venerdì 30 ottobre 2015

La resilienza sta bene su tutto (fortuna, amore, lavoro)

Ci deve per forza essere una ragione plausibile per cui il post di ieri, unitamente a quello del mio appuntamento al buio, vanti una marea in più di lettori rispetto alle mie abituali statistiche. Sinceramente non saprei che deduzioni fare, al netto di una mera casualità. Però deve pur esserci qualche ragione più logica.
Io in un post parlavo di lavoro e in un altro di difficoltà a trovare il grande amore. Insomma manca la salute e ho messo i pilastri per l'oroscopo di una povera inquieta.
Chiusa parentesi da egocentrismo letterario.

Alla fine prevale sempre il fatalismo nella mia personale visione delle dinamiche dell'esistenza. Nel mio destino di breve termine non era contemplata Roma e neppure un project manager tanto gentile e simpatico ma col quale non è scattato niente.
Eppure da sempre nella mia vita ho desiderato cose che ho voluto realizzare con tutte le mie forze senza riuscire neppure a lambirle. Ce ne stanno altre che ho ottenuto senza alcuno sforzo e a cui altri ambivano molto più di me. Ci sono occasioni che ho colto senza preventivarle in alcun dettaglio, solo improvvisandole, e mi sono sembrate come un pacco regalo inviato da uno sconosciuto.

Io credo tanto alla fortuna e al modo pessimo in cui è distribuita.
Credo abbastanza nella volontà e al suo variabile metodo di ricompensa dello sforzo.
Credo in buona misura nell'importanza dell'atteggiamento individuale e nella sua fondamentale rilevanza nell'attutire i colpi della fortuna avversa e degli sforzi non ripagati.
Non mi sono mai posta il problema della fede, perché non trovo in essa  nessuna risposta, nessuna forma di consolazione, nessun fascino, nessuna intelligenza.

Non saprei dire cosa sia prevalso nella mia vita e nel percorso che mi ha portato qui, coi miei 39 anni senza troppe pretese, con la mia enorme fortuna in certe sfere della mia vita e nessuna in altre, con la mia fatica sprecata per ottenere cose che forse non avrò mai e i perenni tentativi di modulare il mio spirito all'accettazione del fallimento.

Forse ciascuno di noi ha la sua quota di fortuna che deve sapientemente combinare con tanta forza d'animo, fatica, speranze...e poi quello che viene viene...
E qualunque cosa venga...ben venga :)









giovedì 29 ottobre 2015

Non mi pare il caso...

Il rientro alle cose di sempre è così, faticoso e ingiusto, inutile stare troppo a coltivare mestizie. Però bisogna ammettere che la sorte ci mette del suo...se la mail di risposta all'interpello a cui tanto tenevi per dare la svolta al tuo lavoro,o almeno al tuo posizionamento geografico, ti arriva mentre eri in ferie. Mi avevano confermato di possedere tutti i requisiti e domani sarei dovuta essere alle 8:30 a Roma per la prova. Avrei dovuto dare conferma il 26. Chiamo e mi dicono che posso ancora andarci. Non ci vado. L'avessi saputo un giorno prima ci sarei arrivata da Napoli...ora non ce la posso fare. Si sono proposti in 59 per 2 posti, ne hanno scartati 10. Concorrerei con 49...troppi.

 Ho portato in ufficio i casatielli della mamma e i colleghi hanno tanto tanto apprezzato. Ne sono tanto felice e mi fa ricordare che pure qui conosco un sacco di persone carine e gentili con cui vale la pena di fare merenda. Poi mi ricordo che sono i pasti principali quelli che condivido molto poco. Pare che sia una specie di molecola che alcuni hanno e altri no a sviluppare il gene della socialità spinta e gioiosa. Esiste un mercato per tutto e non per le molecole gioiose...

 Ma non mi funziona la caldaia. Non ho ancora disfatto le valigie. E non sono contenta di essere tornata. E se domani a Roma ci andassi? Se questo strano incrocio di coincidenze avverse fosse solo una ulteriore sfida motivazionale, invece che il segnale di rassegnazione che ci vedo io...

 Come faccio ad andarmene via da qui sapendo che è una cosa davvero possibile? Come faccio ad andarmene via da qui sapendo che è una cosa che davvero voglio?

martedì 27 ottobre 2015

Mi trovo bene se mi trovo dove?

Sono quasi finite. Le mie vacanze campane sono veramente volate. Quanto può essere diversa la quotidianità a seconda di dove ti trovi, di cosa devi/vuoi/puoi fare, con chi sei, che aspettative hai...

Mi sono connessa molto poco. A Milano non succede mai, essere connessa il più possibile e ovunque per me è una necessità imprescindibile. Qui a casa invece ci sono altre attività che non richiedono la compensazione della connessione. Mi sono fatta bastare le cose che avevo intorno: una città ritrovata e in gran parte riscoperta, parenti cari che non vedevo da troppo tempo, gite fuori porta magnifiche, specialità gastronomiche assimilabili a capolavori e non riproducibili altrove. E poi tanto riposo, perché uno non ci pensa, ma non è che se non fai lo scaricatore di porto non hai bisogno di staccare completamente e in modo netto da una routine quotidiana  che ti consuma proprio nei suoi automatismi, nella sua sistematica prevedibilità. Io dormo poco e questo in fondo non mi dispiace, ma ho bisogno che il mio sonno sia profondo e ristoratore. A Milano questo miracolo non si realizza mai e ormai me ne sono fatta una ragione: ho un materasso ortopedico, un piumone morbidissimo, ottimi cuscini memory...ma dormo male lo stesso, non sono mai sufficientemente riposata, ho sempre gli occhi rossi...amen...

Qui ci sta un letto normale e un micio che dorme nell'altra stanza...e dormo benissimo. Sarà che conta il fatto di essere in ferie, che all'ufficio non penso mai neppure per un nanosecondo, sarà che le cose che sai che non durano poi te le godi di più...però in questo momento ho una paura folle di tornare lì dove dormo male, dove il caffè non mi viene bene come qua pure se uso la stessa miscela, dove faccio un lavoro che non riesco a cambiare, dove non ho legami...mi abituo troppo presto ad una migliore qualità della vita...

Tanto tempo fa ho avuto tantissima voglia di andare via dalla mia casa e probabilmente se sapessi di doverci rimanere ripenserei le stesse cose. E quindi è giusto così.
Adesso invece quello che davvero mi manca è la voglia di tornare a Milano.
...disse quella che poi ci tornò, ritrovò tutti i suoi cinema, le mostre, gli eventi...ricominciò i ritmi di sempre, si lamentava tutti i giorni che era stanca, che si sentiva sola, che il suo lavoro non era affatto per lei. Ma poi alla fine la trovava sempre una cacchio di maniera di essere un po' felice pure lassù in quella strana città dove si dorme tanto male...
ma che in fondo non ti impedisce del tutto di sognare

sabato 24 ottobre 2015

Turista per il Caso


Le ferie sono belle sempre. Pure se devi solo tornartene a casa tua a passare tutto il tempo con la tuta o a visitare una città che in tua assenza si è resa irriconoscibile. Pablito non si è scordato di me e come era solito fare anche a Milano, quando mi vede scrivere sull'i pad salta in braccio. Anche in questo momento sto scrivendo sotto sua "dittatura".

Quello che veramente trovo utile dell'allontanarmi periodicamente da Milano è la distanza. Non quella fisica dal luogo in cui faccio tutte cose che ritengo sensate e spesso belle nella mia quotidianità un po' faticosa, ma che in fondo mi sono scelta io. Intendo la distanza dalle cose che non mi sembrano chiare, dalle persone che ho provato a comprendere, da certe forme di disagio da cui non riesco a spogliarmi. La distanza è utile e percepire le reali mancanze, il legame effettivo ed affettivo che si stabilisce con ciò che abbiamo deciso di includere nel nostro mondo emotivo.
Anche il ritorno spesso è chiarificatore. Pensavo che questa casa fosse il passato che non torna e invece è qui, con le mie cose, con la sua luce familiare, con i piatti buoni di mia madre. Pensavo che Milano fosse tutto ciò che mi rimane, che prima o poi avrei trovato legami solidi soltanto li, che li avrei avuto la piena realizzazione di me stessa. E invece è successo così tanto ma in realtà così poco che in fondo non saprei dire che storia sarei in grado di scrivere per questi ultimi anni.

Certe distanze hanno senso perché in realtà servono a riavvicinare. Altre solo perché confermano la lontananza che c'è stata sempre.
Ma forse tutto si tiene proprio grazie a questa strana altalena di partenze e ritorni, distanze e riavvicinamenti, passato e futuro, Napoli e Milano...tutto reso meno faticoso da un frecciarossa, un po' di ferie, il Vesuvio e via Mecenate.
E un gatto che mette lo zampino sulla tastiera che racconta i fatti miei 

giovedì 22 ottobre 2015

Eva, le mele, lo strudel

Oggi ho rivisto un film meraviglioso. Se un uomo avesse voglia di sapere cosa passi davvero per la testa di una donna, qualunque donna, dovrebbe vedere questo film. "Eva contro Eva" rientra tra  i miei film della vita, per l'aura di fascino che si porta dentro come film perfettamente holliwoodiano, per gli attori giganti che lo animano, per la sceneggiatura perfetta, per la trama solidissima, per l'analisi perfetta della psicologia femminile.

Mi pareva una scelta azzeccata, visto che pioveva forte, ci stava un tappeto grande grande a disposizione con una marea di cuscini in cui affondare, un micio predisposto all'ozio. Direi una fotografia molto poco originale di donna sola, pigra e malinconica. Non vedevo l'ora di incarnare esattamente questo ruolo e infatti è stato un pomeriggio perfetto.

Eva...la donna...il peccato...le mele...bastava dirlo che vuoi lo strudel. Mi mancano solo il burro e l'uvetta e così mi sono ricordata di quando mia madre mi mandava a fare la spesa alla coop che stava in piazza. Sono almeno vent'anni che non ci sta più. Compravo sempre i formaggini perché mi piaceva tanto scioglierli nel riso bollito. Poi un giorno sentii che facevano male perché contenevano i polifosfati. Non seppi mai cosa fossero, ma mi spaventai così tanto che da allora smisi di mangiare formaggini. Credo di poter far risalire a quell'episodio la età della coscienza: quella che coincide con la paura piuttosto che con l'accresciuta consapevolezza. Meno male che le mele non me le sono fatte mancare mai...
Ho sempre amato fare la spesa, le raccolte punti, le promoter, le campagne promozionali. Credo di essere un asso infallibile nel cogliere certe offerte. In realtà sono semplicemente una preda molto facile (mi basta saperlo per sentirmi ancora salva). Preparo la lista della spesa con lo stesso rigore di un trattato scientifico, direi che mi piacciono le liste in generale perché sono un modo per schematizzare tutto e rappresentano uno strumento facile per mettere ordine alla scala delle priorità. Ma forse mi piacciono tanto perché costituiscono un pretesto formidabile alla trasgressione.
Ora vado a fare la spesa. Ho una lunga lista pronta...pronta per diventare ancora più lunga.





mercoledì 21 ottobre 2015

Stare sempre. No, solo ogni tanto

Quattro giorni. Di assenza da Milano, dall'ufficio, da via Mecenate, dalle mie due stanze multicolor, dai miei giri compulsivi per il centro nel tentativo un po' infantile di perdermi il meno possibile di tutto quello che mi piacerebbe fare.

Quattro giorni qui a casa con un clima troppo poco clemente per invogliarmi ad uscire quanto avrei voluto. Ora sto per andare in provincia di Benevento perché i miei vogliono comprare non so bene quale tipo di specialità locali. E invece io me ne vorrei stare qua a casa, con la mia tuta, senza trucco, a terminare il libro che mi sono portata da Milano, con Pablito in braccio che mi dà le testate.

È strano, ma quando sono a Milano e ci sta il brutto tempo la mia voglia di uscire si fa ancora più forte, perché è angosciante rimanere da sola in una casa non accogliente quando fuori diventa tutto grigio. E così è automatico che metto i miei stivali per la pioggia e mi rifugio in centro.
Ma quando sono qui no. Se è brutto tempo mi basta starmene in casa in mezzo alle cose che mi piacciono a sbirciare tra oggetti lasciati tanto tempo fa, dimenticati e ritrovati come un ritrovamento archeologico. Mi basta persino guardare la televisione che ho preteso di non avere più, correre sul nuovo tapis roulant o guardare fuori dalla finestra.

Quando sto qua non ho nessuna smania. Forse perché sono sicura che si tratta di un tempo limitato, che poi me ne torno alle mie cose degli ultimi anni, quelle scoperte con l'entusiasmo di chi è uscito dal nido e scopre che fuori da protezione e comodità ci stanno un sacco di cose belle, seppure con i ritmi spesso stancanti che però mi tengono sempre desta e attiva. Forse è per questo che un po' mi dispiace perdermi tutto quello che adesso si sta facendo a Milano. Forse è per questo che appena sveglia vado a vedere che sta succedendo da quelle parti?
Non mi piace stare sempre stressata e non mi piace stare sempre rilassata.
Non mi piace stare sempre.


domenica 18 ottobre 2015

Cosa c'è sotto? La pressione

Non mi ricordo mai che certe cose vanno evitate come la peste. Che poi per me non cambia niente sapere o meno, visto che poco ci si può fare. Quando vengo giù a casa mia, una delle prime cose che il mio papà vuole che faccia al mio risveglio è misurarmi la pressione. Io lo so che c'è l'ho tanto bassa, tanto è vero che l'ultima volta che sono stata qui sono svenuta due volte e mi sono fatta molto male. Però poi in linea di massima me la cavo sempre e pure se ho spesso dei mancamenti, da allora non mi è più capitato di collassare. Stamattina avevo 59 - 97 ...che forse è proprio bassa davvero, però stavo bene e mi è parso eccessivo tutto l' allarmismo che ha generato quello strano aggeggino a cui mio padre crede come ad un oracolo. Lui si controlla costantemente, prende un sacco di medicine e passa la vita a studiare le sue analisi. Forse fa bene lui, ma se penso a quanto dispendio di tempo tutto questo monitorarsi comporti, davvero non saprei quanto il gioco valga la candela. Se ti senti bene...stai bene, e questo credo che sia sufficiente per non cercare di sapere altro. Lo so, lo so ... La profilassi è fondamentale...uff

Forse è per questo che mi ha fatto molto più piacere trovare nella mia piccola palestra domestica un tapis roulant nuovo di zecca e con un sacco di funzioni. Perché io soltanto dopo la corsa sto bene, perché la pressione incriminata aumenta, perché mi stanco tanto e quando mi riposo da quel tipo di fatica mi pare di rinascere, perché un pranzo calorico non mi pare più un peccato ma un premio dovuto.
Lo farei anche se non sapessi di avere la pressione così bassa, forse lo farei anche se qualcuno mi raccontasse che non mi fa così bene. Lo farei perché forse ho la presunzione di pensare che il mio corpo sappia meglio di me quello che è giusto per me.

È abbastanza rischioso quello che dico, lo so, ma non ci si può far molto per certe caratteristiche fisiologiche, innate, che rappresentano la natura che ci è data. Quindi piuttosto che contrastarle, bisogna conviverci e trovare un accordo.
Che tanto provare a saperne di più è inutile o controproducente
La penso così pure per certi soggetti psicologicamente molto fragili, che credono di guarire andando in analisi. E quasi sempre non ci riescono perché tutto quello che si può scoprire è il modo con cui mettersi di fronte alle proprie debolezze, guardarle meglio di prima...e tenersele. Perché nessuno fugge da quello che è. Credo che sia questo il vero merito di un percorso di analisi.

Io la pressione non me la voglio misurare più. Lo so già che sarà bassa per sempre, ma appena smetto di pensarci i valori sono esattamente quelli che devono essere. E che io sento di meritare







venerdì 16 ottobre 2015

E il treno va (traiettorie sconnesse di pensieri a caso)

Mancano un paio d'ore. Stanotte dormo nel mio lettone con le lenzuola tirate bene bene, come io non riesco mai ad ottenere..nelle rare volte in cui ritengo che rifare il letto sia una fatica meritevole.

Come mi rilassa viaggiare sul frecciarossa. Sono "costretta" a non fare niente per quattro fantastiche ore durante le quali sono stata connessa, ho letto una ventina di pagine di un libro bello, ho risposto a un questionario, mi sono appisolata e ho elaborato tutte le tensioni di una mattinata piena di antipatici imprevisti. Viaggiare ti risolve tutti i sensi di colpa dell'assenza di azione, aiuta a riflettere e a sdrammatizzare tutto quello che impone agitazione e decisionismo. Del resto sto andando da Milano a Napoli...mi devo predisporre...

Stavo leggendo un articolo sui soliti danni da connessione perenne sulla qualità dei rapporti. Ci sta un fotografo che ha rappresentato lo smembramento familiare con immagini al ristorante, al parco e ovunque ci si dovrebbe voler bene. Insisto, se si è distanti non è colpa di un elemento di distrazione, si è distanti perché neppure il vincolo familiare può essere sufficiente a consolidare legami profondi. Sono in treno, ho riflettuto con calma, non posso avere torto :)
Io sono una gelosa. Se chi sta con me non mi interessa, può parlare con me e/o stare sullo smartphone, continuerà a non interessarmi e a non offendermi. Ma se voglio che abbia occhi e cuore solo per me, quello dell'attenzione al telefono o a qualunque altra cosa è un indicatore utile a cui potrei essere molto grata per le mie valutazioni. La colpa, manco a dirlo, non è dello strumento ma della funzione d'uso che le viene attribuita.

Le ventenni di oggi sono bellissime. Mi costa ammetterlo essendo io del tutto fuori target, ma credo che la fascia d'età che oggi ha tra i venti e i trent'anni sia magnifica. Parlo soprattutto delle ragazze. Qualche giorno fa discutevo con un collega di cinque o sei anni più grande di me. Lui sostiene che forse è vero che sono più belli, ma pure più stupidi, meno concentrati, meno capaci di pensieri complessi e profondi. Io credo di no. Vivono in un mondo infinitamente più complesso del mio alla loro età, stanno implementando modalità differenti di approccio alle soluzioni dei problemi, sono più svegli e forse più intuitivi. Io li vedo così. Lui no. Chi lo sa chi c'ha preso di noi due. Chi lo sa se quando dice che sono insensibili e asettici pure nei sentimenti e nelle dinamiche sociali riesce davvero a cogliere la portata significativa del fenomeno. Mah, li aspetto alla mia età...che è poi la stessa di uno che adesso sta al governo...

Questo mese ho avuto molto spesso ospiti a casa. Mi piace da sempre l'idea della comune, delle porte aperte a tutti e della condivisione di tutto. Poi però quando se ne vanno e mi ritrovo di nuovo a dover rendere conto solo a me stessa mi pare una forma pura di libertà ritrovata e mi accorgo di quanto sia profondamente utopistica e ipocrita questa faccenda che l'uomo non sia nel profondo di se stesso un essere davvero libero proprio nella compiutezza della sua solitudine.
O di un grande amore






giovedì 15 ottobre 2015

Una terra è troppo. Due sono poche

È quasi un anno che non torno a casa. Di solito mi brucio le ferie facendomi i miei soliti viaggi in solitaria da cui ritorno tanto contenta. Stavolta invece me ne sto giù e voglio girarmi Napoli in lungo e in largo. Non ho ancora visto la metro di Toledo, hanno detto che è una delle più belle d'Europa. E poi voglio pure andare su uno di quegli autobus per turisti. Non ci sono mai stata e invece avrei dovuto visto che di Napoli in fondo conosco poco o nulla. A Milano fare la turista su uno di quei torpedoni a due piani è stata una delle primissime cose che ho fatto e forse non fu un caso che la prima cosa che mi colpì fu quella di trovarci sopra una milanesissima signora anziana che ci portava il suo nipotino (così si fa. Il senso di appartenenza si deve sviluppare da subito). quando ho cominciato a prenderci gusto, Milano è diventata un costante oggetto di esplorazione e scoperte. Perché è così, io sono sicura che in questo momento conosco infinitamente meglio Milano che Napoli e onestamente la cosa comincia a farmi un poco impressione. Credo che una delle mie colpe sia stata quella di pensare che quando in un posto ci vivi e ti pare familiare alla fine ti risulti scontato, non ti incuriosisca, oppure pensi che sia a disposizione per sempre e che certi posti si possa vederli in qualsiasi momento. È falso. Me ne sono andata dalla mia terra senza davvero conoscerla, senza capirla. Senza perdonarla.

Ieri sono stata in un posto qui a Milano in cui si è tenuta una discussione di due ore. Si cercava di capire quale fosse la migliore strategia elettorale di uno dei futuri sindaci. Io sono stata interpellata su una questione del genere. Io, che ho già votato una volta per il mio sindaco di Milano.  Io, che qui ci vivo da meno di sei anni. 

Domani torno a casa...no, questa è la mia casa...no, pure quella...allora, domani torno nella mia prima casa, quella in cui sono nata e nella quale ho provato a crescere. Quella in cui non ho mai avuto voglia di fare la turista e neppure la cittadina consapevole. Perché non ne avevo voglia? Ero immatura? Ero concentrata su altro? Non mi piaceva stare li? Perché Napoli non mi ha stimolato come Milano? Forse perché in fondo io vivevo in provincia e alla fine è vera la cosa che il paesino non è la città e la vita di provincia si porta dentro il limite dell'esclusione dal centro pulsante della metropoli?
Credo che sia mio dovere provare a capire. Magari dopo una frolla, o una bella passeggiata a via Caracciolo, per arrivare fino al fin troppo familiare Maschio Angioino nel quale ho passato tutti gli anni
 universitari. 

Domani torno giù. Sperando di ricordare dove ero rimasta



martedì 13 ottobre 2015

Come si cammina quando il tempo non ha più molto credito

Io lo dico che essere previdenti paga. Nessuno mi crede e invece torna sempre utile. Quando comincia il nuovo mese io accumulo sempre una marea di ore, in piccola parte si tratta di straordinario, in massima parte sono la mia personale banca del tempo a cui attingo per uscire molto presto dal lavoro durante la seconda parte del mese. certi miei colleghi fanno il contrario: vanno a debito di ore e se le recuperano dopo. Io non potrei mai e poi mai.credo che sia una prerogativa dei pessimisti quella di non indebitarsi mai.

Pure oggi me ne sono andata presto. Mi faceva tanto male la testa, dopo una mattinata in cui non ho trovato un secondo di pace e mi hanno addirittura affiancato due tirocinanti ( ma pensa te...). Come è strano il rapporto che instauri col tempo quando non ne sei completamente padrone!

Una volta sentii una cosa su una diva del passato che riguardava la sua biancheria intima. Lei diceva di spendere molto di più per quella che per i vestiti e diceva "nessuno lo sa, ma io si ed è per questo che cammino diversamente". Una cosa simile la sosteneva Visconti con i suoi film. Si dice che pretendesse che gli armadi delle scenografie fossero pieni di vestiti. Pure se poi restavano chiusi per tutte le inquadrature, perché altrimenti il pubblico se ne accorgeva.

Pensavo a queste cose senza un apparente motivo proprio mentre il mio mal di testa pulsante era lì a suggerirmi vagonate di oki a cui non ho voluto cedere. La testa mi fa male perché non ho dormito, perché oggi ho lavorato allo sportello senza mai fermarmi, perché stanno arrivando quelle temperature per cui io dovrei pensare a come espatriare fino al maggio prossimo.
I problemi si risolvono capendone la natura, non tamponandone gli effetti, pure se le tue ore di credito stanno finendo e tu sei costretto a usarle perché non ti senti bene, piuttosto che per camminare diversamente nel mondo.
Ma forse ho capito, dovrei solo smetterla di usare biancheria intima con i manga disegnati sopra


lunedì 12 ottobre 2015

Alla stazione (piccolo resoconto di un'attesa)

Sono in stazione centrale. Vengo dall'anteo dopo un rooad movie bello come gli " strawberry fileds", che raccontava cose sui Beatles, sull'utopia, sulla solitudine, su quanto può essere complicato crescere e quanto può diventarlo ancora di più sotto la dittatura franchista (...sotto qualunque dittatura).

Aspetto l'arrivo del babbo. Siccome detesto fare tardi per farci stare dentro tutto sono uscita tanto presto dall'ufficio, sono corsa al cinema (come se fosse obbligatorio andare a vedere un film il primo giorno che esce) e poi sono corsa qui. Che è un bel guaio perché ci sta un mega negozio di desigual e io quando ci entro mica ce la faccio a convincermi che non mi serve niente, che tengo cose da anni a cui manco ho ancora tolto la targhetta...ma è così bello tutto quello che vedo. Poi sono passata alla Feltrinelli. No qua non prendo niente, ho fatto l'ordine on line proprio ieri...

Come è bello stare seduta in stazione centrale. Questa di Milano tiene questa cosa che nella sua imponenza monumentale ci trovi totem pubblicitari giganteschi, cartellonistica multicolor, negozi simili ad acquari dove si vendono bottiglie di albume d'uovo o prodotti finanziari o prodotti tipici napoletani (???).

Devo aspettare ancora qualche minuto, chi lo sa quanta gente mi passerà ancora davanti. Mi piacciono quelli che sono in orario, che non sono obbligati a correre, che come me non pensano solo ad andare, ma pure a soffermarsi su tutto quello che un luogo tipicamente di transito come questo è capace di contenere e trattenere. Perché sono bravi tutti a venire in stazione solo per partire o solo per arrivare. Ci sta pure chi aspetta e intanto rimane ad osservare questo affascinante flusso di vita orientata verso degli infiniti altrove. Mi piace. Devo farlo più spesso.

Ora corro al binario, che sto facendo tardi per il treno di papà.

Non dove, ma come. Non con chi, ma perché. Non se, ma quando

  Sono arrivata all’aeroporto con la baldanza di chi crede di essere in larghissimo anticipo ma non ha fatto i conti con la folla oceanica f...