martedì 28 luglio 2026

Cerco l’estate tutto l’anno (ma forse solo perché vorrei non trovarla mai)

 Prevedibilissimo. Esce un film di Nolan e inevitabilmente si scatena l’inferno. E io già lo so che assistere a certi duelli rende giustizia di intere annate di indolenza narrativa variamente distribuita tra autori che tentano di fare la differenza e invece non arrivano neppure vagamente lambirla. Poi finalmente arriva lui e l’universo mondo cinefilo (o presunto tale) sente che è giusto dire qualcosa, qualsiasi cosa, sull’esperienza di visione di cui si sentono parte fondamentale e attiva. E questo, per chi anche un po’ grazie al cinema sente che questo sia un posto bello in cui provare ad orientarsi, è una faccenda di vero godimento. Per non cadere in questa trappola, mi limito a dire che Odissea sia per me uno di quei film che ti fanno perdere completamente il senso del tempo: stai lì, incollato a immagini, musiche, parole, suggestioni…come ipnotizzato, sospeso, incantato. Se un film, per tre ore, riesce a produrre questo effetto io credo che il diritto a qualsiasi critica non dovrebbe essere contemplato, indipendentemente dall’ovvia constatazione che a criticare il regista più maniacale del mondo si rischi quantomeno il ridicolo. Lo dico da estimatrice del suo talento ma non al punto da definirmi una nolaniana per incoercibile professione di fede. Ma in tutta sincerità che “glie voi dì” a un film così? Il solo rimpianto è non averlo visto in IMAX perché quel tipo di suggestioni visive ha effettivamente bisogno di essere onorato da uno schermo capace di accogliere degnamente tutta quella meraviglia. 

C’è qualcosa nei programmi pomeridiani che non ho mai codificato fino in fondo. Direi che si dividono in due tipologie fondamentali: dibattito politico privo di ogni approfondimento (di solito è pura propaganda indirizzata ad anime molto semplici o facilmente manipolabili) oppure rubriche a contenuto variabile che spazia dal gossip all’ospite “esperto”. Ecco mi concentrerei su questa figura ai miei occhi surreale che dispensa consigli su alimentazione, giardinaggio, abbigliamento, cura della persona…di solito sono gli stessi da anni e anni, ormai anziani che ripetono cose che spesso sono superate da protocolli che li smentiscono clamorosamente…ma niente, loro perseverano con la solita solfa. E così mi ritrovo quasi sempre, seduto ad uno di quei divanetti con la presentatrice che ha le stesse domande scritte dall’82 sui benefici della dieta mediterranea, il dietologo ufficiale della rai, ormai pure in sovrappeso e con un aspetto che tradisce ogni risultato ottimale dei consigli che dispensa. Ma lui sta lì con l’autorevolezza che si auto attribuisce chi si sente ormai un riferimento stabile e immancabile. E a me questa cosa fa puntualmente ridere, pure perché non si capisce come sia possibile che nessuno noti questa separazione netta tra il dato fattuale e un ormai mesto farneticare ormai smentito dalla scienza. 

Io credo che ci siano essenzialmente due modi di occuparsi della propria salute: un approccio medico, che considera il corpo partendo da una malattia da curare. E un approccio da “professionista del benessere”  (mental coach, allenatori, nutrizionisti…) che considerano il corpo come una potenzialità, uno strumento di un percorso che arriva al vero benessere attraverso delle pratiche incrementali, cicliche, progressive  che si evolvono, che tengono conto del tempo e delle fasi di un corpo che ha la fortuna di essere sano. Vive come vivo è un corpo e tutto quello che proviamo a custodire di noi stessi in lui. 

E così - mentre ancora mi crogiolavo per la meraviglia dell’Odissea nolaniana, vicina ad Ulisse che dopo vent’anni non perde la sua forza ma fragile nel suo aver messo in  discussione ogni altra cosa del proprio valore, a questa estate sospesa tra le mie attese eterne in cui non mi è concesso di incidere troppo, ai pomeriggi soffocati da una televisione pervicacemente uguale a se stessa pur potendo fare e dire tutt’altro, ai medici che non curano più, al benessere che non è mai una cosa sola ma un percorso pieno di tutto - ho capito che anche in un’estate più decente di questa “io mi troverei sempre a mio agio e d’accordo” con una stagione inesistente nella quale io non devo più aspettare nulla.



martedì 21 luglio 2026

L’estate sta (s)finendo

 A Milano si respira. Non è affatto scontato in questi giorni infuocati un po’ in tutta Italia e io me lo faccio bastare come benefit di un’estate metropolitana nella quale in fondo mi è soltanto richiesto di esercitare l’attesa passiva prima di un riassetto auspicabilmente migliorativo. Nel frattempo la Spagna, per cui ho tifato, ha vinto i mondiali dimostrando che si può battere l’arroganza (non soltanto sportiva) con strumenti alternativi molto più potenti e dall’impatto emotivo e collettivo fortemente incisivo, se prima si è costruito un bagaglio di dignità con la caparbietà di chi si oppone ad una realtà in cui non si riconosce più. Sono felicissima di questo segnale di luce in una fase storica che sento come nerissima (ma sulla mia capacità di percepire anche colori nuovi giuro che sto lavorando seriamente). Grazie Spagna, sei stata un erogatore di pura grazia.

Nel frattempo ho comprato un nuovo  iPad perché ho rotto l’altro in una maniera che solo un bambino che non ha ancora imparato a camminare potrebbe fare, e poi non ho ancora avuto modo di vedere Odyssey e l’attesa di questo piacere confermo che sia essa stessa piacere, ma spero che non duri ancora molto.  Ho persino avuto la faccia tosta di programmare il prossimo viaggio dei sogni, assieme a tutte le condizioni favorevoli che vorrei si creassero per renderlo indimenticabile: luoghi da lasciare a bocca aperta, cibo da estasi, incontri finalmente indimenticabili, imprevisti belli, meteo a favore, occhi nuovi che mi aiutino ad apprezzare anche le cose di casa mia. Spero sia tutto davvero possibile. 

Ho ordinato la cucina per la casa nuova e al momento di pagare l’acconto ho pensato che mi ha fatto strano che costasse così tanto visto che sono mesi che vivo senza neppure un fornello e che la cosa mi sembri ormai del tutto normale. È incredibile la nostra capacità di abituarci a tutto, persino al disagio meno scontato e a come ciò che ci appare irrinunciabile e fondamentale in realtà non lo sia affatto. Ma sono sicura che non impiegherò troppo tempo a riabituarmi alla comodità domestica così come trovo divertente continuare ad immaginarla, provare a pensarmici dentro e persino (!)) seduta ad un balcone a bere il caffè. Avrò finalmente un balcone, wow…Con quali piccole cose mi ritrovo a pensarmi felice! Bello davvero.

Cos’altro dire del resto? Davvero poco e in fondo anche questa mi pare un’ottima notizia. Potrei aggiungere che mi sono (ri)fatta la promessa di non testare comportamenti maschili che finiscano per restituirmi sempre gli stessi risultati. Ormai lo so da tempo che non ho più bisogno di certe conferme e che è davvero raro non incappare in uomini banali che però si credono originali e brillanti e altro non sono dall’ennesima conferma che quelli sorprendenti, generosi, corretti, quelli che non si mettono a fare gli “strateghi di ‘sta cippa”, del “bastone e della carota”, delle risposte tardive ai messaggi, del “ho una compagna ma posso tradirla se mi capita, se mi va, se sono sicuro che non mi può scoprire”… io non sono capace di intercettarli. Ok. Lo accetto come dato statistico assodato mentre mi impongo di pensare di poter meritare tutt’altro. O magari no…chissà. Forse davvero nella mia personale esperienza ho avuto il privilegio di testare la vera essenza del maschio tipico e di svelarne la natura piuttosto scadente. Ma no, lo so che non sono tutti così…ma se non li incontro il mio campione rappresentativo purtroppo rimane sottostimato e distorto non per mia volontà….

Io in realtà preferisco avere fede in quella teoria secondo la quale il vero amore, se e solo se il destino lo ha previsto anche per gente come me che non sa più cosa aspettarsi, lo si incontra soltanto dopo i cinquant’anni, quando gli altri traguardi sono ormai assodati, quando l’identità e i desideri sono finalmente definiti. E quando tutti i peggiori li abbiamo già conosciuti e riconosciuti come tali. È una bellissima teoria nella quale vorrei investire ogni mia residua utopia delle emozioni. Amen.

Luglio sta per fortuna finendo. E non vedo l’ora di poter dire lo stesso di agosto. L’ho detto davvero!?!? Davvero vorrei che fosse già settembre!?!?  Pazzesco




giovedì 16 luglio 2026

Ripartire. Da dove? Piuttosto, come? O meglio, perché?

 Ancora per un paio di giorni qui in Campania. Stavolta sono venuta giusto per cose strettamente necessarie come matrimonio di cugina, un po' di rigenerazione termale, riposo, un po' di questioni cronicamente problematiche e destinate a diventarlo sempre di più, il mio solito bisogno un po’ paranoico di programmare tutto almeno fino ai prossimi tre mesi in cui provare a mettere dentro persino un viaggio lungo che, se mi riuscisse davvero di fare, potrebbe valermi una medaglia per gli incastri temporali impossibili. 

Dice che il film di Nolan sia di una bellezza imbarazzante e io, anche solo per questo, non vedo l’ora di tornare a Milano, occupare il mio posticino di sempre nel mio cinema del cuore e restarmene lì a godermi tre ore di tregua dall’esistenza. Ci sono annate a cui posso perdonare ogni slabbratura, inconsistenza, pallore storico…per il solo fatto che prevedano la distribuzione dei film o delle serie che arrivino a fissare dei punti di passaggio evolutivi nelle emozioni collettive. Zerocalcare e Nolan già basterebbero da soli a smazzarsi tutto ‘sto lavoro, almeno per quello che serve a me. Ma poi tra un po’ esce pure Moretti e allora perché non dovrei sentirmi una personcina pacificata pur dentro il peggiore dei mondi possibili che sento che mi sia toccato in sorte? Bisogna conservare un certo portamento anche nel pessimismo cosmico più incurabile.

Anche stavolta il bagaglio per tornare a Milano mi spezzerà la schiena. Come sempre e non capisco mai bene il perché. Se non altro a questo giro non devo incollarmi nessuna torta preparata per uno che l’altra volta me l’aveva chiesta e quando è venuto a trovarmi ha tenuto a dirmi, come prima cosa, che non mi aveva portato neanche un fiore. Ora, io non mi aspettavo nessun fiore, ma il fatto che lui stesso avesse sottolineato questa cosa la dice davvero lunghissima sulla qualità delle mie frequentazioni (sporadiche, s’intende) nonché del grave deficit educativo che grava su di loro. Ma vabbè. Meglio dimenticare.

Ho finalmente ordinato la mia bella cucina per la casa nuova. Ho scelto dei colori rischiosi e non ho assolutamente idea di quale possa essere l’effetto generale. Però è stato molto divertente progettarla assieme all’arredatrice e anche se dovesse essere un po’ meno scenografica di come la immagino sono sicura che mi ci divertirò tantissimo. Del resto come potrebbe essere altrimenti, visto che ancora per più di un mese dovrò vivere in quella specie di ricovero per sfollati che è la mia casina attuale?

Fa un caldo infame ma qui per fortuna c’è l’aria condizionata e pure ancora un po’ di tempo per recuperare puntate di serie fatte apposta per generare picchi di dopamina, per cucinare cose che i miei si sognano se non gliele faccio io, per allenarmi in qualsiasi orario e non come se dovessi rispettare uno schema sovietico. E chiedermi ancora per un po’ cosa ci sia davvero in me che non funzioni. Ma forse certe domande potrei anche farmele altrove e quando davvero mi accorgo di tutto quello che non funziona. Questo è il mio anno bello perché è così che ho deciso. Quindi per ora funziona tutto perché è obbligatorio così 😜






sabato 11 luglio 2026

C’è troppo settembre in questo luglio che pensa ad agosto come all’eternità

 È stato bello. Ho pianto di nascosto. Mi sono goduta ogni istante. Un po’ lo sapevo. Un po’ temevo che ormai rientrasse nell’universo delle mie consapevolezze assodate. Quante volte l’avrò fatto? Non me lo ricordo più. L’ho fatto tutte le volte che ho confessato che le questioni affettive hanno rappresentato il mio vero tarlo per tutta la vita. L’ho fatto quando mi sono detta meglio rinunciarci per sempre perché tanto come lo sogno io non esiste. L’ho fatto quando ho pensato che mi facevo andar bene chiunque e invece non mi andava bene per niente. L’ho fatto quando ho cominciato a giocare con una narrativa alternativa, fatta di piccoli giochi psicologici per testare la buona fede, quando ho messo in tabella i pro e i contro di caratteristiche e comportamenti e il risultato dava sempre il segno meno. L’ho fatto quando ho capito che non lasciarsi umiliare, offendere, assecondare strategie infantili, tossiche, dettate da una lucidità troppo nemica del sentimento era l’unica cosa che dovevo a me stessa. È così, la questione amore per me rimarrà sempre un tabù e - forse - il mio rammarico più grande. Ma tant’è. Pace e andiamo avanti.

Dicevo che è stato bello, che ho pianto di nascosto e che mi sono emozionata. Ieri al matrimonio di mia cugina è successo e ne sono stata felice, come lo sono quando vedo le cose per come le ho sempre sentite da quando ho coscienza di me. E non riguarda il fatto che avrei voluto esserci io lì a pronunciare quel sì, perché non è mai stato questo il mio desiderio. È stato il percepire vibrazioni fortissime, uno stato di grazia tra due che si capiva che parevano esserci soltanto loro in mezzo a tutti noi altri lì a celebrare quell’unione. L’ho trovata una cosa bella come lo sono tutte quelle che mi confermano di essere possibili e non solo desiderabili. E mi sono detta che non importa se non sia successa a me. Importa il fatto stesso che sia possibile. Almeno per qualcuno. In qualche porzione di tempo e di spazio. Che meraviglia!

Sarò qui in Campania ancora per qualche giorno e vorrei soltanto non pensare che il prossimo mese sara null’altro che un’entità fatta di certezze e smarrimento: compirò 50 anni. Vivrò ancora in una casa in cui non c’è più niente. Lavorerò sempre. Sarò sola in una città desertica. Penserò in ogni istante che Settembre dovrebbe restituirmi tutto con degli interessi da usura. E credo che quest’ultima certezza sia la mia sola ragione di sopravvivenza agostana.

Ieri ho pianto per una cosa bella, c’erano le lucine e il pergolato come nelle migliori favole a lieto fine. Avevo un vestito che mi piaceva con delle scarpe troppo comode per onorarlo e perché è nell’imprecisione che faccio respirare da sempre la mia visione plastica del mondo. C’era un risotto fatto bene accompagnato ad un vino di pregio che non ho bevuto. C’era della bella musica che si mescolava a canzoni inascoltabili. E nulla sarebbe potuto essere più perfetto e indimenticabile di così 




sabato 4 luglio 2026

Mid term

 


Abbiamo scavallato. A luglio non ci sono più auspici da principio di magnifiche sorti da realizzare. Sappiamo già che andatura stiamo sostenendo, su quale materiale a disposizione provare a fare qualche considerazione, per cosa darci la colpa, premiarci o perdonarci e dove andremo più o meno a parare mentre arriviamo al piccolo traguardo di fine anno.

Da dove cominciare? Da una ristrutturazione cominciata a gennaio con la speranza del tutto vana di traslocare altrove un paio di mesi dopo? Da una casa verso cui vorrei “ricominciare da tre” e che tarda a vedere la mia luce? Da un viaggio in Patagonia dall’epilogo talmente assurdo che se dovessi rappresentare nella sua narrazione effettiva forse qualcuno mi direbbe “Ma perché? Ma veramente hai fatto questo? E che tipo di esperienza ti sei regalata?”. Sì penso che tra tutto quello che ho attraversato quest’anno, la lezione più interessante sia stato il viaggio in Patagonia e quello che ne è venuto dopo. Nulla di bello: gli altri con me diventano più assurdi che se non ci fossi io. Succede così spesso che è un gioco che di cui ho ormai imparato tutte le regole. Il problema è  mio non di chi mi sta davanti. Se fingo di assecondare certe dinamiche è solo perché per una volta vorrei che qualcuno mi smentisse. Dicevo, nulla di bello ma di profondamente illuminante sul modo in cui lascio che i comportamenti altrui mi raccontino di loro più di quanto potrei riuscirci io basandomi su una mera percezione. Penso spesso a quell’esperienza e mi chiedo come faccia a rendermi capace di ficcarmi in certe situazioni assurde provandoci un gusto quasi masochistico. Ma vabbè, colpa mia.

Cos’altro è stato? Ho partecipato ad una comunione e non mi è  stata data la bomboniera. Perché? Dimenticanza?  Dare per scontato che se non hai famiglia non sei un invitato di famiglia? Boh. Ma io certe cose le noto così tanto in tutta la loro piccineria che se ci penso bene, alla fine, bomboniera o non bomboniera, a me che importa? Niente. Non mi importa niente. Eppure boh…se una si offende un motivo ci sarà.

Ho seguito un sacco di corsi di cinema, come da più di dieci anni a questa parte ormai, e credo che arriverò alla fine della mia vita sperando di aver almeno imparato a considerarla come una specie di lungometraggio dalla trama non troppo ingarbugliata, mediamente avventurosa, con l’amore che prima o poi arriva, e un ending abbastanza happy da farmi lasciare questo mondo con un sorriso stampato che racconta quanto ne sia valsa la pena. Se non esistesse il cinema penso che tutto il Fentanyl che è stato rubato ieri nell’ospedale israelitico non basterebbe a farmi stare in piedi neppure per un giorno.

Cos’altro c’è? Niente ci che. C’è ancora la destra al potere, un ministro che interrompe un intervento istituzionale perché sente profumo di hamburger, un presidente degli Stati Uniti che ha quadruplicato il suo patrimonio per il solo fatto di essere presidente e una sinistra che ha come strategia di vittoria il fatto che se uno vota Renzi è perché gli fa schifo Conti è così si sommano i voti per vincere. Mio Dio, ma cosa sto riportando a futura memoria di questo brandello di vita che potrei rileggere in futuro? Avanguardia pura.

Sei mesi. Non sono tanti, ma sono abbastanza. Ne bastano anche meno per capire che, di tutto un anno che sarà, ma pure di quello che è stato già, sarebbe meglio ricordare il meno possibile. E allora per il momento facciamoci almeno gli auguri di Buona dimenticanza e felice semestre nuovo!




E tu? Quanta FOMO hai?

  Prima giornata di aria respirabile. Mi pare incredibile essere sopravvissuta a questa estate infuocata in una casa senza aria condizionata...