venerdì 12 giugno 2026

L’estetica anestetica dei pensieri


 Me ne sono stata così almeno per mezz’ora. Seduta per terra, schiena al muro, sguardo fisso sul vuoto a ripetermi che non ce l’avrei fatta.Non questa volta. Sono tre giorni che ogni più piccolo angolo di me è impastato di Voltaren e disperazione. Colpa mia, mi sta bene voler continuare a sollevare pesi e ormai dovrei rassegnarmi al fatto che questo potrebbe indebolirmi piuttosto che rinforzarmi, confermando così un assunto fondamentale che accompagna tutta la mia vita: il gusto insaziabile per il paradosso. Ma tant’è, lo accetto come faccio con lo sguardo giudicante del micio della dirimpettaia mentre bevo il primo caffè della giornata. Comunque, dicevo del mio starmene seduta per terra con lo sguardo nel vuoto. Da calendario mi aspettava un cardio piramidale, di quelli che tiene la mia coach preferita che trasuda energia e motivazione lungo tutta la catena cinetica posteriore, emanando una luce che nemmeno la “magica Creamy” in fase di trasformazione…ma io ormai già pensavo che no, stavolta, per la prima volta capirò che non posso più chiedere nulla al mio corpo e che il mio crepuscolo dell’esistenza comincia da qui la sua inesorabile fase discendente. Ma la rassegnazione è una alleata insidiosa quando ancora non hai pianificato la giusta dose di umiltà per conviverci e così ho provato a trovare una strategia che mi aiutasse a non sentire tutto il peso di un realismo così arrogante. Ho pensato che prima di alzarmi, e provare a fare un qualsiasi sforzo per cui di fatto non mi sentivo all’altezza, dovevo costringermi a sollevare il mio umore e mettere a fuoco tutto quello che mi piace tantissimo e che mi pare facile come gli omaggi delle patatine. Hai presente le cose bellissimissime che non richiedono alcuno sforzo particolare per poterle godere? Ecco, proprio quelle, quelle che il cervello intercetta come una specie di droga innocua e un po' infantile che hanno il solo scopo di una consolazione immediata e a basso costo, che incidono sugli ormoni del piacere senza avere pure pretesa di svolte epocaliE allora mi sono venute in mente queste cose qua:

Cancellare alla lavagna. Ho una piccola lavagnetta con i pennarelli lavabili che uso per la mia programmazione quotidiana. Adoro scriverci sopra e poi pulire tutto con il cancellino a fine giornata. Una nettezza facile, soddisfacente, immediata. Che gioia
Le carambole lessicali. Quella specie di paradossi logici o piccoli giochi di parole con cui di solito mi invento pure i titoli di questo coso su cui scrivo
I gelati soft alla spina. Uno dei miei più grandi desideri sarebbe andare al McDonald e abbassare la leva della gelatiera per fare una torre altissima di quel magnifico ricciolone bianco fatto di polimeri sintetici e calcestruzzo
La schiuma fatta col primissimo caffè e lo zucchero. Prima di berla la guardo sempre come se fosse la notte stellata di Van Gogh
Una pagina a caso di un libro a caso di Calvino. Ma se è “gli amori difficili” è il caso più al caso mio
Ricordare che ho visto l’alba in Sardegna perché quel sole là non può essere lo stesso che vedo da Milano 
- ricordare le mie passeggiate al Greenwich Village ripetendo battute a caso dei film di Woody Allen
Il primo viaggio in solitaria che neppure mi ricordo dove mi portò

Ad un certo punto mi è bastato. Ero ancora seduta per terra, a guardare nel vuoto, con un piramidale da cominciare e il Voltaren che gridava vendetta prendendosi i meriti di dolori magicamente scomparsi. Ma io lo so che invece è stato grazie ai miei pensieri belli se pure stavolta mi sono alzata, ho cominciato il piramidale e me lo sono portato dritto dritto fino all’ultimo respiro. Sì, pure stavolta. E poi ho pensato che il corpo quasi sempre ce la fa. È la testa che si arrende per prima: si arrende quando non trova trucchi per ingannarsi, quando i pensieri belli sono troppo strani per essere pure visti e quando mettere a fuoco quelli più piccoli può invece fare tutta la differenza. Il corpo obbedisce…fino a prova contraria.

Ah…un sentito grazie pure al signor Voltaren. Ci mancherebbe altro…

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