“Ti ci accompagno io, che problema c’è?”. Ci sono gesti e parole che non ho mai dato per scontati, soprattutto quando sono spontanei, disinteressati e richiedono impegno in termini di tempo e cura. Avevo bisogno di trasportare delle cose delicate nella nuova casa e un amico non ha esitato ad offrirmi il suo aiuto. Non c’è stato verso di riuscire a ricambiare in alcun modo perché lui è di quella scuola credo ormai poco frequentata secondo la quale i gesti d’amicizia non vogliono ricompensa. Io concordo assolutamente con lui, ma trovandomi nella condizione di beneficiaria mi sento in grande difficoltà perché nella mia scuola si ringrazia con un regalo di valore pari o superiore. Vabbè troverò il modo. Ma mi commuove l’idea di non sentirmi davvero mai sola nei momenti di difficoltà e la gratitudine è davvero un privilegio alla mia età e in una città faticosa come questa. Nel frattempo ho traslocato davvero e, forse per il timore di un trauma da gioiosa comodità domestica, non ho ancora nulla tranne le cose acquistate su Amazon come il salottino da esterno (un sogno che diventa realtà), il lampadario di design che sarà fissato da un omino che mi ha detto che c’è da aspettare perché lui ha già molti impegni prima di me, il mobile per la lavatrice quello che ha tutte le mensole e le antine per contenere i mille detersivi di una casa per il momento impossibile da pulire. Eppure non ricordo di essere mai stata così entusiasta di tutto questo ingestibile casino in un posto tutto nuovo, con una luce che mi commuove, il parquet su cui saltello a piedi nudi come una duenne che sta per muovere i primi passi, un quartiere di cui devo imparare ogni cosa, il passante che ormai ho capito che funziona a dovere solo fino a Bovisa…poi succeda quel che succeda (tipo farmela a piedi trattandosi di una sola fermata…), una quiete irreale. Ormai sono più di due settimane che mi sono riposizionata in questo angolo di Milano che non conoscevo prima d’ora ma mi pare lo stesso di non aver mai voluto vivere altrove.
L’ho fatto di nuovo. Ho ceduto alla tentazione di un ultimo viaggio entro l’anno. Ieri ho dato un’occhiata ai voli, ho scelto la combo più conveniente, prenotato una camera e ricominciato a pianificare tappe e cose da vedere e da fare. Pochi giorni, tra poco più di un mese, quando ormai spero di aver risolto anche la questione arredo domestico e potrò finalmente festeggiare tutto il possibile, compresi i 50 rimasti nel limbo delle età di passaggio fondamentali che non hanno ancora avuto degna accoglienza. Dove vado? Meglio che lo sappia soltanto io prima di essere considerata una mezza pazza.
Non cucino da mesi. Io, che trovo pace e appagamento creativo solo tra i fornelli, mi sono ritrovata questa “censura” autoinflitta per assecondare il processo e il cambiamento. Non mi fa bene ma riconosco che non è male ridimensionare l’attenzione ai bisogni primari per decidere di investire quel tempo tra riposo, attività meno tangibili, cibi già pronti, ma altrettanto buoni e giusti, e contemplazione del mio terrazzo grande e grosso.
Passa a trovarmi se vuoi. Ho il centro commerciale a tre minuti a piedi. Ci sta tutto. Oppure apriamo qualche scatoletta e ce la mangiamo qua fuori. Ho messo pure la catena di lucine da venti metri. Sembra di stare nel Village. Pensa quanto me la racconto…

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