure che loro non sono più in grado di darle e la sensazione che sarebbe già abbastanza consolatorio se nel futuro tutto restasse almeno così come è. 

Gennaio è faticoso, freddo, ha il piglio giudicante di chi si sente in diritto di dettare ritmi e obiettivi per tutto il resto dei mesi. Ma stavolta mi sono concessa il lusso di lasciarlo passare senza cedere alla sottomissione da cerimonia inaugurale: non permetto che sia lui a farmi stilare la to-do-list, non mi farò intimidire da un accumulatore di ansie e di sfide senza premio finale. Se esiste una “sindrome dell’impostore” e se è vero che io ne sono costantemente affetta, tanto vale giocarci assieme e farci pace invece che provare a dimostrare a me stessa che sono più forte delle mie paranoie. Giusto per una volta, giusto per vedere l’effetto che fa. 

Tra poco più di un mese partirò per un viaggio lungo. Un tour di gruppo che ho appena saputo faremo in undici e tutti con partenza in solitaria. Partire da soli non è più così originale e impensabile come fino a qualche tempo fa, quando mi capitava di passare per quella strana, in cerca di chissà quale avventura o semplicemente incosciente. E confesso che questa cosa mi pare una gran bella sorpresa. L’ultimo viaggio di gruppo che avevo fatto era stato in Islanda. Fu tutto bello ma confesso che stare troppo tempo con la coppia di leghisti incarogniti con il resto dell’Italia tranne il Veneto e con la coppia padre-figlia che si era ritirata in un casolare in Umbria per non dover più vedere gente…mi fece pensare che i gruppi sono faticosi mica solo perché io non sono troppo socievole. Lo sono perché i rapporti di forza interni sono sbilanciati. E perché la gente brutta, quando può contare su qualche affiliato che gli dia corda, riesce a moltiplicare la sua bruttezza. Stavolta saremo un gruppo di atomi che devono interagire in solitaria e sento che ci saranno dinamiche tutte diverse da sperimentare. Per ora mi fa piacere. Poi chissà.

Il 2026 è in piena attività eppure della sua presenza si ha contezza solo per questo malinconico gioco dei ricordi/confronto col 2016, forse giusto per chiarire che in fondo quello che ne è di noi è tutta colpa degli anni precedenti. Ha ragione. È sempre colpa degli anni precedenti. E allora grazie assai, caro gennaio 2026. Non hai ancora  fatto niente di male e nessuno sa ancora che intenzioni hai. E per ora io non potrei chiedere di meglio


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