venerdì 10 giugno 2016

Siamo leggermente in anticipo (ma solo per aumentare l'incertezza)

Ore 22:06 Stazione Centrale. Poca gente. Io ho sonno ma l'avevo previsto. Sono col papà e due zaini in spalla in direzione Portogallo. Facciamo un tour di poco più di una settimana ma In questo momento sono troppo stanca per essere pure entusiasta.
Avevo bisogno di andare un po' via da Milano, pure se perdermi una settimana di allenamento a pochi giorni dalla gara mi secca molto. Mi succede quasi sempre quando devo andare in un posto che non conosco: non vorrei più partire. Poi però non c'è mai stata una volta che abbia pensato che non ne fosse valsa la pena.
Saranno le mie uniche vacanze per quest'anno. Ho intenzione di conservare più ferie possibili perché l'anno prossimo vorrei "godermi" i miei quarant'anni lavorando meno possibile e facendo tutto quello che mi è possibile fare per compiacermi un po'.

Sono contenta che il papà venga con me, pure se per ora è partito con i presupposti peggiori: si è scordato una marea di pillole che dovrebbe prendere, ha preteso che ci muovessimo da casa circa tre ore prima del previsto (e ora siamo qui in stazione a studiare una posizione comoda come quella dei barboni navigati). Però sono sicura che si divertirà molto: nel suo non facile carattere imbastito con le più assurde manie da "non si sa mai" ci sta una persona ancora abbastanza curiosa della vita  , qualche volta è addirittura simpatico e in fondo rimane l'uomo che meglio mi ha trattato nella vita.

Ho un gran sonno e il tappeto mobile ha pure un certo potere ipnotico quando ti soffermi a guardarlo per almeno cinque minuti di seguito, però non ho nessuna valigia, domani non devo fare nessun bucato e neppure la spesa e neppure il letto o arieggiare casa o peggio ancora spolverare...e sprofondare nel solito tunnel del week end  a pensare ad un futuro che ai miei occhi non ha più niente di incerto, e questo qualche volta mi dispiace un po'.

Tra qualche ora il papà ed io ce ne andiamo in giro a vedere se il Portogallo sia un posto che meriti una sospensione delle nostre consolidate certezze: tra pillole che forse sono state dimenticate apposta e una settimana, almeno quella, da rendere piu incerta che sia possibile.


mercoledì 8 giugno 2016

Chi è causa del mio mal? (A parte me stessa?)

Rientra nei tentativi, sebbene di quelli fatti senza crederci troppo. La spalla è ancora molto contratta, tanto che il dolore si è propagato al braccio e io faccio pure fatica a scrivere. Ormai sono quasi certa che dovrò andare da un dottore e che farò una lunga fisioterapia, appena rientrata dalle vacanze.
Oggi ho fatto un massaggio shiatzu. È stata la prima volta per me. Mi sono messa sul futon, luci spente e un signore per un'ora mi ha fatto delle pressioni su tutto il corpo, insistendo sulla parte dolorante, zona in cui ho sofferto moltissimo, tanto che lui stesso mi ha detto che è davvero forte il blocco e che probabilmente mi saranno necessarie altri tipi di cure. Ok un po' me lo aspettavo. Però è stata un'esperienza interessante: mi ha fatto un sacco di strane domande, ma pure questo già lo sapevo. L'Oriente con questa fissa che siamo dei sistemi olistici ci buttano dentro le ipotesi più assurde per arrivare a spiegarti le cause di un qualunque male. E io un po' confido in cose così e un po' no. A me l'omino del shiatzu ha detto che probabilmente mi trascino da troppo tempo una decisione difficile da prendere e che ho somatizzato tutti i miei conflitti interni in questo blocco alla spalla. Ok...del resto come si fa a smentire affermazioni del genere? Si chiama vita dopo la culla.

Sono belli i tentativi un po' alternativi, ti danno l'idea che davvero le soluzioni ai problemi possano essere tante e diverse e che non esista solo la strada più evidente, quella più battuta, più veloce, più comoda per arrivare ad uno scopo. Già da quella volta che, adolescente, comprai un libro sulla macrobiotica e trovai sconvolgente che per ogni etto di carne occorressero circa sette chili di cereali e una ventina di litri di acqua, mi resi conto di quanto si possa essere colpevoli verso il mondo pur non avendone affatto coscienza e poi di come sia importante risalire alla radice delle nostre azioni andando ben oltre gli atti compiuti da noi stessi.

Dopo il massaggio, mi è stato spiegato che gli ( eventuali) effetti benefici si percepiscono e si consolidano entro il giorno dopo, ma data la gravità del blocco probabilmente ci sarà da fare tutt'altro. Io tendo a non usare mai la chimica per curarmi, ma non tollero il dolore troppo prolungato, mi distrae da quegli stessi tormenti che mi hanno causato il male ma nei quali mi piace sguazzare con istinto quasi masochistico. Se sto fisicamente male non riesco a concentrami come vorrei sui miei drammi esistenziali, le mie carenze affettive, sulle mie utopie represse. E forse è proprio questo quello che non mi piace del mio stare fisicamente male: mi fa scendere con i piedi per terra, mi mette a cospetto di un problema reale che devo risolvere in modo empirico e non semplicemente filosofico o congetturale. E a me questo annoia molto. Poi all'improvviso ho capito: io tendo a ricercare quella che credo essere la mia felicità soltanto attraverso l'elaborazione di dolori di cui amo flagellarmi, quelli che mi sono scelta con cura mano a mano che gli anni passavano e che loro mi attraversavano.
Io, forse, non voglio stare bene sempre e comunque. Voglio star male a modo mio, come diceva l'adorato Troisi, quando si lamentava di non provare "quella sofferenza bella" che non riusciva a provare e che noi fanciulle romantiche chiamiamo mal d'amore.

Il guaio è che, secondo l'omino dello shiatzu, se a me piace star male così poi è inevitabile che la mia schiena un giorno o l'altro venga a dirmi quanto sono stupida a non pensare che nel dolore non ci sia altro che dolore...

Grazie omino dello shiatzu. Non mi hai guarito una mazza, ma mi hai liberato canali energetici nuovi. Per tutto il resto ci sta la medicina occidentale. Per fortuna.





domenica 5 giugno 2016

cose al Caso (in un giorno di pioggia. No di sole...no di...vai a capire...)

Giornata straniante quella di oggi. In una sola giornata si sono susseguite tutte e quattro le stagioni e la grandinata assurda, sopraggiunta dopo un sole africano, che ovviamente mi voleva in strada per quei venti minuti giusti, difficilmente la scorderò per Il modo in cui ha umiliato la mia buona fede nel tempo "migliorato".

A me piace credere un po' al Caso e alle coincidenze e in questo periodo ho l'impressione che ogni cosa mi parli di Portogallo. Non è così ovviamente: di citazioni di Pessoa se ne sono fatte sempre, ma io fantastico di speciali segnali magici. E che dire allora del mio cineforum di fiducia che oggi dava un film del portoghese De Oliveira. No ti basta? Il mio papà mi ha raccontato una cosa che gli è successa ieri: era in strada al paesello e delle suore gli hanno chiesto di aiutarlo a portare nel convento la madonna di Fatima...degno padre di sua figlia se anche lui vede in queste cose dei segnali inconfutabili...e infatti in Portogallo ci porto pure lui. Direi che se lo merita proprio.

Ho cominciato il mio pellegrinaggio tra i centri massaggio per alleviare le mie pene alla schiena. Venerdì pomeriggio ho sperimentato un centro di via Padova. Le ragazze erano gentili e meno fighettine del centro di via Torino. Quella chi mi ha fatto il massaggio mi ha detto: "ma tu sei contrattissima! Come fai a resistere?". Io le ho spiegato che in realtà non resisto, che la notte è il tempo più difficile da affrontare e che non so proprio cosa fare. Mi ha fatto delle manipolazioni talmente dolorose che avrei voluto urlare in modo fantozziano per tutta l'ora e soltanto un forte condizionamento sociale da ceto medio mi ha consentito di mantenere un eroico contegno.
Quel massaggio decontratturante non mi ha ancora riassestato i gangli e io continuo a stare molto male, però quella ragazza mi è sembrata credibile e competente. Credo che ci tornerò. Stamattina ho fatto un tentativo sperimentale con la corsa. Quando mi sono riscaldata il dolore si è trasformato in qualcosa di diverso: era una specie di agglomerato rovente che si propagava dalla spalla sinistra fino al collo e al braccio. Un dolore quasi bello. Ed è stato proprio in quel momento che ho pensato che può essere una soluzione anche quella di pensare che alle volte, per stare meglio, sia sufficiente anche semplicemente il trasformare un dolore insopportabile in dolore sopportabile.

 Nel film di De Oliveira la protagonista è una ragazzo bionda, si chiama Lucia e ha una storia d'amore con uno che non la sposerà. Il calo creativo che hanno i registi anziani alle volte è davvero impressionante...O è solo un Caso quello di riscontrare analogie laddove non ci sta alcun nesso? (spallucce...no meglio di no mi fanno troppo male...)








giovedì 2 giugno 2016

L'importanza di avere spalle forti

La schiena mi fa ancora un male cane e non capisco cosa possa aver causato una infiammazione così tremenda, di buono c'è che la pomatina all'arnica ha un profumo buonissimo, pure la schiuma che mi ha consigliato il farmacista non è male, il cerotto invece non ha profumi ma il calore che sviluppa mi produce un certo sollievo. Ho persino imparato ad usare il cilindro per l'automassaggio (che detta così  ...), molto divertente quanto inutile come tutto il resto. Andrò dal medico, mi darà una cura lunga e faticosa, partirò per le vacanze piena di acciacchi e tornerò triste e sconsolata...

Dai non importa, andrà tutto bene lo stesso. Qui piove, ha cominciato seriamente solo nel pomeriggio, ma è tutto il giorno che l'intenzione era questa e così, tranne che una breve parentesi all'Esselunga, me ne sono stata in casa a cucinare e ad ascoltare le celebrazioni per i 70 anni della Repubblica e del voto alle donne. Ho preparato un sacco di cose, ma quando so che in frigo tengo lo yogurt Müller alla vaniglia, poi lo so che alla fine voglio solo quello. È una specie di dipendenza. E cosi, quando pure la parmigiana era pronta, ho fatto uno dei miei soliti pacchettini avvolti da carta alluminio e ho messo tutto in freezer, pasta coi funghi compresa. 
È davvero curioso questo fatto. Oggi si costruiva un pezzo di storia di questo paese e io, 70 anni dopo mi limitavo a trascorrere una giornata uggiosa a curare male un terribile mal di schiena e a cucinare cose che non avrei mangiato. E ad un certo punto mi sono resa conto di quanto sia importante onorare certe giornate mettendo almeno il vestito buono per l'occasione e avvertire un po' meglio il senso di una storia che  mi riguarda così direttamente.

In questi giorni ha compiuto 70 anni pure la Sandrelli, donna interessantissima come tutte quelle di cui non capisco mai quanto ci siano davvero e quanto ci facciano. Mi ricordo di una sua intervista in cui parlava di un amore folle per un attore americano molto famoso e per il quale prese per la prima 
volta un aereo, di cui aveva terrore, solo per farglielo sapere. Solo molti anni dopo seppi che si trattava di Dustin Hoffman. Lei dice che non arrivò mai a confessargli la sua passione...mah, secondo me lui le diede picche...

Tra qualche giorno cambiamo sindaco e io non ho voglia di nessuno dei candidati. E mai come oggi penso  che esercitare un diritto sia una gran bella cosa sebbene qualche volta sia drammaticamente inutile. 
Proprio ora danno in TV le ragazze del '46, programma stupendo su Rai tre che dura pochi minuti. Una delle "ragazze" ha parlato della capacità delle donne di amare, perdonare e sopportare. Non c'entra niente con quello di cui ho appena detto...ma si che c'entra. La Storia si fa davvero con solo con quelle tre cose. E una buona cura per il mal di schiena.

martedì 31 maggio 2016

Il brutto è che non ti puoi massaggiare la schiena da solo

Sono fuori da tutto il giorno. Ora sono alla Feltrinelli in piazza duomo: con la scusa di aspettare Cirri e la presentazione del suo libro mi sto riposando un poco. Ho preso un giorno di ferie perché sono tre notti che ho dolori lancinanti alle spalle e ho comprato ogni genere di crema e schiume strane contro il dolore, sperando che stanotte provi un minimo sollievo. Ho persino comprato un strano aggeggio cilindrico per un automassaggio, ma temo che non troverò mai e poi mai la maniera di usarlo efficacemente...
Poi all'una mi sono vista "la comune", un film danese che è un capolavoro totale.
Pure io credo di aver desiderato da sempre vivere in una grande casa assieme a tutte le persone che mi piacciono di più. E altrettanto da sempre ho sognato di vivere da sola coltivando il mio tempo e le mie abitudini senza condizionamenti o spiegazioni continue. Credo che si tratti di un dilemma irrisolto nato con l'uomo, la cui evoluzione non si basa su altro che il continuo riassestarsi tra socialità e isolamento individuale.
Ma la parte interessante del film è stata un'altra. Ad un certo punto la coppia marito e moglie si sgretola perché lui si innamora di un'altra, più giovane, bella e intelligente. La donna abbandonata ritiene che con uno sforzo culturale e di elaborazione della fine dell'amore da parte del suo uomo possa ritornare tutto al l'armonia iniziale. Non ci riuscirà. E io questo lo posso capire benissimo. Non si sopravvive alla vista di un amore che rinasce senza di noi. L'unica soluzione è la lontananza. Non c'è cultura, maturazione interiore, saggezza, evoluzione che tenga di fronte ad un amore che è ancora vivo in uno dei componenti mentre l'altro è già rapito da altro. Nella comune questo sarà un fatto deflagrante, che romperà ogni altro equilibrio, cosa comprensibile per chi crede che i rapporti d'amore, se sono davvero tali, sono pure degli automatici "regolatori" del mondo.
Film di delicatezza infinita. Per fortuna l'ho recuperato.

Ora aspetto Cirri. Viene a parlare del figlio di Togliatti. A me fa ancora malissimo la schiena, ma è stato bellissimo star fuori tutto il giorno. Quando non vivi in una Comune può essere talvolta difficile trovare chi ti massaggi le spalle con la pomatina nuova che promette miracoli. Poi però pensi pure che corri meno rischi pure di essere pugnalato a quelle spallucce già tanto doloranti di loro.

Dai che scherzo. Io di fiducia nei rapporti d'affetto ne conservo ancora molta. Te l'ho già detto: case separate ma vicine e unite da un ponte. Di più non si può.

domenica 29 maggio 2016

La solitudine "condivisa" della corsa

Per ognuno è diverso. Diversi sono i motivi per cui si comincia e tali restano pure quelli per cui si decide di continuare fino a farne un obbligo interiore, un modo di essere, una attitudine di vita.
Per quello che credo di aver capito dalla mia esperienza penso che abbia a che fare col concetto di solitudine e con la paura e lo voglia di sfuggirle.
Io corro da tantissimi anni. Non ho mai gareggiato, mai misurato tempi e progressi, ma credo che sia la sola attività che non ho mai davvero abbandonato, ma solo interrotto per brevi periodi, per dare spazio ad attività che comunque potenziassero la mia resistenza e capacità polmonare, come la cyclette.
Ho cominciato al mare a quattordici anni, in Puglia, tutte le mattine in spiaggia con lo zio. Ad un certo punto i bagnanti avevano imparato e ci aspettavano per incoraggiarci. Poi, a vent'anni, ho comprato un tapis roulant: tutte le mattine ero là sopra, con un armadio di fronte, una simulazione in salita e le canzoni di Guccini a scandire il mio ritmo...una follia degna di monaci zen. 
Poi, col fidanzato di Napoli-città, andavamo a correre a via Caracciolo. Fu in quell'epoca che capii che correre non era solo sacrificio, fatica, disciplina e solitudine. Era anche condivisione di un'esperienza, un modo diverso di stabilire un legame e di comunicare. 
Poi mi sono trasferita e sono tornata a correre, di nuovo da sola, in quell'immenso e magnifico salotto marchigiano che è San Benedetto del Tronto.
E poi a Miami, la città dei runners per definizione e io non volevo perdermi l'esperienza. Mi ricordo che i primi giorni, col fuso orario ancora sballato mi sono ritrovata a correre alle tre di notte...mentre i locali pullulavano di giovani ubriachissimi che mi inseguivano con i loro aperitivi giganti....che donna assurda che posso arrivare ad essere...

E poi qui a Milano, dove con immensa gioia mi sono accodata a gruppi di runners che mi hanno fatto scoprire un modo completamente diverso di allenarmi, di monitorare i progressi e i segnali del mio corpo e della mia fatica. È grazie a loro che mi sono resa conto che si corre per tutti i motivi del mondo: dai più banali come stare in forma, monitorare i livelli di colesterolo, migliorare le proprie prestazioni, a quelle meno intuibili come la necessità gestire lo stress di una separazione, di un licenziamento, di un lavoro che ha portato all'esaurimento. Io invece ho imparato a vivere in un modo nuovo la mia solitudine. Perché che si rimane soli sempre e comunque rimane una mia convinzione totemica da cui ormai non mi schiodo più: le gambe che bruciano, il fiato che è sempre troppo poco, il cuore che vuole esplodere ad ogni falcata...ma quando la solitudine è "condivisa"la differenza è veramente enorme. C'è una moltiplicazione delle energie smisurata, una diffusione dell'incoraggiamento e della motivazione che mi fanno ripensare alle mie corse nello studiolo di casa coll'armadio di fronte  come alla cosa più malinconica che abbia scelto di fare in vita mia.
E così oggi penso che nel mio caso alla fine la questione è questa: se sai di essere lievemente bipolare con una vocazione naturale alla malinconia e ti hanno detto che per gestirla può bastare una moderata attività di resistenza, ma sufficiente a produrre gli ormoni della felicità, tu lo fai senza se e senza ma...che tanto per fortuna ci stanno un sacco di modi di "darsela a gambe" dalla tristezza. Da sola ma non da sola mi pare quello più efficace


venerdì 27 maggio 2016

dal nuovo mondo al vecchio immondo senza passare alla storia

Quando certi fenomeni appaiono fortemente controintuitivi, irragionevoli, persino grotteschi e inspiegabili, la regola aurea del metodo scientifico afferma che bisogna compiere uno sforzo di indagine e di analisi per codificare e provare a capire le ragioni di certa evidenza dei fatti.
Trump è il più temibile avversario della Clinton. Ad oggi potrebbe ancora addirittura vincere. Questo stranissimo uomo, che ha ereditato un patrimonio sterminato, che poi ha sciupato e poi di nuovo recuperato grazie ad agganci mafiosi e gigantesche operazioni finanziarie esercitate sempre sul crinale della legalità . Personaggio grossolano, razzista, isolazionista, populista, maschilista...che i sondaggi danno in ascesa continua.
Il mio non evolutissimo schema di pensiero non si costringerebbe a troppe elaborazioni per concludere che è impossibile che un simile individuo possa avere anche una minima chance. I fatti però mi danno torto marcio. Trump piace e parecchio. Piace proprio perché non ha alcuna intelligenza politica, ha quella della massa, altrimenti detta populismo. Chi lo ha conosciuto dice che è un uomo che nota tutto, attento, scaltrissimo e furbissimo. L'America di oggi, ingenua come sempre ma fiaccata dalla crisi e non attrezzata a gestirla, credo che sia facilmente intellegibile da persone come lui e pure per questo certe volte mi chiedo quanto sia giusto che l'uomo più potente della terra sia elegibbile solo dagli americani e non anche dal resto del mondo che è ugualmente condizionato da tutto quello che si decide in quella specie di gigantesco luna park decadente. Ma poi penso che forse il risultato non sarebbe necessariamente molto diverso. Questa America sarebbe forse, ancora una volta, il migliore indicatore di ogni tendenza...c'è un piccolo Trump in ogni angolo di mondo. E mi viene da pensare che in terra mia lo sappiamo assai bene

Io sono abbastanza contenta di non essere molto ossessionata dal futuro come mi succedeva fino a qualche anno fa. È che non mi interessa più. Non ho strumenti né risorse per pensare di cambiare il mondo, mi limito a provare a capire meglio che posso le cose che accadono o di immaginare scenari del tutto differenti senza la pretesa di vederli pure realizzati. Ho smesso di fare progetti di lungo termine o di pretendere di lasciare tracce indelebili del mio passaggio quaggiù. Sono diventata fatalista e ho compreso il valore dell'accettazione dopo alcune speranze disattese, non ho smesso di sognare l'incontro del destino in nome del quale sono convinta che non avrei null'altro a pretendere. Tutto qui. Non mi definirei certo una donna ammantata da eroico furore. Direi piuttosto che ho frequentato un corso di rassegnazione avanzato col quale ho creato il mio guscio al cui interno mi muovo senza rompere niente.
E così ho pensato che tutto questo potrebbe non bastare, che forse abbassare così tanto la soglia delle ambizioni, della rabbia, la morte delle utopie che fanno immaginare mondi finalmente diversi può essere molto pericoloso.

Il populismo è figlio di un individualismo indotto, di rassegnazione, della pacificazione in un tempo che non è quello giusto.
Mi sono improvvisamente resa conto che io stessa, mio malgrado, sono il frutto di questo strano corto circuito per il quale non potrei mai votare Trump...che intanto forse arriva a vincere grazie a un mondo che è diventato più o meno come me... E allora ho deciso che voglio sognare in grande fin da subito. FORZA BERNIE!!!!!!! ...Sennò che utopia sarebbe!?!? :D



martedì 24 maggio 2016

Il cielo in una stanza in cui non sono mai entrata (combinazioni sospese o non nate)

No, non me ne sono scordata. Rimane solo quello eppure è stato il mio primo pensiero da quando vivo qui.
Di questa città ho visto tutto quello che mi interessava vedere, partecipato a una marea di iniziative indimenticabili, conosciuto tutti i miei beniamini dei programmi radiofonici che ascolto da decenni. Ho cercato di assorbire tutto quello che potesse generare emozioni, consolazione, piacere, ispirazione, ho persino fatto uno strano tentativo di cui un giorno forse racconterò, non ora perché alla fine non mi è riuscito però è stato divertente provarci. Insomma, dopo più di sei anni mi manca solo una cosa della lista. Ai tempi mi promisi di andarci solo se avessi trovato qualcuno con cui condividere l'esperienza ed è per questo che ancora non ho varcato quella soglia. 
Io non sono mai stata al Planetario. Il mio papà ci va tutte le volte che mi viene a trovare, ma io non lo accompagno mai. 
Tutte le volte che passo lì davanti mi leggo il programma degli eventi: lezioni che promettono di essere delle esperienze uniche accompagnate quasi sempre da concerti o attività interattive. Ma io resisto sempre. Ci sono esperienze che non vanno sprecate, che vogliono tempi, procedure e presenze esatte. Altrimenti meglio non farle mai. Il Planetario mi aprirà le sue porte quando vorrà farmi da cielo in una stanza quando sei qui con me...

Ho cucinato un sacco i peperoni. Mi piacciono molto ma solo con il pollo e così mi sono ricordata dei miei otto anni da vegetariana, di come evitavo i peperoni perché senza il pollo non li trovavo per nulla appetibili e ho pensato che è stato un peccato essermi persa per tutti questi anni una combinazione così perfetta per il mio palato. Un po' come la coppia del ruggito del coniglio: dicono tutti che Presta è quello dei due che fa ridere, ma poi si è assentato Dose per due settimane e io non avevo più voglia di sentire quel programma.

Ci sono degli equilibri che bisogna rispettare pur nella loro apparente asimmetria, ma che in realtà sono reciprocamente necessari in base a logiche non razionali o meritocratiche, ma semplicemente 
perché rappresentano delle combinazioni necessarie.

Io credo che certi incontri felici, alcuni legami riusciti, siano spesso il frutto del caso, di una buona intuizione, di tanti tentativi falliti prima di quello esatto...e che il cielo, dall'alto di una prospettiva completa fino ad essere infinita, sia il solo a conoscere l'esatto istante in cui certe armonie si realizzeranno.

Ho deciso di perdermi il pollo con i peperoni per otto anni pensando di assecondare un'idea di piacere dettata da altre combinazioni. Non lo so quanto sia stato giusto. Credo che sia stato abbastanza
interessante, sebbene non pienamente convincente. Un po' come scegliere, per ora, di perdermi il Planetario ...almeno fino a combinazione da destinarsi...


domenica 22 maggio 2016

Ho ricordi da condividere...senza esserne d'accordo

Come è strana questa cosa che Facebook mi ricorda a cosa pensavo, in questo stesso giorno, l'anno scorso, due,tre quattro anni fa...pensieri volanti, episodi precisi, stati d'animo, battute a bruciapelo, notizie che poi hanno fatto epoca. Tutto un archivio che riemerge anche senza richiesta, che ci inchioda o ci allieta ai ricordi di un passato anche non recente. Non lo so se mi piace, ma quando si presenta la pagina dei ricordi da condividere io non posso fare a meno di aprire e scorrere tutto quello che appare. Luoghi in cui sono stata, rapporti che sono diventati nulla o altro da quello che prospettavano, reazioni di pancia, i miei vecchi post di questo blog. Una strana altalena tra cambiamenti radicali e immobilismo emotivo ed esistenziale. Una cosa con cui non avevo mai davvero fatto i conti. È come tenermi sempre sotto osservazione, avvertire evoluzioni e involuzioni, riconoscermi, provare a perdonarmi e poi rendermi conto che non ho poi cosi tante colpe se non qualche eccesso di ingenuità, qualche gesto impulsivo, un umore un po' troppo altalenante che però quasi mai danneggia altri oltre me.
Manco a dirlo nel mio archivio storico autobiografico ci sta la ricerca perenne dell'incontro definitivo, con quelle mie assurde pretese emotive che non riesco mai ad abbassare, ci sono le comprensibili delusioni, gli slanci eccessivi sgonfiati presto da una realtà che mi dà sempre risposte sbagliate. Ci sta la presa di coscienza e il tentativo di riazzerare tutto e fare come se nulla fosse mai stato (perché di fatto nulla è mai stato delle mie frequentazioni da allora ad oggi).
Ci sta il mio rapporto conflittuale con Milano, città nella quale ho il privilegio di essere capitata e lontana dalla quale ormai potrei vivere parecchio male.
I ricordi che riafforano da questo strano libro autobiografico virtuale hanno di bello e di orrendo che non possono essere edulcorati da una memoria che va a braccetto con la fantasia, che è un'operazione che si fa spesso quando si fa fatica a tornare a un passato che deposita i fatti nostri più spiacevoli. Quelle cose le abbiamo scritte noi, a caldo, con l'emotività immediata che è così facile trasferire in uno strumento come questo. Siamo noi. Ci sta poco da fare.
Io oggi ho dei ricordi da condividere. Un anno fa mi dice che ho scritto una cosa su questo blog. Due anni fa ero in un posto tanto lontano da casa mia in un arci dove facevano story telling. Ero sola e pioveva. Tre anni fa giocavo con le parole credendo di fare la simpatica. Poi sono uscite le foto del matrimonio di mia cugina e io ero tanto contenta per lei.

Io oggi, e poi domani e poi ancora e ancora ho dei ricordi da condividere. Ma molti di questi non li condivido affatto. Li contesto con tale disappunto che proporrei una funzione "ricordi indesiderati" come certa posta che non merita neppure di passare per il cestino, per quanto ingombra inutilmente la memoria. 

venerdì 20 maggio 2016

Vado al minimo (ammesso di esserne capace)

- Sei proprio stanca vero?
- Uh, oggi ho raggiunto il picco. Una zanzara che si diverte a svegliarti alle 2:30, senza mai farsi trovare per essere soppressa può concorrere di molto a certe forme di annientamento
- Sì, ma sei proprio stanca in questo periodo. Giusto il tempo di un film...ma poi in realtà non vedi l'ora di saltare sul divano e rimanerci fino al giorno dopo, come se chissà quali disumani fatiche avessi sostenuto
- Guarda che la stanchezza dipende da tantissimi fattori...però ho appena letto una citazione di Sorrentino che parla di stanchezza come forma di libertà. Io sono stanca, ma così stanca che, a parte le attività minime per la sopravvivenza e gli obblighi imprescindibili, non voglio saperne mezza di niente
-  Ma ci sta Piano city...Milano è stupenda in questi giorni
- Non mi importa...
- ma stasera ti eri prenotata per le 19:00 al mic. Ci sei sempre andata...
- È troppo lontano. Non riuscirei a tornare prima delle 11:30... Sai che vuol dire per una che ha dormito due ore?
- dovevi fare la cheese cake, avevi preso pure le bacche di vaniglia perché ti eri intestardita che la vanillina non è un prodotto naturale...
- domani le riscaldo nel latte al microonde con un po' di miele. È lo stesso...
- Lucia, ti piace fare l'apatica si è capito. È la maniera che periodicamente ti concedi di deresponsabilizzarti, di ritenere che non ce la fai pur di non ammettere che la pigrizia e l'indolenza non sempre sono una colpa
- Sì, non ho voglia. Ho un mal di testa feroce eppure ho lavorato tutto il giorno senza mai schiodarmi dalla sedia. Ho sonno e sono andata a fare la spesa e l'autobus non arrivava perché hanno transennato la strada e non ci hanno avvisato e noi li ad aspettare come dei dementi sotto al sole. E io sono tornata a piedi, piena di buste e di mal di testa. non avrei mai potuto cucinare, né uscire di nuovo, né accendere la lavatrice...solo il divano, gli occhi chiusi, qualche lacrima non di dolore ma di decompressione e solo grissini, yogurt, noccioline perché non vogliono fornelli e preparazione.
Hai ragione, oggi voglio fare la vittima. Voglio concedermi questo lusso fantastico esercitandolo con l'onestà di chi è tramortita dalla stanchezza pure se non ha lavorato in miniera, pure se non ha scaricato sacchi o accudito neonati. Perché, credimi, puoi stancarti a causa di una quantità insospettabile di cose, tanto da non sapere neppure quali esse siano di preciso, ma ti annientano e tu non puoi far altro che lasciarle agire, mentre tu ti prescrivi gli unici palliativi naturali fatti solo di apatia e immobilismo. Funzionano sai. O perlomeno male non mi fanno.
- Va bene Lucia...tanto lo so che poi domani ci vai lo stesso a correre...

mercoledì 18 maggio 2016

Che mi importa della porta accanto?

Ancora non l'hanno comprata. E io un poco ne sono compiaciuta e un po' mi piace immaginare possibilità e dinamiche nuove. Il bilocale accanto al mio, quello che ormai costa pochissimo perché pure l'ennesima asta è andata a vuoto, la piccola casa, che la logica più elementare vorrebbe che fossi io ad acquistare, non ha ancora un compratore. Mi basterebbe abbattere una parete per avere un  bell'appartamento comodo e spazioso, avrei due bagni e altre due ampie stanze per una zona living e una camera per gli ospiti. Ma io non la voglio. Lo spazio che ho adesso, piccolo ma sufficiente, mi aiuta a stabilire i limiti alle cose da possedere, a riconoscere ciò che è davvero essenziale, quello che è invece superfluo ma che mi piace abbastanza da meritare il mio spazio, ed evitare tassativamente quello che proprio non mi serve perché mi toglie aria senza restituirmi piacere.

Sul mio pianerottolo, in una casa esattamente identica alla mia, ci vive una famiglia di quattro persone. Che diritto ho io, da sola, di occupare il doppio del loro spazio?

È come se questa casa, vuota da così tanto tempo, fosse in attesa di qualcuno che ha davvero voglia di accogliere. A suo modo la trovo molto simile a me.

Tanti anni fa avevo una casa in Puglia. Ci ho trascorso alcune tra le vacanze più divertenti e intense della mia adolescenza e della giovinezza. Un anno conobbi un ragazzo per il quale sono letteralmente impazzita per molte estati. Lui era lì tutti gli anni come ospite dai suoi zii, poi ad un certo punto i suoi genitori decisero di comprarla e lui venne ad abitare proprio nella casa accanto alla mia. Avevo sedici anni. Mi ricordo che per lui ho fatto cose assurde: una volta ho fatto una specie di autostop per fargli una sorpresa a casa sua ( era campano, ma viveva in un paese lontanissimo dal mio), un'altra volta mi bruciai le paghette di un anno per regalargli una cintura della timberland al suo compleanno (lui del mio compleanno non si ricordò mai). Addirittura una volta andai a fargli una sorpresa all'isef, dove era iscritto. bigiai a scuola e mi feci accompagnare da mia cugina, che stava a
ingegneria ed era lì vicino e io a fuorigrotta non ci ero ancora mai andata da sola.
Credo che tutte le mie insicurezze mai risolte siano nate per colpa di quel ragazzo più grande di me, che giocò  con così poca sensibilità con i miei sentimenti e per il quale consumai tutte le lacrime di quell'età.

Poi un giorno capii, smisi di volergli ogni bene e cominciai a ridere della mia coglionaggine.
E cosi quando comprò la casa proprio attaccata alla mia, implorai i miei genitori di venderla e di chiudere per sempre con le vacanze in Puglia..
Non lo rividi mai più. Mi telefonò circa dieci anni dopo e non ne capii mai il motivo. Fu una lunghissima telefonata di un'ora e venti minuti durante la quale provavo soltanto a ricordare me stessa in quegli anni e il cuore che mi batteva quando lui parlava con me. Non ci riuscii e mi stupii. Pensavo soltanto a quanto avessi fatto bene a lasciare quella casa così tanto "vicina" alla sua lontananza.
 E così ho pensato che oggi sono proprio fortunata ad avere come vicino di casa soltanto un mondo di infinite possibilità che posso immaginare a mio piacimento, con cui non litigo mai e che non mi fanno venire mai voglia di andarmene via e non tornare mai più. Spero che nessuno la compri mai.

In che sen50?

  Mi pare ieri. Anzi no, pare che siano passati mille anni. Succede, quando non hai un album fotografico da cercare e da aprire, con l’inten...