domenica 15 maggio 2016

quella volta che trovai il pensiero vivo in una lingua morta

Io non avrei alcun dubbio. Se qualcuno decidesse di fidarsi così tanto di me da chiedermi una cosa tanto estrema e definitiva come questa cosa a cui penso ora, io mi assumerei tutta la responsabilità e gli darei una risposta tanto serena quanto decisa. Ci pensavo giusto ieri, mentre riflettevo irritata sulle parole del Papa, sul dover amare il prossimo oltre che i cani e i gatti, o addirittura prima di loro...
Io pensavo a questo: se qualcuno mi chiedesse il consiglio per un libro che indichi un strada, un modo etico, giusto, corretto di vivere, un solo libro uno solo, che orienti ad una vita spesa bene, io non avrei dubbi. Gli direi di leggersi e rileggersi fino a farne un tatuaggio dell'anima le "lettere morali a Lucilio" di Seneca.

Io non sono credente. Non lo sono mai stata neppure durante quei tristissimi e noiosissimi anni della mia infanzia trascorsi al Gam ( gioventù ardente mariana), quando mi venivano a prendere col pulmino fino a casa per portarmi in un posto lassù al Vomero a pregare e cantare e fare volantinaggio per giornate intere per diffondere il culto della madonna di Fatima. Mi ricordo che non ci stavo proprio dentro, che non mi sono mai ribellata a mia madre per non mandarmici perché pensavo che lo facessero tutti, ma che non capivo che cavolo ci facessi io là per tutto quel tempo, con quella strana gente che pareva assai più convinta di me...è stato allora che ho capito che la Fede se non la tieni non te la puoi dare.
Con gli anni ho imparato che non è una colpa, che le persone più intellettualmente interessanti che ho avuto la fortuna di conoscere o studiare erano tutte atee. Crescendo ho maturato la convinzione che il fatto che migliaia di persone se ne stiano col naso all'insù ad ascoltare estatiche uno che esce dalla finestra e ti dice come si sta al mondo non è un fenomeno indicativo di un'attitudine antropologicamente costruttiva.

Non ho nulla contro la religione e i credenti. È solo una questione di mia totale mancanza di sensibilità e di interesse verso l'argomento. Succede. Per me è assimilabile alle arti magiche, ma a differenza di queste ultime non la puoi smentire finché sei in vita perché è su questo basa la sua forza e la sua seduttivita'. La paura della morte e il bisogno incessante di esorcizzarla è la chiave di volta che le accomuna tutte ed è per questo della religione non ci libereremo mai e poi mai. Amen.

Poi ci sta chi è sfortunato come me e per sentirsi meno ontologicamente insignificante prova a pensare che possano esserci altre strade:
 1) la filosofia se sei abbastanza intellettualmente illuminato e non tieni una casa da pulire e i maccheroni sul fuoco
2) Andare avanti a Prozac, jack daniels, oppiacei...ma dubito che poi ti ricordi tutte le risposte che ti eri dato
3) diventare pazzo. Ma funziona davvero solo se ti chiami Nietzsche

Però quel libro lì...sarà che io di Seneca mi ero un po' invaghita al liceo perché era facilissimo da tradurre e tutte le volte imparavo sempre cose assai belle e pensavo che pure se non stavo al classico e mi dispiaceva tanto, almeno queste cose qua non me le ero perse, per fortuna.
Ecco, se qualcuno per ipotesi assurda potesse leggere un solo libro nella vita e avesse così tanta fede in me da chiedermi quale, io gli consiglierei questo.
Ma poi ho pensato che la fede tiene proprio questo di brutto, si manifesta quando non hai scelta e pensi che qualcuno possa decidere il meglio per te.
Non ti fidar di me e leggi quello che ti pare. Amen.






venerdì 13 maggio 2016

Libertà ( meglio se vincolata)

Stasera danno il "Capitale umano" su Rai tre, film riuscitissimo di Virzi che vidi in un pomeriggio gelido in un cinema che non mi era familiare e altre due o tre volte dal mio bel dvd pieno di chicche sfiziose sulla realizzazione del film nella "ubertosissima" Brianza. E intanto già pregusto la mia lezione di cinema col suddetto regista di cui mi sono accaparrata l'invito per lunedì all'Anteo, posto che amo e dove il mercoledì fanno una cosa che si chiama colazione al cinema: vai a vederti un film alle 10:00 e col biglietto ti danno cappuccio e cornetto da gustare mentre guardi il film...quanto può esser bella la vita di un pensionato milanese...

Oggi in quella megnifica trasmissione che è Melog, magnifica come tutto quello che promana da quella mente fantastica di Gianluca Nicoletti, della cui mirabile sintassi e capacità argomentativa non credo che mi stancherò mai, si parlava della legge appena approvata sulle unioni civili. In particolare si poneva l'accento sulla questione dell'assenza dell'obbligo di fedeltà e del perché fosse stata introdotta questa idea "lasca" di quel tipo di unioni. Come a dire "tanto voi siete coppie poco serie e vi tradirete prima o poi". In realtà a me mette più a disagio sapere che sia previsto un obbligo alla fedeltà per le unioni ritenute tradizionali...sottintendendo che non prometterebbero di esserlo se si ritiene di dover imporre loro un vincolo esterno per consolidarle...

Io ho raggiunto un'età in cui il "ricambio veloce" non mi è più di alcun interesse e comincio a considerare i vincoli  delle magnifiche ancore, quando partono da un percorso interiore fatto di scelte consapevoli e preservati da una grande tenuta etica. Si, sto pensando all'uomo che vorrei incontrare e del quale vorrei essere quel vincolo consapevole.

A proposito di uomini che mi piacciono e di cui mai ho smesso di pensare tutto il bene possibile, mi sono ricordata di una magnifica intervista a Vasco (tutte le interviste a Vasco sono magnifiche). Lui è uno che lavora da sempre con le stesse persone, e da quando lo conosco penso che sia un fulgido esempio di coerenza, a dispetto delle sue magistrali lezioni di anarchia che in fondo non sono altro che la conferma di una fedeltà ad un percorso complicato, come la libertà di essere sempre se stessi. Dicevo, in quell'intervista lui raccontava del patto di sangue (fatto sul serio con tanto di tagli con le lamette) con la sua attuale compagna, col quale giuravano di non lasciarsi mai, neppure se ad un certo punto avessero ritenuto più comodo e liberatorio farlo. Diceva che il progetto di fondo è più importante dei tentennamenti, che la crescita e la presenza per i figli rientra in quel supremo impegno. Nessun moralismo, solo certezze assolute. Io lo ascoltavo rapita e pensavo che sono stata proprio brava ad amare Vasco da quando ero piccola fino ad oggi senza mai cambiare idea.

Non lo so perché non ho mai incontrato un uomo così, o, se l'ho incontrato, non so perché poi non me ne sia pure innamorata. Qualche volta mi viene da pensare che certe cose possano accadere soltanto a chi ha abbastanza coraggio da sentirsi all'altezza di un simile impegno. Altre volte penso che potrei farmi stare bene anche piccole storie piene di dolcezza e di significato, seppur non eterne. Alla fine invece penso che, piuttosto che queste strane truffe del cuore, devo fare come ho sempre fatto: oscillare tra il mio incantevole mondo ideale, a cui mi piace pensare più spesso possibile, e il mio mondo "necessario". Quello che mi serve a capire a "come è bello sognare"...pure senza stare abbracciata a nessuno. "Il capitale umano" è un bel film. Ma lunedì mi aspetta "La pazza gioia". E tra l'umano troppo umano e la pazzia per la gioia non c'è mai partita...





mercoledì 11 maggio 2016

Maggio sta a novembre come cosa sta a cos'altro?

Credo che sia la prima volta che mi capita. Da quando esiste il web 2.0 credo che questa sia la prima volta che passo un intero giorno senza mai connettermi e manifestare la mia presenza con le piccole tracce che per consolidata consuetudine lascio nei "luoghi" visitati, oggi non ho scritto neppure un pensiero anche minimo sulla mia pagina. Niente. Ne sono rimasta alla larga. Per la verità sono stata alla larga da tutto, pure dall'ufficio. Sto bruciando tutte le mie ferie per giorni privi di senso come questo: un mercoledì di pioggia incessante, metro in tilt e jeans inzuppati. Ma la faticosa prova è stata superata e poi devo dire che in fondo non è niente male non lavorare di mercoledì (ma io credo che sarò per sempre ossessionata dalla ricerca del tempo di lavoro ottimale, che forse non esiste se non corrisponde anche al tempo del piacere).

Mentre mi barcamenavo tra le pozzanghere con le mie scarpe inadeguate, i miei jeans a zampa sempre più pesanti, il disagio, l'aria umida, le macchine, la gente per strada con espressioni perplesse almeno quanto la mia, pensavo che siamo già quasi alla metà dell'anno e che forse potrebbe essere utile fare un bilancio anche sintetico di questo primo semestre d'anno.
Io di propositi non ne avevo fatti, mica perché ho paura di non riuscire a mantenerli, ma davvero non avevo nulla da pretendere da me stessa per quest'anno. Non volevo niente...o meglio...non volevo niente che dipendesse solo da me stessa. Cosa è successo? Ho provato a fare domanda per l'estero e mi hanno detto di no, mi sono tolta un dubbio su una faccenda personale su cui ho equivocato per tanto tempo e che finalmente mi è stata da chiarita dall'unica persona che poteva farlo, ho visto una quantità massiccia di film sia con un caro amico che da sola, ho fatto qualche buona lettura e mi sono allenata in modo costante e ho trovato dei gruppi di runners al Sempione che hanno rappresentato uno dei regali più belli di quest'anno.
È Successo pure che i miei mal di testa sono diventati molto più frequenti di prima, che dormo sempre di meno, ma di questo credo che incolperò anche e soprattutto gli anni a venire...
Fa male avere aspettative, non è molto sano fare propositi, perché le cose che dipendono esclusivamente da noi stessi sono molto meno di quelle che pensiamo. Pretendere di controllare anche ciò che ci riguarda solo di riflesso può essere molto frustrante.

Però ci stanno altri sei mesi da coprire e mi sembrano tanti e in realtà sono pochissimi, almeno relativamente alla lunga vita che mi auguro, e allora mi chiedo con quale ottica dovrei percepirli per considerarli promettenti? Potrei augurarmi un lungo letargo per recuperare il sonno perduto e risvegliarmi senza mal di testa e piena di energia, carica di proposte e di capacità realizzativa. Oppure potrebbe capitarmi di continuare "zoppicando" con le risorse un po' scarse che mi ritrovo e di procedere per "aggiustamenti" piccoli e impercettibili, senza concedermi troppi tempi di recupero. Alla fine farò come mi viene e cioè come neppure io posso sapere. Perché poi così funziona, succedono le cose e io reagisco e soltanto allora scopro io stessa qualcosa di me. Nessun evento è esattamente prevedibile e quindi non lo è neppure la nostra risposta ad essi...
Ora vado a dormire. Se non mi sveglio tra sei mesi vuol dire che mi aspetta un secondo semestre assai faticoso. I miei jeans sono ancora tutti inzuppati, ma le scarpe anti pioggia le ho comprate giusto oggi...




martedì 10 maggio 2016

Sportello informazioni

Qui a Milano è tutto grigio e pioviggina. Sono appena andata in verifica assieme al mio collega in un paese vicino. Ci ha aperto una signora di 93 anni al posto di un facoltoso imprenditore che...evidentemente non è all'indirizzo dove risulterebbe la sua società. Alle dieci eravamo già rientrati in ufficio e io ho pensato che la mia attività avrebbe molto più senso se fossi sempre per strada a fare controlli di questo tipo. O forse sono io ad essere allergica a questo strano posto dove ho l'impressione di respirare sempre male.

Ieri sostituivo un collega alla prima informazione. Era un delirio assoluto di persone con i problemi più disparati che io dovevo provare a smistare tra i diversi sportelli. Quasi mai è consentito star seduti quando si sta lì davanti. Ma ad un certo punto ho potuto. Mi sono accasciata su una sedia girevole e credo di essermi letteralmente rannicchiata come mio solito: tendo a non stare mai eretta. Ad un certo punto una deliziosa signora di origine russa, con una accurata acconciatura con i boccoli e con  un viso bello e sorridente mi ha esortato così: "stai dritta! Non ti manca nulla per stare eretta. Prova a guardare la differenza se ti metti seduta con le spalle indietro e il viso più sollevato. Nessuno si accorgerà che sei carina se stai seduta così". L'ho trovata deliziosa, mi ha fatto ridere nonostante in quel momento mi pulsassero le tempie come spesso mi accade in questo periodo. Mi ha raccontato che da giovane recitava e che queste cose le ha imparate a suon di scappellotti, mi pareva che in pochi minuti avesse capito tutto quello che mi passava per la testa in quel momento, in quelle ore, forse negli ultimi vent'anni della mia vita. Perché a volte succede. Ci sono delle persone "speciali" che pare che si connettano con noi senza filtri, arrivando dritte al "punto" di quello che sei e che non riesci a non essere.
Esistono, forse...chissà, ma se esistono io di certo l'ho incontrata ieri, allo sportello informazioni

domenica 8 maggio 2016

Hitchock e le sue "proiezioni"

Del resto se rientra in quel tempo non negoziabile delle mie attività, io poi non me lo pongo neppure il problema logistico. Il mic (museo onterattivo del cinema) credo che sia il posto che amo di Milano che in assoluto è  più distante da casa mia. Negli ultimi dieci giorni ci sono andata perché ci sta una retrospettiva su Gregory Peck. Oggi davano "io ti salverò", un gioiello che avevo visto un milione di anni fa, che mi ha fatto ricordare che da quando Dio è morto la psicoanalisi è la più affascinante delle scienze "inesatte"...perché, manco a dirlo, alla fine di veramente esatto ci sta solo l'amore...il migliore Hitchock di sempre. Tutti meritati questi giorni di trasferta in un "non luogo" raggiungibile in più di un'ora da casa mia.

Sono giorni e giorni che non sento altro che parlare di Inghilterra, la migliore nel calcio, quella col sindaco giovane, di sinistra e musulmano, la meno europea d'Europa...l'Inghilterra è tutto quello che vorremmo essere, che sentiamo di voler diventare, ma senza minimamente sapere come fare. Io credo che lì succeda il meglio di tutto e la cosa è tanto più affascinante se penso che non riesco a capirne davvero le ragioni. È una percezione confortata semplicemente dai fatti. È come se fosse una costante avanguardia.

Mentre scrivo ci sta Scamarcio da Fazio. Ha detto che il suo prossimo film parla di un eroe negativo...ha detto che un altro esempio di eroe negativo, oltre al suo, è stato taxi driver...ecco, io credo che Scamarcio sia un uomo bellissimo, trovo che non sia un cattivo attore, che sia sufficientemente ambizioso per crescere tanto...ma certi confronti...ma di quanto provincialismo ci dobbiamo ancora spogliare prima di tornare a concederci delle connotazioni originali in settori in cui potremmo essere fortissimi.

È appena andato via Scamarcio. Ora arriva Almodovar: regista che amo immensamente (tranne l'ultimo che è una boiata pazzesca). È vestito come un pensionato del catasto che vive col gemello italiano Lello Arena, e invece vorrei che fosse bello come Scamarcio. Ha appena detto: "sono ottimista perché sono pazzo". Ha fatto un film sul tentativo di superare il senso di colpa vissuto da persone che hanno una cultura laica. Sento che non vedo l'ora di vederlo. Ma in questo momento dice che ha citato Hitchock...non è colpa mia...ma anche il meno anglosassone di questa terra come Almodovar stasera, mentre io penso che l'Inghilterra sia un prototipo di mondo perfetto, ha fatto un simile riferimento. Sicuramente è un caso...ma io amo certe coincidenze e sento che voglio ricordarmene.

Mi limito a riportare i fatti. Mica voglio condizionare nessuno...
Ora arriva Renzi. Si è spezzato un incantesimo.

(...God save the queen!)







 



mercoledì 4 maggio 2016

Niente mali di stagione...ogni tanto mi "godo" quelli di giornata

Mi ha fatto bene decidere di non andare a lavorare oggi. Anche perché credo che non avrei potuto fare altrimenti. Mi sono alzata presto come al solito, ho sollevato pesi e saltato molto poco allegramente per venti minuti, ho bevuto mezzo litro di un beverone alle erbe per depurare il fegato, ho fatto la doccia, infagottato la mia borsa termica con tantissimo cibo, mi sono truccata...e mi sono accasciata sul divano. Erano le sette e io sentivo di non avere la forza per coprire "le distanze" residue di una giornata che in fondo per me era già iniziata da un pezzo...ma davvero non avevo neanche un po' di forza ed è strano dare conto di un fenomeno simile quando non hai febbre, allergie, malesseri di altro tipo. Stai bene ma non è vero.

E così ho avvertito in ufficio che oggi non avrei potuto fare l'attività di sportello che mi toccava (tanto mi ha già detto che la recupero venerdì....sic...), mi sono goduta la luce poco familiare della mia casa in una tarda mattinata di tempo bello, sono andata al parco a leggere e a prendere il sole, ho tirato fuori un po' di abiti leggeri (senza mettere via quelli pesanti), ho fatto la pasta di farro col pesto, sono di nuovo collassata sul divano e, se non avessi fatto la fatica titanica di alzarmi di scatto e farmi una corsa di sei chilometri, credo che sarei svenuta.

Mentre facevo tutte queste cose pensavo che stare bene senza sentirsi bene è una mezza fregatura. Ti senti in dovere di essere operativo perché in fondo non tieni niente che ti fa male, ma sai che gran parte del tuo darti da fare ti serve solo per non sentirti peggio...di buono ci sta che in giorni come questi sai per certo che a lavorare non puoi andarci e che tutto quello che puoi fare è tentare di prescriverti da solo le attività curative che pensi ti aiutino a superare certe giornate andate a male...

C'era un sole così bello oggi, una temperatura ideale e un venticello leggero che mi suggeriva chiaramente di mettere le scarpette e correre attorno all'aeroporto di Linate. Ero tutta fucsia e arancione, nessuno poteva pensare che vestita così stavo provando a sconfiggere un "male", forse per questo ho goduto dell'incoraggiamento di due camionisti e un conducente di autobus, ho salutato un gruppo di ciclisti e pure un paio di aerei in decollo. Sono passati quaranta minuti prima di ritornare alla fontana della piazzetta sotto casa e con tutta la stanchezza e le endorfine benedette in circolo mi sono detta che sono molto fortunata ad avere avuto delle ore a mia disposizione grazie ad un articolo che mi consente di star male senza che per questo il mio datore di lavoro mi auguri di marcire dritta all'inferno. Oggi avrei dovuto partecipare ad una protesta sindacale dalle 13:30 in poi. Ma nonc'ero. A pensarci bene mi sono concessa un'occasione migliore: riconoscere che le mie opportunità siano, ad oggi, scandalosamente migliori che in qualsiasi altra realtà io possa immaginare. Lo so, non si dice, lo so...essere riconoscenti per qualcosa abbassa la soglia dei diritti e favorisce il gioco al ribasso...ma
stasera io sto cosi bene...dovrà pure esserci qualcuno a cui dire grazie....


lunedì 2 maggio 2016

un anno e un piede. Stesso passo ma sempre meno dolore

Ormai è un anno che mi sono piazzata qui. Ho cominciato quando mi sono operata al piede e sono rimasta a casa per più di un mese. Mi ricordo che approfittai della convalescenza per ristrutturare casa, ma che soffrivo moltissimo, che ero sommersa da polvere e caos, che ero contenta di avere tanto tempo a disposizione e un poco dispiaciuta per l'assenza di persone che non mi hanno mai chiamato per sapere come stavo.
È stato così che ho pensato a questo piccolo diario quasi quotidiano. Mi ricordo che c'era il sole e io stavo sulla mia solita panchina al parchetto fuori casa. Ho cominciato a smanettare, a pensare a un titolo che facesse subito capire lo spirito e le intenzioni - mai serie - che si proponeva il mio blog nuovo nuovo e immediatamente mi sono messa a scrivere.
Io sono una discreta lettrice di blog. Ce ne sono alcuni che seguo da anni e che non mi pongo neppure il problema di cosa scrivano, mi piacciono e basta. E poi ci sono quelli che leggo perché riferiti a temi e mondi a me del tutto sconosciuti, come i blog delle mamme...mi divertono ma non mi ci identifico mai e questo mi aiuta a pensare che forse non è esattamente una casualità che madre io non lo sia diventata.

È passato un anno. Quasi sempre ho trovato sorprendente che qualcuno avesse piacere a leggere i fatti  di una tizia che fatica a trovare materia di interesse nel proprio quotidiano, che addirittura ci siano delle persone che avendomi "scovato" in ritardo, si siano prese la briga di andare a leggere pure i miei post più vecchi, che ci siano alcuni che mi scrivono in privato, e che addirittura uno dei miei post abbia causato un incidente diplomatico sul lavoro (che, qui lo dico e qui lo nego,mi ha molto divertito...)

Oggi qualcuno ha letto un mio post del 9 agosto 2015. Non ricordavo affatto cosa avessi scritto. Me lo sono riletto pure io. Come era abbastanza probabile parlava di cose che non conosco davvero...come l'ipotesi di un amore riuscito. E ad un certo punto mi sono ricordata proprio bene del momento in cui lo scrissi. Era di pomeriggio e faceva tanto caldo, ero al parco e Milano era semi desertica. Mi ricordo che non ero né triste né felice, che avevo appena finito un libro molto bello e che di lì a pochi giorni avrei compiuto 39 anni. E mi ricordo pure che non mi aspettavo proprio niente. In realtà mi è piaciuto molto avere trentanove anni, non mi è successo niente di orrendo, mi sono tolta dei dubbi che mi mettevano molto a disagio, e penso di essere ancora un po' bellina per i miei quasi quaranta...
Quello che scrivevo in quel 9 agosto lo penso ancora, ma forse soprattutto per la parte che riguarda le monoporzioni. L'identikit è una rappresentazione molto fedele del "ricercato", ma non è detto che lo si trovi, che esista davvero o che non si lasci catturare da più abili predatori...
Io intanto continuo a leggere i blog divertenti di quelle strane creature chiamate mamme, continuo a non essere né triste né felice, continuo ad andare al parco e a scrivere sciocchezze. In compenso il piede non mi fa più male.

sabato 30 aprile 2016

Ordinarie amministrazioni e soluzioni fuori dal "Comune"

Nella piazzetta proprio fuori casa si sta tenendo un piccolo concerto con le canzoni di Battisti, credo che sia in concomitanza di uno dei comizi pre elettorali durante i quali le cosiddette zone della periferia problematica sono all'improvviso un interesse prioritario della futura amministrazione. Io sto aspettando ancora la fine del centro polifunzionale firmato Renzo Piano che va così piano che non ha mai smesso di essere un lavoro in corso...mah staremo a vedere, ma Sala io non posso votarlo. È ancora troppo viva la memoria di quella insignificante esperienza costata quanto il Pil del Brasile che è Expo...comunque vada prevedo un futuro piuttosto opaco per la futura amministrazione milanese. Ma tant'è.

Ieri invece, con appena quattro mesi di ritardo, abbiamo fatto l'assemblea di condominio. Stavolta nel garage di uno dei condomini "riadattato" a magnifica abitazione stile ruote 66, con bidoni per il petrolio al posto del tavolo, sedie ricavate da ruote di camion, bandiere americane al posto delle tende, mobili decorati con gli stemmi dell'harley, modellini di auto ovunque...una delle abitazioni più ganze mia viste in vita mia. Io abito in una specie di corte con un ampio cortile centrale dove stendiamo i panni al sole manco fossimo a forcella negli anni '60, e le case sono disposte solo su due piani secondo una specie di semicerchio. Io sono appassionatissima di questo posto, per metà composto da famiglie di latinos e filippini. Per ridurre all'osso le spese, che non tutti riescono a sostenere con la necessaria puntualità, ci facciamo da soli pure le pulizie, chi non riesce a pagare qualche rata fa lavori di manutenzione o di gestione dei sacchi della differenziata...e tutto funziona in un modo che mi affascina e mi diverte tra persone così tanto diverse che alla fine un modo di capirsi sono riuscite a trovarlo. Ma senza la mia crostata di mandarini tutto questo sono certa che non sarebbe stato possibile :)

Da più di una settimana Nicola ed io abbiamo visto un film che ancora ci portiamo dentro, per quanto
era vasto il carico di poetica tenerezza. Il film si chiama "Il condominio dei cuori infranti". Una cosa francese fino al midollo, per quella capacità unica di raccontare il disagio attraverso l'arma del surreale. Un film splendido, assurdo ma limpido nel descrivere la solitudine, la fatica e spesso l"impossibilità di accettarla, i rimedi bizzarri per darsi delle pause di paura e diffidenza. Un'altalena magnificamente oscillante tra commozione e sorriso.

Io non sono quasi mai in casa. Esco alle sei e mezza e torno quasi sempre almeno 12 ore dopo per precipitare quasi subito in uno stato di semiincoscenza e rimbambimento sul divano che quasi sempre mi trattiene per tutta la notte. Le riunioni di condominio mi servono pure ritrovare persone così tanto vicine a me ma che mi capita di non incrociare per mesi, mi aggiorno su faccende che accadono sotto il mio naso e di cui io mai potrei accorgermi (abbiamo dei fili di corrente scoperti!?!? Dobbiamo comprare le pasticche per il tombino?!?!si è perso il lucchetto del cancello grande!?!?...).
Non mi risulta che in altri condomini le dinamiche siano le stesse e i miei genitori vivono in una casa indipendente proprio perché terrorizzati da ogni possibile forma di mediazione per la gestione di spazi condivisi. Pare che la parte più folta delle cause civili in questo paese abbiano la loro matrice nelle beghe condominiali...non sono così ingenua da pensare di scoprire l'acqua calda, ma siccome pure la mia piccola esperienza conta, mi piace pensare che persino da basi di partenza fortemente problematiche si possano proporre casi di esempi virtuosi, creativi ed efficaci. Pure quando ci si conosce poco e ci si capisce anche meno...si può fare...
Chi lo sa se terrà conto di questo la per ora poco promettente amministrazione milanese...




mercoledì 27 aprile 2016

Una giornata in particolare

Mica lo so davvero come si fa. Quando il rischio è quello di scadere nella retorica vuota o di parlare di cose che non posso davvero conoscere è come se il mio cervello si screpolasse ad ogni mio tentativo di elaborazione originale. Forse è questo il motivo per cui parlo quasi sempre e solo dei fatti miei pure quando voglio dire tutt'altro. Però ci stanno delle cose che si possono raccontare solo se si fa lo sforzo di prescindere da se stessi, almeno per una piccola parte.

Io non vado quasi mai alle manifestazioni (da solitaria tendente all'isolamento ho sempre avuto problemi di allineamento al sentimento collettivo), ho già detto che non credo negli scioperi, che diffido moltissimo del l'operato dei sindacati. Ma nonostante tutto questo ho sempre votato a sinistra e da quando vivo a Milano il mio 25 Aprile è sempre stato in piazza Duomo a rendere onore e a commemorare. Al sud non ho memoria di eventi così ben organizzati come fanno qui. Ma questo lo comprendo...la liberazione è faccenda del Nord...noi laggiù le cose potevamo capirle solo molto dopo...

Io sono cresciuta in una famiglia che ha sempre votato a destra, al liceo col programma di storia si arrivò fino alla prima guerra mondiale e non ho mai ascoltato storie di partigiani da nessuno dei miei parenti anziani. Neppure io saprei davvero dire come mai per me sia scontato che il 25 Aprile sia una giornata da celebrare. Forse perché ci sono pezzi di storia con i quali nasciamo tutti in dotazione, perché esistiamo e siamo ciò che siamo grazie al fatto che certe giornate hanno consentito alla storia di non rassegnarsi ad un destino di sottomissione. Credo che anche questa si possa chiamare memoria condivisa.
Il mio 25 Aprile è trascorso tra amici che quella memoria la custodiscono con devozione angelica e ad ascoltare le parole di un signore di 93 anni, il presidente dell'Anpi Smuraglia, che ha una coscienza del presente e del suo paese che può essere solo degli illuminati e di quelli che hanno visto cosa stava per diventare questo paese se non fosse stato liberato.

Una volta, durante un 'intervista ad un partigiano, il giornalista chiese se vi fosse qualche rimpianto per una giovinezza negata. E lui rispose: "No. Perché cosi è la vita". Mi colpì moltissimo quella risposta è ci pensai per tanto tempo a cosa davvero intendesse. Poi ho capito. Così è la vita significa che quando ti chiama e ti dice di andare, anche a dispetto della tua di vita, tu ci vai come in preda a un richiamo insopprimibile.

E così ho pensato che anche a me piace tanto l'espressione "così è la vita". Il problema sorgerebbe se dopo mi chiedessero "così come?"...






domenica 24 aprile 2016

Previsioni (impreviste) del tempo.

A Milano è una giornata di piena estate e il piacere di una domenica così illuminata è tanto maggiore se arriva a smentire previsioni meteo funeste a cui molti di noi si erano rassegnati pensando a clausura e faccende domestiche, magari ad assecondare il grigiore e la tristezza di un tipico week end autunnale. E invece ho passato la mia prima mattina senza cappotto tra la mia panchina "personale" che l'anno scorso ha gentilmente ospitato il mio sedere per interi pomeriggi d'estate, con libri, musica, il "fumo" e il profumo della frutta per sostenermi delle tante ore trascorse lì sopra.

E poi, sempre oggi,  ho percorso  i circa otto chilometri a piedi che mi separano dall'agenzia di viaggi dei soci coop. Sono due anni che non faccio un viaggio e oggi mi sono resa conto che sono troppi, che ho fatto male a far passare tanto tempo a sentirmi altrove senza muovermi. Credo di aver bisogno di dare ai miei occhi qualche scenario nuovo, di sentire profumi diversi, sento la mancanza persino di tutti i casini e dei tanti guai in cui ho il talento di cacciarmi pure durante il viaggio meglio pianificato al mondo. Che poi alla fine sono sempre quelle le cose che mi ricordo con più emozione e sulle quali sono capace di ridere sempre con lo stesso gusto pure a distanza di anni.
Ho preso in considerazione tre mete. Un tour per il Portogallo, uno per Mosca - San Pietroburgo e uno per il Giappone. Stranamente il costo è praticamente lo stesso per tutte e tre, per cui devo solo decidere quanta voglia tengo di massacrarmi di ore e ore di percorso di destinazione. Che bello. La sola idea mi accelera il battito cardiaco.

E poi, già che c'ero, ho fatto la spesa. Ho trovato una strenna natalizia della Sapori scontata del 74%. L'ho pagata 3 euro e dentro ci stavano: un pacco di cantucci alla mandorla, uno  di cantucci al cioccolato, un pacco di ricciarelli, un panforte, uno spumante...sono i preparativi per la mia festa "Natale in pod cast"...

E poi sono tornata in questa cuccia che è casa mia, oggi così piena di luce che me la rende più simpatica e vivibile che durante il lungo e umidissimo inverno. Ho cominciato a mettere tutto a posto, ho lavato il pavimento col nuovo detersivo all'eucalipto, ho messo via un po' delle tante coperte in giro, ma non tutte che non si sa mai, e intanto pensavo al fumetto di Andrea Pazienza che mi son portata da Napoli. Come tutte le cose che amo ne ritardo la fine perché poi dopo mi sento troppo sola. Tanto tra tre giorni mi arriva l'ultimo di Zerocalcare e Non sarò più così sguarnita.

Nel frigo ho della panna da montare. Volevo fare una bella torta, con almeno tre strati, con crema chantilly e cioccolata e decorarla con i numeri e le lettere al cioccolato fondente che ho comprato già da un po di tempo. Ma non ne ho più voglia e ora di quella panna non so più cosa farmene. Potrei montarla lo stesso e mescolarla col cioccolato fuso dell'uovo ancora da aprire e magari mettere tutto nel congelatore...magari ad onorare un altro Natale fuori stagione.

Sono soltanto le quattro del pomeriggio. E così ho pensato che forse quando il tempo è bello e tu non te lo aspettavi, ti viene voglia di usare il tuo di tempo in un altro modo, nuovo e inaspettato pure quello. A volte veramente "basta 'na jurnat''e sol"
(...Perdonate, se potete)







giovedì 21 aprile 2016

Gelosia (solo se gelo sia)

Avrei tanto voluto sbagliarmi. E invece tutte le volte che è successo c'ho sempre preso. Ormai è da tantissimi anni che ho imparato ad usarla come uno strumento e un'opportunità piuttosto che come un mero blocco emotivo che mi paralizza e risveglia mostri dentro di me.

Io sono una persona gelosa. Lo sono sempre stata. O meglio, è sempre stato questo il mio modo di pesare gli affetti. Credo che sia un sentimento orrendo, a me prende alla gola, mi soffoca, mi offusca la vista, ma raramente mi ha visto esplodere in scenate. Mi si forma una specie di palla arroventata sullo sterno e rimane lì, latente, fino a quando non smetto di voler bene. Perché poi questo succede: che ho sempre avuto ragione, che il mio intuito era infallibile e io stavo male perché sapevo che era così. La gelosia è il mio metodo inattaccabile con cui la mia coscienza soffocata prende la parola e mi dice "se stai così male è perché lo hai già capito benissimo che lui non ti restituirà mai il bene che gli vuoi". Il dolore che provo è la mia incapacità di accettarlo. Poi finalmente il tempo mi aiuta e ne esco. Mi dico che non lo merito, che non ci ricascherò mai più con nessuno, ma dentro di me so che non sarebbe così e allora mi limito a sperare che la sorte non mi riservi mai più altri mascalzoni da incrociare e "incorniciare" come tali per l'ennesima volta.

È sempre bastato troppo poco, tutto fin troppo semplice per capire:
1) interesse eccessivo per l'universo femminile in generale, quando da sempre sono convinta che il vero uomo innamorato nella  testa ne tiene solo una. I confronti non sono manco contemplati.
2) sbirciare il telefono in mia presenza. Ho giurato a me stessa che non frequenterò mai più qualcuno che fa una cosa del genere mentre sta con me. No, non è una pretesa assurda. E se lo è ok, pretendo l'assurdo...
3) pochi abbracci, pochi baci, poca presenza, poco cuore e pochi silenzi capaci di dire tutto.

Io sono una gelosa, ma forse solo perché la vera traditrice di me stessa sono sempre stata io, tutte le volte che ho assecondato e sopportato il non-amore che non meritavo. E così ho pensato che se davvero avessi trovato l'amore che credevo di meritare sono sicura che sarebbe stata la gelosia ad essere molto gelosa di me


In che sen50?

  Mi pare ieri. Anzi no, pare che siano passati mille anni. Succede, quando non hai un album fotografico da cercare e da aprire, con l’inten...