mercoledì 12 agosto 2026

In che sen50?

 


Mi pare ieri. Anzi no, pare che siano passati mille anni. Succede, quando non hai un album fotografico da cercare e da aprire, con l’intenzione di tornare a certe tappe della vita, ma una pagina che ti impone il ricordo,  mentre tu volevi solo sapere se la fidanzata di Jon Hamm si renda conto di essere la donna più fortunata del mondo oppure crede che sia normale. Dieci anni fa festeggiavo la fine dei miei thirties in ufficio, con colleghi che non vedo più o meno da allora, in una Milano ancora più vuota di oggi e delle sensazioni che ricordo ancora nitidamente. Ricordo tutto di quel giorno, in fondo non memorabile in sé, e del mio stato d’animo di allora che mi raccontava già moltissimo di quello che avrei vissuto e sentito dopo, questioni irrisolte che ho preferito portarmi appresso come il bagaglio a mano da non lasciare incustodito, cose da vedere e condividere con chi avrei poi perso per strada, viaggi stupendi che hanno costruito la parte migliore dei miei ricordi. Sono stati anni giusti, costruttivi, lieti, necessari questi ultimi dieci anni? Ha davvero senso farsi una domanda simile? Sono cresciuta o mi era semplicemente richiesto di consolidare quello che avevo deciso di essere già negli anni precedenti? Ma che ne posso sapere. So soltanto che non mi dispiace che siano passati.

Credo di avere sempre avuto un rapporto strano con l’invecchiare. Non mi ha mai spaventato. Il cambiamento in realtà mi è sembrato una cosa molto più spaventosa durante la prima giovinezza, quando il passaggio tra le tappe cruciali mi pareva più immediato e destabilizzante. Adesso mi piace pensare che il tempo fluisca invece di accelerare, che l’ansia del futuro da costruire si sia dissolta assieme alle false aspettative. Mi piace che i progetti siano diventati pochi ma essenziali e che la smania di dimostrare cose a qualcuno che non sia io si sia ormai azzerata. Essere giovani è bello ma non ci (ri)vivrei e tanto mi basta per sapere che la migliore età non possa essere altra se non quella che mi ritrovo oggi, in questo tempo bislacco e in fondo poco proiettato verso chissà quale futuro radioso, in questa città svuotata come in ogni compleanno che mi sono ritrovata a festeggiare qui, con questo caldo furioso e implacabile che mi pare una sfida nella sfida. Domani compirò 50 anni. Non mi ci sono mai immaginata, non mi sono mai chiesta a venti o trenta o anche soltanto cinque anni fa come sarei diventata. Cinquanta è a pieno titolo età matura e ai miei occhi di (ex)ragazza era incarnata in signore quasi o già nonne, in sovrappeso, a tirare la sfoglia, con la cellulite pure sui denti…e invece…gli stereotipi sono belli perché sono scemi e sempre smentiti da stereotipi nuovi, forse ancora più scemi, che però almeno oggi vedono quelle come me ancora passabili, curate, sportive, non rassegnate al disfacimento e anzi con ancora una voglia esagerata di fare cose, vedere posti, sfidarsi. Persino di poter ancora incontrare anime affini se non è ancora capitato.

Domani sarò una cinquantenne che non si era mai chiesta prima d’ora come si faccia a portare questa età così come si dovrebbe. Ma io non mi chiedo mai cose che posso sapere solo scoprendole. E quindi vivendole. E per una volta, anzi per la cinquantesima, mi pare più che sufficiente 

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