mercoledì 14 settembre 2022

Uscirne…rientrando

 Ci sono emozioni che vanno costruite a tavolino. Non ci sono altre maniere per sentirle con la compiutezza che hai previsualizzato. Chi mi conosce anche pochissimo sa che, purtroppo (?), sono piuttosto mattiniera e che tra le cinque e le sette compio una serie di operazioni di routine imprescindibili che spaziano da sessioni di allenamento alla composizione del pranzo da sistemare nel cestino per la pausa pranzo, dal disinfettare il tappetino e gli attrezzi al rifare il letto, lavare i piatti (guai se il lavandino non è sempre sgombro. Guai!) e il pavimento. E finalmente uscire, sperabilmente entro le 6:50 così sono certa di arrivare in ufficio entro le 7:30. Tutta questa fatica ha un nome preciso: la gioia del rientro. Per me l’apice della felicità quotidiana è aprire la porta di casa dopo una intera giornata trascorsa fuori e trovare tutto in ordine e pulito, con in frigo la cena già pronta (perché scongelata dalla sera prima), un film ad attendermi o qualche pagina di un libro, blob, il dibattito politico su la 7 e finalmente addormentarmi, in modalità svenimento, senza neppure rendermene conto.

Sono innamorata della mia routine perché è per me la sola fonte di sicurezza e benessere in grado di compensare la tremenda (ma inevitabile) fatica di dover essere costante senza indulgenze. So che è poco, per molti fin troppo noioso e piuttosto limitante e che in fondo deragliare da abitudini troppo consolidate può costituire fonte preziosa di sorprese e di modi alternativi di trovare il piacere e il senso della vitaE’ vero. Per me il pretesto per farlo di solito è un viaggio, tornare un po’ giù a casa o semplicemente approfittare di un imprevisto che mi imponga schemi  operativi differenti. Ma l’abitudine rimane sempre il mio faro e, di certo, anche il mio limite peggiore. A mia parziale discolpa dico che mi sono predisposta a questo inverno facendo in modo che non mancassero anche dei punti fissi “esterni”, quelli che amo scegliermi per consolarmi di una stagione che detesto e che reputo più triste e faticosa di quella non fredda e non buia che sta per concludersi, punti che mi aiutano a rinnovare lo sguardo o anche semplicemente ad ampliarlo. I miei sono questi:

Il palinsesto invernale delle mie radio predilette + i podcast + gli audiolibri: andare al lavoro a piedi per più di 40 minuti significa garantirsi più di un’ora di esercizio di silenzio e di ascolto, oltre che di respirazione e di circolazione che si attiva, mentre attraverso uno spazio fatto di panetterie che sfornano il primo pane, caffetterie già pronte ad accogliere i lavoratori delle prime luci, cani al guinzaglio di padroni che un po’ invidio e un po’ no. Che bello questo scenario sempre uguale eppure ogni volta nuovo che mi vede sempre con le cuffie e l’espressione sorridente per la simpatia dei conduttoriE’ stato così anche per il palinsesto estivo, ma c’è meno tempo per affezionarsi a programmi e conduttori. Sono pronta al disagio del freddo, alle piogge, ai vestiti pesanti, al buio di giornate corte ma allo stesso tempo infinite, alle mani gonfie…


L’abbonamento al cinema. Retrospettive incluse. Ho tutte le piattaforme a disposizione ma quello di vedere film in sala è di nuovo il mio imperativo categorico dopo due anni in cui ho creduto di poterne fare a meno: rimane tutta un’altra esperienza e chi dice il contrario fa torto alla sua intelligenza. Se necessario farò in modo di lasciarmi catturare anche dalle mostre a Palazzo Reale e dalle bravissime guide di MilanoGuida. Tutto pur di meritarmi il rientro a casa anche quando ho più tempo libero e potrei rischiare di non voler uscire


Gli amatissimi corsi di cinema. Ne ho presi tanti pure in questa sessione. Non è una cosa per ricchi farloE’ per chi è appassionato e preferisce privarsi di un paio di cene al ristorante pur di non perdere l’occasione di andare oltre uno sguardo passivo o basico di un film. Ieri è morto Godard e se non avessi seguito un corso capace di accompagnarmi nella comprensione di un regista così ostico, non avrei mai davvero compreso nulla di lui né mi sarei prodotta nello sforzo di scrivere qualcosa su uno dei film che più mi hanno turbato nella vita come il suo “Week end. Una donna e un uomo da sabato a domenica”. Il solo pensiero di riprendere mi fa sembrare mite pure il più rigido inverno. Sarà questo il mio rientro in casa prediletto.


Ho liberato casa di ogni cosa ritenessi superflua o ingombrante. Non ho più neppure il tavolo con le sedie. Ne ho uno a ribalta che mi stufo pure di aprire e così mangio sempre su uno sgabello e con il vassoio sulle ginocchia. E’ divertente e ora vedere la stanza così libera e facile da pulire è una sensazione magnifica 


E’ da un mese che faccio solo docce fredde. Per due ragioni: fa ancora un caldo bestiale e ho così paura delle minacce di austerity che vorrei abituarmi a farle anche per tutto l’inverno. Per ora è ancora facilissimo ed esco di casa più tonica che mai. Come obiettivo mi pare ardito ma in fondo fattibile. Vedremo 


Mi sto abituando all’idea che avremo un governo di destra, ma ho anche la ragionevole certezza che non durerà quasi niente e che l’alternativa (qualunque essa sarà) mi piacerà di più. Esco di casa con questo pensiero e rientro con la stessa identica speranza. Mi pare molto consolatorio 


Io sono pronta. Inverno non ti temo. Falso. Falsissimo. Ho una paura matta di ogni cosa. Ma almeno ho fatto i compiti. E la casa è tutta in ordine

mercoledì 7 settembre 2022

Quando penso al futuro parlando al passato

 Tanto quel momento prima o poi arriva per tutti. Di solito dopo i trenta o i quaranta. Non è un vero e proprio bilancio di una vita e neppure un alibi venuto in soccorso a presunte insoddisfazioni dettate da what if giunti troppo tardi per poter rimediare. Per me quel momento arriva tutte le volte che le mie perplessità superano l’accettazione o la forza propulsiva di nuovi obiettivi e si compone del bagaglio di tutti gli accadimenti, voluti o subiti, che danno materia al mio presente. Di solito il motore scatenante è un certo malessere a cui non riesco a dare un nome. Sì, perché si fa presto a dire che è colpa del contesto storico/sociale/politico/calamitoso…e attribuire tutta la responsabilità a fattori esterni, certo di indiscutibile impatto, ma che poco hanno a che fare con la pace interiore che ognuno raggiunge, ahimè, soltanto con mezzi propri. E allora mi metto a fare quello che mi riesce meglio: penso al passato, a quella che sono stata e che ho tentato di correggere, alle cose che ricordo di aver fatto e per le quali ancora oggi mi prenderei a schiaffi, metto in fila gli avvenimenti, le persone coinvoltele scelte, gli stati d’animo, quello che consideravo fondamentale e che oggi non lo è più assieme a tutto ciò che ho colpevolmente  trascurato. Penso al passato e provo ad interpretarlo distillandone la quota che mi serve per capire un po’ meglio dove sto andando a parare oggi, quando tutto mi pare più confuso di sempre, pure se ho una vita ordinatissima e priva di fondati timori per il mio prossimo futuro.

Non sono mai stata precaria. Appena ho smesso di studiare ho trovato un lavoro a tempo indeterminato, dopo un corso, retribuito e con i buoni pasto inclusi, in quella stessa azienda che poi mi assunse stabilmente. Non mi hanno mai sfruttato eppure al tempo non ebbi alcun timore a licenziarmi quando ritenni conclusa quella esperienza per il semplice fatto che non mi rappresentava come ritenessi giusto. Non avevo nessuna alternativa lavorativa all’epoca: ero soltanto una giovane incosciente che aveva un mese esatto di tempo per preparare, superandolo, l’esame di dottorato. Fino ad arrivare al lavoro che faccio oggi. Mai posseduto alcuna tessera sindacale per raggiungere più rapidamente una posizione, concorsi regolarmente superati, un percorso senza ombre di alcun genere. Ancora oggi sono convinta che quando non si è dotati di coraggio l’incoscienza può rappresentarne un suo validissimo sostituto perché si concede delle opportunità senza avvertire i rischi che le accompagnano. Oggi penso che fare un lavoro che non ti piace sia una imperdonabile perdita di tempo. Ma io non sono più così giovane e incosciente. Purtroppo.


Non ho mai desiderato formare una famiglia e grazie ai “catorci” per i quali ho perso la testa negli anni migliori della mia vita, non ho neppure corso il rischio che questo accadesse. Non mi sono mai immaginata accompagnata per la vita a qualcuno, neppure quando ho creduto di amare alla folliamen che meno che mi sarei riprodotta: mi sono sempre chiesta cosa avrei fatto se mi fosse capitato un figlio antipatico. Nessun rimpianto su questo fronte. Non penso più all’amore e ormai so per certo che gli ho sempre preferito quel meraviglioso limbo pieno di farfalle nello stomaco, glitter e arcobaleni ovunque che è l’innamoramento. Ma dura poco. Ed è questo il suo bello. Purtroppo.


Amo moltissimo vivere a Milano. Non sarà così per sempre, ahimè: i genitori invecchiano, e di loro potrò occuparmi soltanto io. Non hanno alcuna intenzione di spostarsi da dove stanno e quindi, prima o poi, sarò io a tornare giù. Non ho assolutamente idea di come sarà vivere in un posto che non mi è mai piaciuto neppure quando era il solo posto che conoscessi e in verità non so neppure come potrò materialmente farlo. Quando penso con timore al futuro è questa la prima e unica cosa che mi viene in mente, ma, almeno di questo sento di non avere nessuna colpa. Per fortuna.


Credo che questa fase storica sia la peggiore da quando ho memoria di esperienza diretta. Ci accingiamo con ogni probabilità a farci guidare da un governo di destra rappresentato dalla peggiore classe politica che si potesse immaginare, chiamata a gestire una spaventosa crisi economica/sociale/internazionale/energetica e qualsiasi altra catastrofe a caso ti venga in mente e pare che nessuno voglia farci davvero i conti. Me compresa.


Metto insieme i quattro “rottami” del mio passato e viene fuori che sono una tizia non più giovanissima ma ancora in buona salute, economicamente indipendente, volitiva ma soprattutto molto fortunata. In fondo, date queste premesse, che mi importa del contesto storico? Io sono altro, procedo spedita per conto mio. Non è vero. Ma saperlo non cambia le cose, le peggiora soltanto. Purtroppo

 

giovedì 1 settembre 2022

Settembre a chi?

 E così è arrivato pure stavolta. Per quasi tutti è il grande rientro, i buoni propositi, le cose da cominciare o ricominciare, quelle da finire, riprendere, rivoluzionare. Perché si ha un bel dire che per molti di noi la scuola è finita un’era geologica fa (e che bello, che immenso privilegio non dover più mettere piede in quei putridi edifici pieni di ormoni che puzzano di adolescenza. O viceversa, chi lo sa, che importa), settembre è sempre quella roba lì: ifatidico mese della ripartenza. Dal mio piccolo e insignificante pulpito posso affermare che sfuggire a tutta questa retorica, ormai cementata da un trend che pare antropologicamente immutabile da quando ne ho memoria, è possibile solo al prezzo di una tenace autonomia fatta di isolamento, scelte fuori sincrono, attitudini fortemente peculiari, giudizi (e pregiudizi) esterni spesso sminuenti e contestati dai fedeli detentori delle sacre e irrinunciabili ferie agostane. Posso offrirne un timido esempio solo perché lo tengo qui a portata di mano perché racchiude in sé, guarda caso, la mia “scellerata” (ma ormai collaudata da almeno un decennio) esperienza. La paura del rientro mi ha fatto scegliere per quest’anno di andare in vacanza tra fine giugno e i primi di luglio, ma siccome è la vacanza stessa, con la sua intrinseca natura di tempo vuoto a spaventarmi, ho fatto in modo che dovessi darmi da fare tra cose da ascoltare, capire, imparare e restituire con personali contributi. E’ stato bellissimo cominciare. Lo è stato altrettanto concludere con un bagaglio immensamente più ricco che all’andata. Luglio e agosto sono stati mesi climaticamente estremamente impegnativi e il ventilatore dell’ufficio è stata la mia presenza più costante. Credo di aver trascorso intere giornate senza dire neppure una parola o incrociato lo sguardo di nessuno, ascoltando radio, leggendo moltissimo e guardando film e serie tv. E questa per me è la forma più alta di pace e di benessere che io possa immaginare. Non sono sempre stata sola, ma chi ha voluto farmi compagnia si è presto scontrato con la mia incoercibile e credo ormai immutabile natura di cui sopra. chiedo perdono ma questo è. Non posso farci niente io questa sono.

Il caldo infernale non ha fermato la mia antelucana disciplina fatta di pesi, circuiti o corse all’aperto, così da illudermi di meritare di vivere ogni volta una giornata degna, energica e produttiva. In fondo credo che sia davvero così, di fatto non ne ho certezza perché non oso fare diversamente per esempio provando a rilassarmi un po’. Milano d’estate è magnifica e perdersi lo spettacolo di una città vuota eppure col suo centro così pieno di vita è un misterioso paradosso che consiglierei a chiunque. E poi ho visto l’ultimo film di Cronenberg, che mi si è innestato dentro come certi corpi estranei che si mescolano con le viscere e che proprio lui maneggia così bene. Un film pazzesco che dovrebbe essere proibito vedere in una modalità diversa che al cinema.


La mia estate è stata più o meno questa. Direi proprio come in inverno ma al netto del freddo pungente e intollerabile, della pochissima luce, di uno stato d’animo velato di un maggiore pessimismo e una minore fiducia nelle mie risorse. E questo ai miei occhi può fare tutta la differenza. Amo l’estate perché per me lei, e solo lei, è una lunga promessa, perché se me la gioco bene mi aiuta sempre ad accoglierSettembre come se fosse un frutto ormai maturo e non una zavorra da portare controvoglia assieme a tutte le cose che nel frattempo abbiamo rimandato. Mi piace l’estate perché mentre gli altri sono in vacanza io mi godo un ufficio completamente vuoto, dei carichi di lavoro meno stringenti, una città che pare dedicarmi ogni sua strada, silenzio, museo, bar, cinema… perché pianifico i miei viaggi da fare in un tempo “altro” a cui nessuno penserebbe. Amo l’estate perché posizionarsi su segmenti cronologici sfalsati può essere un modo di vivere estremamente vantaggioso e pieno di spazio non occupato da altri.


Di settembre mi porto dentro due volti: la sua immagine sbagliata di un tempo, quella fatta di incipit e propositi faticosi e dimenticabili, dei rientri a scuola che per fortuna per me non riprende più e delle persone che non vorrei ritrovare anche senza una ragione precisa. E poi mi porto dentro l’immagine che mi somiglia, quella in cui settembre diventa il mio risultato migliore, lo spazio giusto in cui posizionare la mia forma migliore, un premio da godere piuttosto che una fatica da affrontare. Ci penserà lui ad impedirmelo. Ci penserò io a contraddirlo.

giovedì 25 agosto 2022

Long life learning in a little sweet home

 Ormai ho fatto lo spazio che mi serve. L’altro ieri ho dato via un altro dei mobiletti di cui volevo liberarmi, avvicinandomi sempre di più a quell’idea di ordine minimalista a cui tendo da circa un anno. Nel frattempo ho preso dei futon, piazzati sul soppalco e un letto a ribalta, comodissimo, che dopo l’uso non ingombra la stanza che uso anche come salotto e studiolo. Sono tredici anni che vivo in questa casa e ancora non conto le volte in cui mi sono attivata per assecondare la mia maniera di starci dentro. Ogni volta che mi immagino altrove, in un quartiere diverso, uno spazio più ampio, una soluzione più contemporanea, penso sempre che starei di certo meglio ma che niente potrebbe sostituire tutto il divertimento, la fantasia che c’ho dovuto mettere, la polvere e la fatica di tutti i lavori di ristrutturazione, la razionalizzazione di uno spazio sempre troppo limitato per contenere cose poi diventate inutili. E poi le cene dei primi anni, diventate via via sempre più rare, le ospitate, le persone che poi non ho più rivisto, il vicino argentino fesso e rumoroso, ma in fondo buono e gentile, o il bambino/cavallo del piano di sopra (ma che gioia sentirlo piangere disperato quando finalmente i genitori gli dicono che è un rompicoglioni), il cortile dove metto ad asciugare i panni ed è subito anni ’60. Amo ancora troppo questo posto per desiderare davvero di lasciarlo, nonostante tutto. Eppure la casa semivuota, che finalmente tengo meglio pulita di sempre, nuova culla di un ordine mai visto prima, pare quasi suggerirmi una predisposizione al distacco, una specie di progressivo allontanamento, qualcosa di fisiologico che sembra indicarmi cicli che si chiudono indipendentemente dalle mie intenzioni

Intanto Agosto è quasi passato, lasciandosi alle spalle gli strascichi di una estate rovente con dei picchi di disperazione notturna assieme ai ricordi di una piccola vacanza ormai lontana e fatta di esperienze bellissime, come solo sanno esserlo le cose da cui imparo qualcosa. Tipo come si scrive e si prepara un podcast. Ma il passato smette di avere rilevanza quando si decide di affrontare settembre con l’orgoglio di chi sa che non prenderà ordini da un mese che si crede capodanno e invece è solo la breve parentesi tra il periodo più luminoso dell’anno e la fine definitiva di quel che è stato e in cui non c’è molto più da recuperare. E così ho già cominciato a comprare i miei amatissimi pacchetti autunnali di corsi sul cinema e prenotato le mostre a palazzo reale che stanno per concludersi.

Ora che ho fatto spazio in casa ho deciso di occupare solo quello delle esperienze, che di spazio, magicamente, ne creano di nuovo a loro volta e non sottraggono mai niente. E poi non smetto di ascoltare radio, soprattutto per lasciarmi affascinare dalla conturbante erre arrotata della Ema Stokholma, e continuo a leggere con la curiosità di una scimmia il blog di una tipica mamma borghese milanese, provando a trovare il punto in cui il divertimento che mi procura si possa trasformare in intento emulativo (non accadrà, lo so già, ma ne ho bisogno per ricordare la bellezza non scontata della diversa maniera di stare al mondo senza trovare sbagliata nessuna scelta) e a leggere manga con una dipendenza ormai preoccupante. Il mio orizzonte rimane fisso in mezzo alle poche variazioni fatte ormai solo di sottrazioni. Eppure tutto ancora mi appartiene, fino all’ultimo pancake alla farina di ceci e cioccolato che fa storcere il naso a tutti. Fino a quando non lo provano.


Tra qualche giorno torneremo a votare. Neppure la peggiore delle ipotesi mi pare abbastanza eloquente per definire la mia previsione sugli esiti. Per fortuna ho fatto spazio per farci stare dentro tutto: soprattutto l’incazzatura. Ma pure tutto l’occorrente per ridefinirla e renderla accogliente. Proprio come una casa piccola, con le fondamenta fragili e i vicini rompicoglioni. 

domenica 14 agosto 2022

Sentirli tutti. Dimostrarne altrettanti. Questa la speranza

 Ieri era il mio compleanno. Sono 46 ormai. Più vicina ai cinquanta che ai quaranta e ancora non mi riesce di capire neppure come sono stati i trenta. Il tasso di accelerazione di questi ultimi quindici anni è stato così inesorabile da non essere riuscita neppure ad elaborarli. In fondo credo sia anche un bene: se mi chiedessi di scegliere tra serenità senza traumi e svolte epiche ma al costo di enormi sofferenze non esiterei. Io cerco la pace sopra ogni cosa perché per me non è arrendevole pigrizia, ma sforzo quotidiano nella ricerca di un controllo di sè provando a conoscersi e capire sempre di più. Almeno così è se mi pare. 

Le persone a cui tengo di più e quelle di cui ho più stima si sono ricordate di me e io ne sono stata tanto felice. Di contro ho festeggiato da sola ma mi sono fatta fare gli auguri dal primo programma radiofonico che ascolto al mattino (li ho chiamati e gli ho detto di farmi gli auguri), ho cambiato taglio e colore di capelli, mi sono dedicata un pranzo pazzesco e poi km e km di passeggio in una meravigliosa Milano desertica. Poi ho raccolto un po’ di foto dei compleanni degli anni passati e mi sono detta che in fondo non c’è nulla di veramente impietoso nell’implacabile ridefinizione dei tratti che il tempo si è divertito a realizzare con me. Piuttosto ritrovo in certi sorrisi del tempo uno stato d’animo leggermente sfalsato, quando ancora cercavo di dissimulare una gioia che ricordo benissimo di non avere avuto all’epoca, nulla di grave eppure io ho ben presente le mie intenzioni di quella posa lì. Ecco, se ho imparato una cosa in questi anni è il fare i conti con i desideri tiepidi e troppo intrisi di smanie piuttosto che di progetti seri di realizzazione. Poi ho pensato che forse quelli erano soltanto dei miei pretesti: fingere di volere qualcosa ben sapendo che la strada da intraprendere è un’altra ma era ancora troppo la fatica ad accettarlo. Forse fingevo di soffrire per qualcuno solo per paura di scoprire di non esserne davvero capace. Chi lo sa.

Durante il programma radio che mi ha fatto gli auguri su mia richiesta ad un certo punto si chiedeva quali fossero i film o cartoni che nella storia del cinema hanno commosso più di tutti. È venuto fuori: “incompreso”, “una tomba per le lucciole” e “Bamby”. Io li ho visti tutti e tre e non ho pianto per nessuno di loro. E questo mi ha fatto sentire emotivamente inferiore rispetto alla massa. Ho una grammatica delle emozioni tutta scorretta e questo mi fa sempre un po’ male. 

Ho 46 anni da un giorno e sono scampata a molte delle tappe obbligate che l’ortodossia sociale impone, consapevole del fatto che ciascuno di noi ha il proprio personalissimo percorso al quale obbedire nella maniera più minuziosa possibile e nel rispetto di un tempo interiore collocato spesso su un fuso diverso.

Il mio papà ha smesso di fumare tantissimi anni fa. È stato un fumatore accanitissimo per una vita. Poi di colpo le sigarette non hanno più fatto parte della sua epica quotidiana eppure, ancora oggi, quando pensa alla sua vita da fumatore mi pare di cogliere una nostalgia irrisolta. E così ogni volta penso che lui resterà per sempre un fumatore anche adesso che crede di non esserlo più, così come qualche volta si è genitori anche quando non ci sono figli e di contro si può non diventarlo mai pure quando i figli ci sono ma poi non si ha voglia di crescerli. 

Ho 46 anni da un giorno. Di questi ormai un bel po’ fatico ad avere ricordi indelebili e la cosa  non mi dispiace neppure troppo se penso che la mia priorità è approfittare di ogni singolo giorno solo per sentirmi un po’ meno in disaccordo con me stessa. E questo di solito non produce ricordi. Ma delle magnifiche dimenticanze sì. Evviva. Tanti auguri a me

venerdì 5 agosto 2022

Tutto quello che non avrei voluto sapere di me e che ho osato chiedermi

 Probabilmente con certi lati di me non farò mai davvero pace. Ormai ne sono quasi sicura. E non perché li ritenga sbagliati o vergognosi. Direi che è addirittura il contrarioè una specie di incapacità a spiegare la logica sottesa a certe mie convinzioni, unita alla percezione che spesso gli altri restino disorientati dal mio essere diversa da come pensavano: cioè molto dolce, remissiva, altruista. Cosa pur vera in molti casi…ma non così tanto e non così sempre. E allora mi sono detta che potrebbe essere divertente l’esercizio un po’ provocatorio di sollecitare le emozioni di pancia di chi ama farsi custode dei sacri valori sui quali si fonda una società sana, generosa, duratura.

Mi è bastato andare a commentare un post che parlava di bambini piccoli e di mamme che si scusavano per l’eventuale fastidio arrecato su un aereo e ho fatto esplodere il mio piccolo ordigno“intelligente” (senza falsa modestia) dicendo così:  ”io odio i bambini, ma questa storia ha commosso persino me”. Tutto secondo i piani: attacchi, insulti, parolacce, povere argomentazioni basate esclusivamente sulla scorta di reazioni di pancia e altre banalità di questo genere. Da questo piccolo osservatorio è venuto fuori che gli insulti più sboccati provenivano da una che vota Salvini e da un’altra che alla mia terza reazione argomentata si è dovuta arrendere con un po’ di offese gratuite e prive di appiglie poi qualche uomo che ha fatto presto a rannicchiarsi in se stesso dopo poco…gente così, più o meno legittimamente indignata dal mio commento ma in fondo povera di ragioni, di pacato buon senso e in ogni caso oltremodo arrabbiata senza cercare davvero di comprendere o al limite di tacere. A me certi esperimenti divertono sempre moltissimo comunque, perché la dicono parecchio lunga sulla retorica coriacea di valori imposti ma di fatto non intimamente innestati in un sottosuolo culturale fatto di sensibilità, consapevolezza e un’idea davvero inclusiva della società, quella che contempla pure il non voler procreare, la bellezza dello star soli, di una idea diversa di condivisione… tutto retorico, acritico, respingente…in caso contrario la mia provocazione non avrebbe dovuto sortire alcun effetto oppure incitare a qualche straccio di riflessione. Nulla. Ci faccio pace.


ora vengo alle cose con cui non riesco a far pace. E’ verissimo che non mi piacciono i bambini. Intendo proprio come concetto, poi in realtà ne ho conosciuti di molto simpatici e non rompicoglioni, ma sono rarissimi e numericamente irrilevanti per riuscire a farmi considerare positivamente la “categoria”. E sì, lo so, parlo come una che non è mai stata bambina. E invece lo sono stata e pure della specie rompicoglioni tiraschiaffi. Forse il mio è solo un modo di odiare quella piccola e odiosa peste che fui, che - non esistendo più - necessita di capri espiatori di successive generazioni per essere neutralizzata. Vai a sapere. Però questa è la situazione attuale nonché primo tassello delle cose che non riesco a perdonarmi. Colpa grave? Forse sì, ma non mi basta per cambiare punto di vista. E quindi passo oltre.


Non sono brava a coltivare le amicizie e gli affetti in generale. Quando si smette di frequentarsi perché la vita ci conduce in luoghi diversi, quando le divergenze nel modo di vedere la vita, le idee politiche, persino quando alcune convinzioni alimentari sono troppo diverse dalle mie io non riesco ad affezionarmi. Piano piano mi allontano e non ci sono legami abbastanza forti che tengano per riuscire a superare certe distanze. Mi è successo persino con i parenti stretti: una volta non sono andata al funerale di uno zio perché non avevo scordato (e mai scorderò) certe sue frasi sbagliate nei miei confronti. Questo è quello che sono, una persona incapace di perdonare o di convivere con un modo troppo diverso dal mio di abbracciare certi valori. Non è bello eppure per me pure questa volta mi pare giusto così. È mica ho finito.


Non so amare bene. Se mi guardo indietro mi accorgo che sono rimasta infatuata sempre dallo stesso tipo di uomo che, passata la sbornia, ho immediatamente imparato a disprezzare a dimenticare con la leggerezza di un battito d’ali. Passioni e sofferenze da romanzetti d’appendice e poi oblio totale. Per sempre. Ogni volta così. La colpa è tutta mia. Innegabile. Ma per fortuna stavolta è proprio troppo tardi per rimediare. Mi sono persa il grande amore e pure il rischio che si trasformasse in muffa o residuo secco. Della mia autodeterminazione in solitaria ho imparato a fare il mio vero tesoro. Giusto o sbagliato che sia è un problema che, di grazia, non ho più il disagio di pormi.


Di quante altre cose potrei ancora dire di vergognarmi o di essere stata mancante? Una lista forse infinita. Per fortuna ogni tanto mi sottopongo al confronto e mi predispongo a cambiare idea, ottica, visione. E, per la stessa fortuna, trovo una che vota Salvini a farmi la morale...ovvio che poi smetto di sentirmi la persona peggiore del mondo. 


C’è della gente bruttissima in giro. Ed è così diversa da me che mi consola di tutto il non bello che ancora trattengo di me

lunedì 1 agosto 2022

Il contrario del pessimismo (non è l’ottimismo)

 Sono tante le ragioni per cui ricorderò per molto tempo questa estate. Non è solo per questo caldo anomalo e soffocante che in certi momenti del giorno, ma soprattutto della notte, pare voglia suggerirmi forme nuove di disincanto e tristezza, stati d’animo che di solito riservo alla poca luce e al gelo dei mesi invernali. Poi però torna l’alba, l’aria si fa per qualche ora di nuovo respirabile, il silenzio mi concilia di nuovo con le cose, un po’ di meditazione, gli allenamenti e tutto ha di nuovo la forza di un richiamo potente a cui mi piace obbedire come un soldatino.

Ricorderò questa estate balorda perché ne ho anticipato il racconto che era a me riservato prima che potesse restituirmi dei dubbi, perché si è fatta protagonista di cambiamenti epocali di cui vedremo i risultati solo tra qualche mese, perché nella calma apparente di una città che diventa magnificamente vuota io mi ritrovo a camminare per chilometri senza vedere neppure un’anima, per poi arrivare in una piazza piena di persone che mi sembrano catapultate da un mondo altro di cui io non ho mai saputo nulla prima d’ora: abiti leggeri che contengono corpi orgogliosamente abbondanti o filiformi, teste multicolore, giovani amanti e famiglie numerose. Oggi ho attraversato la città a piedi e mi è stato facile notare gli improvvisi passaggi di stato di un luogo che si svuota dei suoi abitanti e accoglie il resto del mondo che è pronto a scoprirla. E allora ho pensato che è vero, e forse lo sarà sempre, che non mi sarà facile scrollarmi di dosso un certo irrimediabile pessimismo, ma per fortuna questo è una cosa diversa dalla tristezza. Non sono una persona triste perché provo ancora un enorme piacere in tante cose. E questo mi pare un fatto proprio bello. Godere del presente, pur non credendo affatto nel futuro, ha in sè qualcosa di profondamente liberatorio e oserei dire persino saggio.

Oggi era caldissimo, ma Milano era meravigliosa  e io ho comprato delle scarpe da running che desideravo da tempo, scontate del 40%. Ho poi pure  risolto un po’ di rogne burocratiche noiosissime e delle quali finalmente non devo più preoccuparmi, ho pensato ai film di una retrospettiva che si è conclusa ieri e che mi ha incantato, mi sono allenata senza sconti e sono più o meno l’unica persona che conosco a non aver preso ancora il covid. Non sono triste perché altrimenti mi sembrerebbe di tradire le mie giornate, la buona sorte, le mie lotte contro la pigrizia.

Agosto è appena cominciato. Non riuscirò neppure a tornare dai miei per qualche giorno (neppure per il mio compleanno) e vivo della rendita ormai lontana della mia scuola estiva s Stromboli e il poco mare che l’ha accompagnata. Sta tornando pure il caldo feroce dei giorni scorsi e mi aspettano giorni strani anche in casa alle prese con i nuovi mobili ordinati.

Ho cominciato a dormire sul futon e garantisco che è una roba davvero parecchio strana. Però mi pare funzionare: dormo abbastanza e non ho dolori. Poi piego tutto e la stanza prende le sue solite sembianze. A settembre si voterà. Con ogni probabilità vincerà la destra, saremo più poveri e forse questo sarà il nostro male minore. Il bello di essere pessimisti, ma non avviliti, è quello di essere pronti al peggio e sperare comunque di avere torto. E poi di certo ritornerà il fresco, che manco mi è mai piaciuto ma solo gli stupidì non cambiano idea.

Sono pronta al peggio ma non sono triste e, se ci penso bene, in un tempo come questo, contraddittorio, fumoso, indecifrabile, degenerato, questo mi pare davvero il più felice dei paradossi possibili.

martedì 26 luglio 2022

Cercare l’estate tutto l’anno. E poi trovarne troppa

 E’ troppo. Stavolta direi che è troppo persino per me, che vivo pressoché in funzione di questo unico periodo dell’anno. Fa un caldo insopportabile per chiunque, anche per chi è più temprato alle condizioni avverse, anche per un asceta capace di andare oltre ogni tipo di mortificazione e sofferenza corporale, anche per chi è abituato a sfidarsi continuamente con giochi di resistenza fisica. Fa un caldo mortale che raggiunge picchi di intensità inquietanti soprattutto di notte. Nelle ultime sere mi è capitato di addormentarmi, giusto per qualche minuto, e svegliarmi di soprassalto in preda agli incubi e completamente sudata. Per fortuna alla fine di questo mese porteranno via il mio materasso, assieme alla mia Sindone. Sì perché, tra l’altro, sto continuando a svuotare casa e sono riuscita a liberarmi di quasi tutti i mobili. Mi pare di essere tornata al tempo in cui venni ad abitarci, quando c’era solo il letto e il microonde. All’epoca però era un gennaio di quelli polari, come negli anni successivi non se ne sono più visti. In realtà non so neppure per quale ragione precisa stia liberando casa: non mi è chiaro se è soltanto perché vorrei rinnovare l’arredamento o perché, più o meno inconsciamente, mi piacerebbe andare ad abitare altrove. Ho dato un’occhiata ai prezzi delle case in certe zone in cui vorrei trasferirmi e ammetto che stavo per svenire. In effetti non è un gran periodo per comprare. E allora mi sono detta che forse vorrei semplicemente godermi per un po’ di tempo questo spazio ritrovato, continuare a gettar via il superfluo e avere a disposizione soltanto lo stretto necessario. Mi piace pensare che se mai decidessi di traslocare potrei farlo con assoluta naturalezza. Senza zavorre, senza troppo sforzo, tenendo con me solo cose che abbiano un significato stabile. E non è sempre facilissimo stabilire cosa sia davvero necessario e cosa no.

Che altro ricordare di questa torrida estate in cui tutto è già stato da me consumato, tra ferie cominciate e finite prima che me ne accorgessi davvero, persone a cui ho dovuto dare spiegazioni a cui mi sarei volentieri sottratta, uomini che credono di conquistarmi parlandomi prevalentemente di sesso e altre spiacevoli questioni che posizionano questa strana parentesi di anno non propriamente ai vertici di quelle memorabili. Come sempre più spesso mi capita,il poco che riesco a salvare di questi anni così bizzarri e diversi è sempre legato ai miei piccoli obiettivi personali: quelle cose molto ombelicali fatte di mantenimento di una buona salute, cucina, consumare film cercare il più possibile di non annoiare o infastidire il prossimo. In fondo poca roba, che mi mette costantemente al cospetto di una verità che spesso dimentico: per fare progressi ho bisogno di cambiare, anche di poco, l’approccioconsuetoimparare a padroneggiare meglio la tecnica, anzi acquisirne una nuova, lasciarmi guidare da qualcuno. Altrimenti finirò per cucinare sempre gli stessi piatti, continuerò a correre nella stessa maniera e coprirò le solite distanze. L’orizzonte necessita di uno sguardo ampio perché possa mostrarmi dell altro. Forse troverei divertente fare un po’ di analisi, quella che non pretende di risolvere alcunchè ma che ti guida nella comprensione di piccoli grovigli legati a momenti un po’ indecifrabili come questo. Chi lo sa, forse un giorno. Per adesso penso ancora che la mia spesa migliore sia stata l’epilazione laser e i massaggi drenanti a proposito di cose superflue e le zavorre di cui mi compiaccio di liberarmi

E’ troppo. Nessuna estate ha il diritto di chiedere così tanto a chi la cerca tutto l’anno. Neppure a me

sabato 16 luglio 2022

I benefici effetti di un massaggio alla menta

Sono reduce da uno di quei massaggi che ti rimettono in pace con le ossa e col mondo, quei premi che mi concedo quando decido in modo del tutto arbitrario che, sì, me lo merito. Le ragazze, che ormai mi conoscono bene, mi piacciono perché assecondano con grazia l’ormai tacito accordo di chiacchierare solo per i primi cinque minuti, dopo i quali io mi catapulterò in un mondo altro fatto di dormiveglia, pensieri sparsi o, al contrario, una questione precisa che mi ossessiona e che devo dipanare….dopo quei cinque minuti fatti di “brava ti sei allenata, si vede. Ora ti faccio provare questa crema, ci sono le fiale di collagene in promozione, lo usi il siero di vipera? (Il siero di vipera? Pure la vipera vuole riscattarsi adesso? Tutti che vogliono essere belli e buoni ormai, pure se per natura sono nati per fare i cattivi)” io mi metterò al servizio dei miei pensieri rimasti in coda rispetto alle, sedicenti, priorità.

Parto dal primo di questi interrogativi improvvisati venuti fuori come da un cilindro impazzito da cui saltano fuori mille cose diverse, quello capitato proprio mentre mi si riattivava la circolazione delle gambe spalmandoci sopra una profumatissima crema alla menta. Si dice, neppure conosco la fonte, “chi è felice ha ragione “. Mica vero. E lo dico da non infelice. C’è qualcosa di profondamente immorale in una considerazione simile, fatta soprattutto oggi, in un contesto come quello attuale. Io credo invece che chi prova ad abbassare la soglia di sofferenza collettiva abbia ragione. Se sei felice, oggi, vuol dire che hai una visione solo parziale delle cose del mondo e di chi lo abita e quindi non puoi avere ragione. Ma il profumo della menta mi distrae, mi porta a pensare ad altro, stavolta pensato e detto addirittura da Einstein “se fai sempre le stesse cose otterrai sempre gli stessi risultati”, come a dire che se non cambi metodo e approccio, rispetto a quanto sei abituato e che ripeti per pigrizia o atto di fede, non farai mai dei progressi. Senza osare dissentire le parole di chi è stato l’espressione suprema dell’intelligenza, a me è subito venuto da pensare ai miei allenamenti quotidiani, quelli che ripeto da anni e che sono ciclicamente sempre uguali e mi sono chiesta come sarei io oggi senza di loro. Il cambiamento della mia struttura fisica, del mio stato di salute, del mio livello di circolazione, del mio metabolismo….è stato possibile solo grazie alla ripetizione costante di quel tipo di lavoro, ogni progresso graduale è stato il frutto di quella costanza, di quella disciplina sempre uguale, un “metti la cera e togli la cera” del workout quotidiano. Fare sempre le stesse cose per me porta eccome ad un risultato. Se avessi fatto altro avrei ottenuto altro, certo, ma non quello che era il mio obiettivo iniziale. Ma ormai siamo passati alla schiena. Il massaggio alla schiena mi rilassa da matti, devo proprio impegnarmi tanto per non addormentarmi e allora come non pensare al fatto che in fondo sarebbe cosa lecita chiedere al gelataio “tu cosa ti compri di meglio vendendoli?”, che è un vero mistero per me, che potrei vivere solo di variegato all’amarena e nulla più.

Il massaggio alla schiena dovrebbe passarlo la mutua. Quando arriva alla base del collo è proprio pelle d’oca completa, Nirvana. Oserei dire orgasmo. Per finire un breve massaggio alle tempie. È l’acme. Rialzarmi dal lettino è ogni volta un’impresa titanica di accettazione è un primo frammento di benessere che sfuma nell’ indistinto di quelle fragranze ancora nell’aria a confermarmi che quel tempo magico si è davvero consumato. Un ritorno alla realtà che sento proprio di non meritare.

Le mie vacanze sono già un ricordo lontano ma sono state così belle che sarebbe stato uno spreco pretendere di farne di più lunghe, Milano è già semivuota e per questo ai miei occhi ancor più bella, i contagi aumentano ma non è più il dramma che è stato, la guerra continua ma in questa fase pare affliggerci di meno, Draghi si è dimesso e nessuno sa cosa sarà di questo strano paese appena l’estate cederà il passo a stagioni più adatte alla cupezza.

75 euro spesi benissimo.

domenica 10 luglio 2022

Ho fatto in tempo. Lista fuori sincrono di fine vacanze…di mezza estate

 Eggià, direi che ormai le mie vacanze sono ormai concluse. In fondo mi fa piacere perché prima che partissi ero tremendamente stanca e il periodo del riposo e del distacco da quasi un anno di cose sempre uguali ma di cui sentivo ormai l’enorme peso era una necessità non procrastinabile. E poi avevo una specie di fretta: fretta di non subire l’ansia dell’ennesimo ciclo di contagi, delle partenze cancellate all’improvviso per carenza di personale, di cominciare le cose bellissime che ho poi effettivamente fatto. È stata una vacanza diversa, a suo modo specialissima, durata il giusto e piena di cose che amerò ricordare durante questo nuovo periodo di impegno e di ulteriore tassello di vita milanese. 

La domenica sera porta sempre con sè il senso della malinconia, ma per me stavolta ha il sapore di un pacificato bilancio di medio termine, quello che mi fa pensare a quello che mi è successo da poco e pure ai fatti di un bel po’ di tempo fa, a come è cambiato il mio sguardo e i miei affetti, a come le cose cambiano anche in modo spiacevole e che in fondo stare così lontana da dinamiche che non mi appartengono è una vera fortuna e, anzi, se c’è una cosa che ho capito proprio bene è che io da Milano non so stare lontana per troppo tempo. Riflettevo su questo proprio oggi pomeriggio, durante la mia lunghissima passeggiata sotto un sole deciso ma in fondo sopportabile grazie alla clemenza di un venticello costante e carezzevole. Ho pensato a tutto quello che ho fatto in tempo a fare, e a capire, giusto quell’attimo prima di un possibile errore o occasione persa e, sebbene non ami affatto fare le liste e gli elenchi, manco fossero dei trofei da allineare sullo scaffale più in vista, mentre camminavo mi piaceva mettere in fila un po’ del buono a cui attingo nei momenti di sconforto, come fosse una specie integratore di contentezza. E così la mia lista di “ho fatto in tempo” di questo scorcio d’anno è diventata più i meno questa.

Ho fatto in tempo 

A progettare una vacanza in cui potessi fare il bagno, prendere il sole e pure imparare a come si fa un podcast e conversare amabilmente con persone di cui ho una stima infinita. Ricevere i complimenti per come ho costruito una storia mi concilia col mondo, mi equilibra il metabolismo, mi fa crescere i capelli, mi cambia l’umore…ma cosa ci sta di più gratificante. Niente.

A recuperare tutte le stagioni di stranger things, rimproverandomi di essere stata così snob da non averne vista neanche una puntata negli anni precedenti. Chiedo scusa. È troppo bella e rischiavo di non accorgermene.

Ad entrare in contatto con persone (almeno tre) che avevano il covid e io non l’ho preso lo stesso. E no, non è il vaccino che ha funzionato. Nessuno mi convincerà del contrario tacciando stupidamente di essere contraria al vaccino. Ma sono troppo felice per toccare questa dolorosa pagina di questa sciocca visione

A scoprire che dormo benissimo col materasso per terra e aver subito provveduto a comprare un futon che diventerà la mia nuova formula di riposo d’ora in poi

A leggere la notizia che i single hanno superato le coppie con figli e provare la strana sensazione di non essere più io quella strana ma che il mondo stia cambiando in una maniera che io trovo sensata già da tanto tempo. Non è obbligatorio essere 60 milioni di italiani. E se il problema è come pagare le pensioni agli anziani potremmo potenziare l’accoglienza dal resto del mondo visto che siamo in piena crisi da sovrappopolazione unita a risorse troppo scarse per tutti…

A conoscere persone generose ma a dir poco bizzarre di cui non saprei quanto abbia meritato l’affetto e che spero di non aver offeso in alcun modo

Ad amare, e non solo in quanto percepita come necessaria ma proprio perché bella, la mia condizione di solitaria ormai poco incline al sentimentalismo. Quello che non è mio non lo sarà mai, indipendentemente dal volere di chiunque. Mi pare così semplice e risolutivo da rasentare la banalità 

A tornare a Milano giusto un secondo prima che mi mancasse da morire. Me lo devo ricordare più spesso, soprattutto quando penso che potrebbe valere la pena stare altrove. Non sarebbe vero.

Ora sono davvero pronta ad affrontare la mia riprese delle attività. A voi tutti buona estate. Beati voi. Ma pure beata me


sabato 2 luglio 2022

Mettersi in ascolto. Per tutto il tempo necessario

 E anche questa è andata. Che gioia poter fare un bilancio e per una volta metterci dentro solo voci positive. Avevo deciso di gestirmi le ferie di quest’anno in questa maniera: una parte fatta di ritorno a casa, sole locale, ozio, sport, tempo da perdere improvvisando un po’ tutto. E una parte a Stromboli, mixando bagni in acqua cristallina sotto la supervisione di un vulcano imponente ma sonnacchioso e persino rassicurante, con un corso su come si costruisce un podcast, tenuto da uno dei più bravi conduttori radiofonici che mi onoro di conoscere ormai da uno sproposito di anni. È andato tutto liscio. Le mie aspettative tutte confermate, le persone che mi hanno accompagnato in questa avventura sono state adorabili e io ho portato a casa esattamente l’esperienza un po’ bizzarra e folle che avevo vagheggiato. Se non fossi soltanto a metà delle mie ferie avrei trovato un po’ penoso ritornarmene direttamente a Milano. Per fortuna ho ancora dei giorni per lasciar decantare tutte le cose chi ho lasciato che mi accadessero e riconciliarmi con una vita che in fondo non sono stata brava a scegliermi ma che tutto sommato mi offre la libertà di una sospensione creativa più spesso di quanto potessi sperare. 

Se c’è una cosa che ho capito soltanto in questi ultimi anni, quelli nei quali mi affaccio alla maturità vera, è proprio questa: la vita che ti scegli non necessariamente deve coincidere con quello che riesci a realizzare rispetto al tuo sogno bambino. La vita che ti scegli è quella che fai coincidere con le scoperte del momento cucendoci sopra tutta l’ispirazione che quelle sono capaci di restituirti. È una cosa che non puoi preventivare, te la godi appena arriva ed è il frutto pure di tutti quegli errori che, sbagliando di nuovo, desidereresti evitare. Ho scoperto la bellezza del “recupero in corso d’opera”, quello che puoi meritarti solo quando hai accumulato abbastanza fiato in corpo unito a uno sguardo diverso sulle cose che hai sempre avuto di fronte. 

Seguo Matteo da un’eternità: a modo mio penso che siamo cresciuti assieme (a sua insaputa) al punto che la conversazione con lui era così familiare e naturale che nessuno immaginerebbe che è soprattutto frutto di una connessione creata da quella strana magia che è la radio. E così ho pensato che certe  scoperte di noi stessi sono proprio come una radio, che registra e accantona stralci di esistenze apparentemente senza un vero scopo se non quello, che scopri solo tanto parecchio dopo,  di leggerne il significato quando hai davvero bisogno di trovarlo. E il bello è che non sai mai quando questo momento arriva e ti regala il senso che cercavi.
Speravo in una bella esperienza. Se ci penso bene mi è andata persino meglio


Inviato da iPad

In che sen50?

  Mi pare ieri. Anzi no, pare che siano passati mille anni. Succede, quando non hai un album fotografico da cercare e da aprire, con l’inten...