Abbiamo scavallato. A luglio non ci sono più auspici da principio di magnifiche sorti da realizzare. Sappiamo già che andatura stiamo sostenendo, su quale materiale a disposizione provare a fare qualche considerazione, per cosa darci la colpa, premiarci o perdonarci e dove andremo più o meno a parare mentre arriviamo al piccolo traguardo di fine anno.
Da dove cominciare? Da una ristrutturazione cominciata a gennaio con la speranza del tutto vana di traslocare altrove un paio di mesi dopo? Da una casa verso cui vorrei “ricominciare da tre” e che tarda a vedere la mia luce? Da un viaggio in Patagonia dall’epilogo talmente assurdo che se dovessi rappresentare nella sua narrazione effettiva forse qualcuno mi direbbe “Ma perché? Ma veramente hai fatto questo? E che tipo di esperienza ti sei regalata?”. Sì penso che tra tutto quello che ho attraversato quest’anno, la lezione più interessante sia stato il viaggio in Patagonia e quello che ne è venuto dopo. Nulla di bello: gli altri con me diventano più assurdi che se non ci fossi io. Succede così spesso che è un gioco che di cui ho ormai imparato tutte le regole. Il problema è mio non di chi mi sta davanti. Se fingo di assecondare certe dinamiche è solo perché per una volta vorrei che qualcuno mi smentisse. Dicevo, nulla di bello ma di profondamente illuminante sul modo in cui lascio che i comportamenti altrui mi raccontino di loro più di quanto potrei riuscirci io basandomi su una mera percezione. Penso spesso a quell’esperienza e mi chiedo come faccia a rendermi capace di ficcarmi in certe situazioni assurde provandoci un gusto quasi masochistico. Ma vabbè, colpa mia.
Cos’altro è stato? Ho partecipato ad una comunione e non mi è stata data la bomboniera. Perché? Dimenticanza? Dare per scontato che se non hai famiglia non sei un invitato di famiglia? Boh. Ma io certe cose le noto così tanto in tutta la loro piccineria che se ci penso bene, alla fine, bomboniera o non bomboniera, a me che importa? Niente. Non mi importa niente. Eppure boh…se una si offende un motivo ci sarà.
Ho seguito un sacco di corsi di cinema, come da più di dieci anni a questa parte ormai, e credo che arriverò alla fine della mia vita sperando di aver almeno imparato a considerarla come una specie di lungometraggio dalla trama non troppo ingarbugliata, mediamente avventurosa, con l’amore che prima o poi arriva, e un ending abbastanza happy da farmi lasciare questo mondo con un sorriso stampato che racconta quanto ne sia valsa la pena. Se non esistesse il cinema penso che tutto il Fentanyl che è stato rubato ieri nell’ospedale israelitico non basterebbe a farmi stare in piedi neppure per un giorno.
Cos’altro c’è? Niente ci che. C’è ancora la destra al potere, un ministro che interrompe un intervento istituzionale perché sente profumo di hamburger, un presidente degli Stati Uniti che ha quadruplicato il suo patrimonio per il solo fatto di essere presidente e una sinistra che ha come strategia di vittoria il fatto che se uno vota Renzi è perché gli fa schifo Conti è così si sommano i voti per vincere. Mio Dio, ma cosa sto riportando a futura memoria di questo brandello di vita che potrei rileggere in futuro? Avanguardia pura.
Sei mesi. Non sono tanti, ma sono abbastanza. Ne bastano anche meno per capire che, di tutto un anno che sarà, ma pure di quello che è stato già, sarebbe meglio ricordare il meno possibile. E allora per il momento facciamoci almeno gli auguri di Buona dimenticanza e felice semestre nuovo!
