martedì 19 maggio 2026

Se il passato è il meno prossimo alla fine

 Stavolta il gioco è fin troppo semplice. Dopo mesi passati, e la previsione di altri ancora da affrontare, in una casa ormai priva di qualsiasi elementare comodità, tornare a casa per un po’ e trovare degli spazi in cui la dignità abitativa non è soltanto un’ipotesi, mi ha restituito una condizione di spirito che avevo quasi scordato: il conforto. Non mi ci voglio abituare ma mi ha fatto davvero bene tornare qui a casa per un po’, pure in mezzo a tutte le cose che non funzionano e che mai lo faranno, pure se ad attendermi ci sono cose che dovrò gestire nella più totale improvvisazione. Va bene così. Va bene perché c’è stato un bel pranzo in famiglia in un posto bello di Gaeta, col sole e cugine con cui ho condiviso tutta la prima parte della mia vita, va bene perché ho fatto vedere ai miei l’ultimo Sorrentino e lo hanno trovato bello, perché ho preparato torte, perché c’era il sole e perché ho corso e perché la mia mansarda è un posto bello che mi pare fatto apposta per le attese.

Ormai credo che il processo di ritorno agli anni ‘90 sia completo. Il ritorno in grande spolvero della serie Friends sulla tv generalista, la pubblicità della Tim con Lopez, il ritorno di Megan Fox, il ritorno della Minetti e di tutto il campionario umano ed etico che rappresentava quando ha cominciato a muovere i primi passi in “politica”, il ritorno del mito della magrezza innaturale e ottenuta grazie a pillole facilitatrici alla faccia della body positivity. Potrei continuare a lungo, così tanto da ammettere che forse il ritorno ai ‘90 è la magra consolazione di non poter far tornare gli ‘80: quell’ottimismo ottuso purtroppo non possiamo proprio più permettercelo e suonerebbe stonato pure ai più baldanzosi.

Non reggo l’attesa per il nuovo film di Sorogoyen: pare che sia una delle opere più potenti degli ultimi anni. Ma muoio di curiosità anche per il nuovo Almodovar. Meno male perché c’è un bisogno così disperato di distrazioni sostanziose dalla realtà che non vedo come sia possibile non rifugiarsi in qualche allucinazione di qualsiasi tipo pur di sentirsi altrove.

In questo momento c’è Saviano dalla Gruber che ragiona sulla insensatezza del ragionamento razziale sulle cause della follia assassina del caso di Modena. Confesso che sono un po’ a disagio perché sta diventando una questione politica meramente strumentale e questa impostazione devia l’attenzione dalla situazione di estremo disagio che sta attraversando questo tempo e che dovrebbe risvegliare sensibilità, proposte, approcci del tutto differenti. Ma forse è a me che sfugge qualcosa. O è solo che ho appena rivisto “American psyco” e ne esco sempre un po’ a brandelli quando lo faccio. E meno male perché per me è come sottopormi ad un test del raccapriccio necessario per esorcizzare la barbarie.

Poi tornerò a Milano e la smetterò di avere così paura di quello che mi passa per la testa quando sono troppo rilassata per capire davvero


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