È stato bello. Ho pianto di nascosto. Mi sono goduta ogni istante. Un po’ lo sapevo. Un po’ temevo che ormai rientrasse nell’universo delle mie consapevolezze assodate. Quante volte l’avrò fatto? Non me lo ricordo più. L’ho fatto tutte le volte che ho confessato che le questioni affettive hanno rappresentato il mio vero tarlo per tutta la vita. L’ho fatto quando mi sono detta meglio rinunciarci per sempre perché tanto come lo sogno io non esiste. L’ho fatto quando ho pensato che mi facevo andar bene chiunque e invece non mi andava bene per niente. L’ho fatto quando ho cominciato a giocare con una narrativa alternativa, fatta di piccoli giochi psicologici per testare la buona fede, quando ho messo in tabella i pro e i contro di caratteristiche e comportamenti e il risultato dava sempre il segno meno. L’ho fatto quando ho capito che non lasciarsi umiliare, offendere, assecondare strategie infantili, tossiche, dettate da una lucidità troppo nemica del sentimento era l’unica cosa che dovevo a me stessa. È così, la questione amore per me rimarrà sempre un tabù e - forse - il mio rammarico più grande. Ma tant’è. Pace e andiamo avanti.
Dicevo che è stato bello, che ho pianto di nascosto e che mi sono emozionata. Ieri al matrimonio di mia cugina è successo e ne sono stata felice, come lo sono quando vedo le cose per come le ho sempre sentite da quando ho coscienza di me. E non riguarda il fatto che avrei voluto esserci io lì a pronunciare quel sì, perché non è mai stato questo il mio desiderio. È stato il percepire vibrazioni fortissime, uno stato di grazia tra due che si capiva che parevano esserci soltanto loro in mezzo a tutti noi altri lì a celebrare quell’unione. L’ho trovata una cosa bella come lo sono tutte quelle che mi confermano di essere possibili e non solo desiderabili. E mi sono detta che non importa se non sia successa a me. Importa il fatto stesso che sia possibile. Almeno per qualcuno. In qualche porzione di tempo e di spazio. Che meraviglia!
Sarò qui in Campania ancora per qualche giorno e vorrei soltanto non pensare che il prossimo mese sara null’altro che un’entità fatta di certezze e smarrimento: compirò 50 anni. Vivrò ancora in una casa in cui non c’è più niente. Lavorerò sempre. Sarò sola in una città desertica. Penserò in ogni istante che Settembre dovrebbe restituirmi tutto con degli interessi da usura. E credo che quest’ultima certezza sia la mia sola ragione di sopravvivenza agostana.
Ieri ho pianto per una cosa bella, c’erano le lucine e il pergolato come nelle migliori favole a lieto fine. Avevo un vestito che mi piaceva con delle scarpe troppo comode per onorarlo e perché è nell’imprecisione che faccio respirare da sempre la mia visione plastica del mondo. C’era un risotto fatto bene accompagnato ad un vino di pregio che non ho bevuto. C’era della bella musica che si mescolava a canzoni inascoltabili. E nulla sarebbe potuto essere più perfetto e indimenticabile di così

Qui hai una scrittura notevole che da’ forma e respiro alle emozioni provate, le rendi condivisibili, come per te quel gioire di una felicità altrui perché ti dimostra che qualcosa di bello sia possibile al mondo, non solo ipotizzabile o desiderabile.
RispondiEliminamassimolegnani