giovedì 17 settembre 2026

New York state of mind (Billy joel…& me)


 “Un anno senza andare a New York è un anno perso”. Così dice una persona che conosco e che più di me è ossessionata da questa città. Io ci sono tornata per la terza volta e ancora provo lo stesso incanto, la stessa meraviglia della prima. Non credo sia del tutto ragionevole se ci penso bene, visto che amo soprattutto tornare nei luoghi già visti e lo scenario non sempre è davvero edificante e patinato come certe cartoline suggeriscono, non è ovunque pulita, ci sono odori troppo forti e di quantomeno discutibile piacevolezza, si percepisce molto più che altrove il contrasto tra ricchissimi e poverissimi e il numero di quelli che vivono in strada in condizioni inaccettabili credo che abbia raggiunto dei livelli davvero indecorosi. Eppure, malgrado le oggettive criticità di una città che pure ha un ruolo non neutrale nel bilancio complessivo degli equilibri globali, io la amo follemente. Come dicevo le ragioni profonde sfuggono anche a me. So soltanto che mentre la percorro, perdendomici un po’ per caso e un po’ per precisa volontà, io mi sento bene come non mi riesce di stare in nessun altro posto, neppure nell’idillio della natura più incontaminata.

La amo di un amore quasi ancestrale, mi incanta tutto di lei, dalla variabilità repentina delle condizioni meteo, che la decorano con una luce che ne trasforma lo scenario e che somiglia tanto a certi sbalzi d’umore improvvisi e disarmanti, mi sorprende il cambio radicale dell’architettura dei diversi distretti, come se quel corpo unico fosse capace di parlare lingue diverse pur senza perdere mai di vista la sua vera identità, adoro quei suoni/rumori assordanti e continui che fanno da costante tappeto sonoro e che parlano di una città perennemente in manutenzione, costantemente impegnata a conservare se stessa attraverso un cambiamento inarrestabile e invasivo: sirene, trivelle, omini fluorescenti che aggiustano segmenti di strade e palazzi, incessantemente e ovunque. A compensare questa ossessiva “germinazione” metropolitana, il glamour luccicante, senza sbavature, incurante del caos e della fatica necessari tenere tutto intatto, e poi le persone bizzarre, gli scenari mozzafiato da altezze impensabili, o dall’acqua, dagli scorci improvvisi di verde, i businessman con l’andatura veloce e decisa di chi produce e corre solo per arrivare, i caffè da asporto, le pizze già tagliate da mangiare senza stare fermi…tutto quello che si può fare mentre si cammina lo si fa. E poi, quasi senza preavviso, di nuovo la pace assoluta di Central Park: un luogo creato apposta, per sentirsi nella natura pur non avendo nulla di naturale. La quintessenza di ogni contraddizione di questa città. E io non posso fare altro che stare a guardare questo universo in pillole, che mi diverte e mi spiazza e che trovo irresistibile ogni volta di più .

E così sono venuta di nuovo qui. Nello stesso posto di sempre, nel quartiere in cui mi piacerebbe restare per un tempo indefinito, nella città che ogni volta mi pare più familiare e più interessante di quella precedente. Eppure avrei così tanto altro da vedere altrove. Ma a lei non importa. E in fondo, per il momento, neppure a me.


1 commento:

  1. Che inno d’amore a New York! Io ci sono stata la prima volta quando anni fa c’e’ stata l’influenza aviaria, e’ stata una esperienza surreale e bellissima, perché non c’era un anima in giro, ci sono poi ritornata ed era peggiorata, molto gentrificata, anche se sempre affascinante. Ti leggo sempre, e’ la prima volta che commento. Ciao Lucia divertiti!

    RispondiElimina

New York state of mind (Billy joel…& me)

 “Un anno senza andare a New York è un anno perso”. Così dice una persona che conosco e che più di me è ossessionata da questa città. Io ci ...