Ottobre mi è scivolato tra le mani come certe saponette di cui non imparerò mai a gestire la presa: mi è sembrato un lungo gioco di equlibrismo mentre mi muovevo un po’ a caso tra faccende necessarie ma “di passaggio”, quelle prive della necessaria intensità che restituisce dimensione al tempo dedicato a compierle. E’ normale: mica ogni cosa della vita è congegnata per essere letta in chiave epica. Anzi, si sa che i momenti indimenticabili in una esistenza media sono riassunti in due o tre, mica di più. Tutti gli altri “fanno volume”. E credo sia giusto così, soprattutto se hai raggiunto un’età in cui nemmeno ci speri più che accada qualcosa di veramente travolgente, che a una certa il cuore manco reggerebbe. Eppure, proprio mentre ritorno ai miei appunti da memoria a breve termine, mi accorgo che ottobre è stato in realtà anche una piccola rivoluzione silenziosa: - Ho continuato ad allenarmi all’aperto ma in un posto diverso, scoprendo nel un quartiere ricchissimo di verde, di silenzi, di servizi a portata di mano che rendono la vivibilità di questa città molto più facile rispetto al posto (amatissimo) in cui stavo prima
- Ho fatto pace con la volatilità degli orari del passante giocando con gli incastri e le coincidenze che trovo in Bovisa (cristo deve essersi fermato lì, perché è soltanto dopo che cominciano i disservizi)
- Ho imparato ad amare il dormire a terra sul mio bellissimo parquet, il non cucinare mai e le mille lucine con cui ho decorato la siepe che contorna il mio terrazzo
- Ho comprato un lampadario enorme e stranissimo che non vedo l’ora di veder campeggiare nel mio salotto e ho una cassetta di sicurezza nel muro e nulla da metterci dentro
- Sono andata a letto presto. Prestissimo. E ho salutato l’alba sorseggiando il caffè davanti a un prato inglese e un cielo viola. Dice che i ritmi circadiani rispettati fanno tutta la differenza sulla cura contro la tristezza. Forse un mese è ancora troppo poco
- Dopo una stagione radiofonica disastrosa, la direzione destrorsa di radio due è tornata su più miti consigli e ha fatto rientrare molti dei cavalli di razza che aveva escluso nella passata stagione. E mi è parso un segnale veramente molto indicativo ed estremamente confortante del fatto che, alla fine, ciò che ha davvero un valore, in qualche modo avrà la meglio sulla prepotenza senza idee, sulla mancanza di visione, se non altro perché farlo non conviene a nessuno
- Ho assistito alla (quasi, imminente, urgente) caduta vorticosa e rovinosa di un presidente che ha abbassato la qualità della storia declassandola a gioco privato senza conoscerne neppure le regole di base
- Ho fatto pace con la fatica che faccio, o che mi illudo di fare, e che non padroneggia mai il risultato
- Sono stata meno solitaria. E mi ha fatto molto bene. Esserlo di meno, ma esserlo comunque
Novembre si è ormai già imposto mostrando il suo solito corridoio stretto e breve verso un epilogo ormai visibile a occhio nudo, quello meno aspirazioni le tra tutti i mesi, il meno adatto ad accogliere le svolte decisive. Io ho pensato di ingannarlo con un altro piccolo viaggio verso un altrove che vorrei diventasse il mio “qui ed ora” per sempre. Ne ho bisogno. Perché pure quando hai pulito tutto, tolto il saluto alle persone inutili, liberato gran parte delle stanze della smania, assecondato i cambiamenti solo per restare il più possibile uguale a sempre, arriva il momento di concederti il lusso di non assecondare semplicemente gli eventi ma di “almeno credere” di crearne di tuoi. E non importa se, pure stavolta, dovessero servire soltanto a “fare volume”
Ottima la tua definizione di Trump e del suo operato.
RispondiEliminamassimolegnani