domenica 28 febbraio 2016

chiedimi se sono felice. Ma solo dopo che mi sono stancata

In fondo in fondo ci speravo. Credo che qualche volta sia un bello sgravio di responsabilità quello di non poter esercitare il proprio libero arbitrio. Erano anni che sognavo una domenica come quella di oggi. Una domenica fatta di nient'altro che un libro che si può leggere pure partendo dalla metà, un pure' di patate con broccoletti e formaggio fuso - preparati ieri, un film scaricato sull'i pad da vedere sotto le coperte...e nient'altro. Non mi sono mai concessa tanto poco da fare e tanto benessere da pigrizia assoluta, per via di senso di colpa e ansia da lista delle cose da fare. Pure se a pensarci bene quando mi affanno tanto a fare cose non mi pare mica di concludere molto di più...

Però oggi non poteva che andare così. Non c'è un solo muscolo del mio corpo che non mi faccia male e quindi la scusa era troppo valida per non approfittare di questa domenica celestiale. Ieri ho corso con dei runners professionisti. È stato fantastico pure se ad un certo punto ho pensato di rimanere lì al Sempione, trovata e trascinata da qualche cagnolino verso il più vicino albero per darmi degna sepoltura. Credo di aver decisamente sovrastimato le mie capacità atletiche se oggi sono messa così. Ma oggi penso di aver dato forma ad una mia vecchia convinzione e cioè che il dolore è sempre un'opportunità e mai un vincolo e siccome io un po' lo avevo previsto, avevo predisposto il mio giorno perfetto fin da ieri, con l'adrenalina che mi rendeva felice mentre stendevo due lavatrici, preparavo il pranzo per oggi e per tutta la settimana lavorativa, pulivo il bagno e facevo una mega spesa che mi ha fruttato 20 rollinz (!!!).

Ieri ero stanchissima ma felicissima e ne ho approfittato per fare tutto quello che ho dovuto. Oggi invece sono stanchissima ma felicissima e ne ho approfittato per fare tutto quello che ho voluto.
Il mio week end  perfetto è andato così: felicissima di essere stanchissima e di avere scoperto che fino ad ora non sono mai stata così bene perché non mi ero mai stancata così tanto.
Buona settimana. Qualunque sia la stanchezza che ci meritiamo


venerdì 26 febbraio 2016

fine del lieto fine. Una favola anomala

Sofisticato e amarissimo. Il film in stop motion che ho visto oggi, assieme al mio compagno di visioni Nicola, si intitola "anomalisa". Mi ha accompagnato all'uscita dal cinema lasciandomi con questi due aggettivi nella testa. Ma poi pure dopo, quando ho salutato Nicola e me ne sono andata alla decathlon a comprare una giacca anti pioggia per  runners, ho continuato a pensare a quello strano film che mi ha aperto un mondo su certi corto-circuiti emotivi di cui io stessa sono la preda più banale del mondo. E pure adesso che non riesco a smettere di pensarci, mi chiedo come sia possibile che le cose possano stare davvero così. O perlomeno anche così...

La storia in pochissime parole è questa. C'è un signore americano, sulla cinquantina, che ha raggiunto fama e successo scrivendo libri sulla soddisfazione del cliente. La sua esistenza è suo malgrado totalmente egoriferita: tutti i personaggi che incontra, tutti i suoi affetti presenti e passati hanno il suo volto e gli parlano con la sua stessa voce (fa davvero molta impressione questa trovata narrativa). Il suo narcisismo è la sua condanna perché tutto lo annoia, sopratutto ciò che gli riesce meglio e a cui deve il proprio successo. Non prova un vero interesse, piacere, gioia per nulla. Tutto ciò che gli assomiglia lo disgusta, come tipicamente fa chi non ama se stesso e in tutto quel mondo non ritrova altro che la detestata proiezione di se'. E fino a qui ci arrivo. La società americana produce anche di questi nuovi "mostri" contemporanei, che dopo una vita di competizione estrema diventano dei nichilisti depressi totalmente allo sbando. Fino a qui mi era chiaro. Basta pure un qualunque quadro di Hopper per rendersi conto di come l'America cominci ad avere a cuore il tema e di quanto sia brava a trattarlo.

La cosa che invece mi ha sconvolto, o meglio fornito spunti autobiografici inquietanti, è un'altra. Ad un certo punto questo stesso signore americano tenta il rimedio alla sua stasi emotiva con dei tentativi disperati. Si mette alla ricerca di una donna amata dieci anni prima e abbandonata di punto in bianco. Per tutti quegli anni ha creduto che fosse il grande amore da ritrovare. Poi si rivedono ed entrambi scoprono che non era così. Che quel tormento romantico lungo dieci anni era solo un gigantesco equivoco, immediatamente ridimensionato e banalizzato dopo pochi minuti dall'incontro tanto sognato. Si salutano e ognuno per se'. Dieci anni di inutili struggimenti.

Lui non si rassegna nella sua ricerca di senso. All'improvviso arriva Lisa: l'anomalia. Una donna non bella ma che ha ancora la sua voce. Una voce di donna fragile e dolcissima. Lui è incantato, innamorato perso, la serata ha tutta la magia dell'incontro perfetto. Fanno l'amore provando tutto quello che è necessario per capire che la ricerca è finalmente conclusa. Ed è a questo punto che io mi aspetto che la storia finalmente dia la morale che tutti auspichiamo. Lui ha trovato in quella donna non omologata al suo ego la scintilla che cercava per l'incontro definitivo, quello che restituisce senso a tutto.
E invece no. Il giorno dopo lui non la vede più con quegli occhi, sente che anche la sua voce si sta omologando a quella di lui. gli dà persino fastidio il modo in cui mangia. L'incantesimo si è già rotto. Lui torna alla sua triste vita omologata, lasciando l'anomalia-anomalisa di nuovo sola.

Questa è la storia. La storia di un anaffettivo alla ricerca disperata dell'amore definitivo che non troverà mai, se non per brevi istanti reali o lunghi anni immaginati. Tutto il resto sarà noia.
E io non riesco a rassegnarmi all'idea che non riuscirò mai a dargli torto


giovedì 25 febbraio 2016

Resiliente "sfegatata"

Fa parte della resilienza. Anzi, per quel che mi riguarda la mia resilienza sta tutta in questa capacità che ho imparato a sviluppare soltanto in questo ultimo anno. Io non discuto più su niente con chi ha delle convinzioni profondamente differenti dalle mie. Ho dovuto imparare a farlo perché odio litigare e fuggo da ogni tensione da confronto delle idee non condivise. E poi non sono capace di gestire il dopo-discussione. Sono profondamente convinta che i legami che cominciano a sfilacciarsi per mancata visione comune siano irrimediabilmente minati per sempre. Dopo non ci sta più niente da fare e quella ferita se ne rimarrà lì abbastanza fresca per farsi ricordare. Io ho cominciato ad allenarmi col collega ultra cattolico che dice cose così inaudibili per le mie orecchie che ho giurato a me stessa di non trattare mai più certi temi con lui, che tanto è inutile e poi noi ci vediamo inevitabilmente tutti i giorni.

Oggi è stata approvata una legge schifosa. Per arrivarci è passato un sacco di tempo, ho sentito cose che mai avrei potuto credere che rientrassero nelle convinzioni di un individuo pensante. Giuro che raramente ho provato così tanto sconcerto nell'epilogo di una questione quanto mai cruciale per il progresso civile. Ma tant'è e la resilienza non si esercita a chiacchiere, la usi per queste cose qua sperando che questo non incida troppo sulle funzioni epatiche.

Una cosa simile mi capita quando ascolto i miei programmi radiofonici preferiti e ci sta gente che chiama per esprimere il proprio fondamentale punto di vista e alla fine dice scemenze e fesserie assolute che non è capace in alcuna maniera di argomentare ed esprimere secondo logica. E così tutte le volte mi chiedo come sia possibile che ci sia una umanità che va a votare, che incide nel mondo con le sue azioni, le sue abitudini e soprattutto con le sue presunte idee senza che sia possibile far notare loro che sono dei perfetti imbecilli in senso assiomatico. No, non accetto reazioni del tipo: "magari l'imbecille sei tu" oppure "sei così intollerante che non accetti il parere degli altri" oppure "guarda che una visione del mondo diversa dalla tua è del tutto normale fa parte della democrazia". Non accetto reazioni di questo tipo perché dimostrerebbero la non comprensione di quello che affermo con totale e inattaccabile convinzione.
C'è una fetta di umanità che non merita di votare, di esprimere le proprie idee né di condizionare la restante umanità. C'è una fetta di umanità che difetta così tanto di umanità che se non si decide a stare zitta e riflettere per tutto il tempo che le è necessario non basterà tutta la resilienza del mondo per riuscire a sopportarne l'esistenza. Non è una questione ideologica. È che Ci stanno veramente troppi fegati in pericolo.





mercoledì 24 febbraio 2016

The Voice del 2%

Sto guardando "The Voice" per la prima volta nella vita. È un programma fighissimo. Come è bello cambiare idea sulle cose e decidere che la televisione è il male solo per il suo 98%, un po' come la vita quando i tuoi programmi sono sbagliati o puoi realizzarli solo con canali a pagamento. Però quando recuperi quel 2% azzeccato ti rendi conto che può essere sufficiente a compensare tutto. Succede così quando la percezione prevale sulla percentuale.

In questo preciso istante sono molto rammaricata per l'esclusione di un diciassettenne innamorato di Elvis. Non si è girato nessuno per seguirlo e farlo restare, però lui era bravo e se dovessi descrivere la delusione penserei che il suo volto ne è una rappresentazione fedele. Peccato, ma in fondo è abbastanza normale che il 2% non arrivi a diciassette anni

Giornata strana quella di oggi. Un bambino ha inventato la parola petaloso e il web è impazzito. Io invece sono ragionevolmente certa che è una parola che non pronuncerò mai, perché non bella, non utile, non necessaria. Di parole inesistenti se ne inventano in ogni istante e restano nella discrezione della loro anonima "nominale" scorrettezza...mi fa davvero specie che fb, per definizione deputato alla inesorabile povertà lessicale, abbia generato così tanto clamore.

Sono andata alla presentazione dell'ultimo libro della Nothomb, scrittrice belga di cui confesso di non aver mai letto niente e temo di aver perso moltissimo data l'affluenza di lettori in delirio e con lo sguardo assorto ad ascoltare quella donna irresistibile e affascinante. Scoprirò presto quanto bene sto per farmi recuperando qualcosa di suo.
E sempre oggi è uscito di nuovo il bando per l'esperienza all'estero che potrei fare pure io. È proprio lo  stesso dello scorso anno per il quale avevo mosso mari e monti e di cui la mia application non era stata neppure presa in considerazione dall'ufficio. Non l'hanno neppure presa in mano per valutarla. Io ci riprovo perché stavolta una spiegazione, una qualunque dovranno pur darmela. E se per puro miracolo dovesse andar bene per me significherebbe quasi tutto il mio 2%. Esagerata...

Quando mi trovo nel mio 98%, fatto di cose normali, di attese, di frustrazioni, di poca azione e tanti sogni, sono spesso preda facile di quel sentimento banale ma insidioso composto di resa, perdita di senso, malinconia, pigrizia, insofferenza, pessimismo. Poi per fortuna ci sta pure per me una specie di "the Voice" che da qualche parte mi urla contro, non mi dice cose "petalose", ma mi ricorda che non mi basteranno tutte le energie di questa terra, né tutte le congiunzioni astrali favorevoli, né la buona sorte, né le mie corse affannose e senza meta, se poi in quella percentuale residua, solo apparentemente insignificante ma che in realtà decide tutto, non ci butto dentro tutta quanta la parte migliore di me. È una piccola percentuale che pero vale tutto.

(... Così disse, mentre Dolcenera si accaparrava tutti i cantanti migliori...)






lunedì 22 febbraio 2016

Sarà il tempo, l'aria strana, o è sol a capa mia...

La pressione bassa certi scherzi li fa. Pure se ormai riconosco i sintomi abbastanza bene da non averne paura, per certi mancamenti improvvisi mi prende sempre un po' di timore. È tutto il giorno che quando mi alzo dalla sedia ho bisogno di appoggiarmi da qualche parte prima di riuscire a vedere chiaro e a mantenere la posizione eretta e questo nonostante la mia pedalata veloce di primo mattino, gl integratori, tre caffè e la cioccolata fondente. Neppure il Gutron ha migliorato di molto la situazione. Oggi è la mia giornata "capogiro" che , come ho già detto qualche volta, in un certo senso trovo pure piacevole perché mi fa percepire gli spazi, i pesi, i suoni...in una maniera diversa. C'è qualcosa di "allucinato" quando si è in quella "quasi" perdita dei sensi.
E stasera ho pure fatto una cena un po' alcolica. Così, giusto per assecondare certi stati di natura...stasera faccio la donna "svenevole".

Mi ero ripromessa di parlare dell'ottimo film visto ieri sul caso Spotlight, mi pareva così curiosa la coincidenza che proprio il giorno prima avevo rivisto "Sbatti il mostro in prima pagina", forse l'unico film di Bellocchio in cui si capisce qualcosa. Mi è venuto immediato il confronto tra un certo grandissimo giornalismo d'inchiesta, come solo gli americani sono capaci di fare, e il nostro sistema d'informazione totalmente e irrimediabilmente asservito da sempre ai poteri forti, al punto da costruire a tavolino delle verità strategicamente funzionali al consolidamento del controllo delle masse da parte della politica e dei suoi "cortigiani".
Il caso Spotlight tratta di un tema "intoccabile" (per chiunque, pure per loro....per noi manco a dirlo) come quello della pedofilia nel mondo ecclesiastico. La pedofilia nella chiesa è un "Sistema", sostenuto soprattutto grazie alla copertura di avvocati cinici e compiacenti, e non il prodotto di casi sporadici e isolati. Un team di giornalisti capaci ha consentito l'emergere di questo oceano di letame. Sulle conseguenze e soluzioni...forse è meglio rifugiarsi in un rassegnato silenzio. Film asciutto, scritto benissimo, giustamente didascalico, sconvolgente.

Mi gira ancora la testa. Ma mi sento ancora bene come ci si può sentire quando si è abbastanza lucidi da riuscire a dire cose persino un poco sensate. Ma non ho nessuna forza per alzarmi da questa sedia e fare i circa dieci passi che mi separano dal mio letto.
 Ho due scelte: resterò seduta qui fino a domani, con l'espressione serena di una che potrebbe aver fumato parecchio. Oppure mi alzerò, sfiderò le distanze siderali che mi separano dall'unica posizione che mi restituisce al mondo onirico che meglio mi appartiene, cadrò come corpo morto cade. In fondo è solo un po' di pressione bassa. Mica depressione...








domenica 21 febbraio 2016

La "combinazione"

Gianluca Nicoletti continua a postare foto di quella epica serata di un paio di giorni fa sulla notte delle barbie viventi. Sapevo che sarebbe riuscita bene, come tutto ciò che promana da quella mente geniale, fantastica e istrionica. Devo dire che ho visto esemplari di creature "bambolate" che mi sono sembrati polverizzare anni di lotte e di emancipazione femminile. Ma la cosa davvero sorprendente è che a fine serata ho pensato che in fondo non ci sta proprio niente di male o di spregevole nel decidere di fare della propria vita una vita da barbie, se questo rappresenta la scoperta di un modo di essere aderente alla propria natura più autentica. In quella donna barbie che a inizio serata trovavo inquietante, con le sue mossette ridicole, le boccucce e le espressioni da oca perennemente giuliva, alla fine della festa l'ho quasi adorata. Se vai al museo delle barbie te ne accorgi subito che ce ne sono di tantissime tipologie: tra quelle ci sei senz'altro anche tu. La tua vera missione è scoprire quale. Si conclude che siamo tutte delle magnifiche barbie, alcune sono già viventi, altre per ora vivacchiano, moltissime di noi stanno nella scatola sbagliata, che come una finta prigione ci impedisce di indossare gli abiti e gli accessori giusti. Io ho avuto solo barbie viso d'angelo...non ci siamo mai dette niente, né scambiate i vestiti, né regalate consigli di comportamento seduttivo. Ecco forse da dove partono le mie insicurezze e i miei disturbi della personalità.

Qualche giorno fa ho rivisto un vecchio film degli anni '50 di cui ho pure il poster attaccato alla parete, per come l'ho trovato perfettamente rappresentativo di un certo universo. Si chiama "The women", un film in cui recitano solo donne (l'unico maschio è il cane). L'uomo però è il protagonista assoluto delle loro conversazioni. Tutte ne sono deluse, perché tradite, truffate o amate poco e male. Il film si svolge quasi interamente in un centro benessere, tipico luogo deputato alla primordiale competizione tra donne: il primato estetico per la cattura del maschio.
Film delizioso e fortemente irritante al tempo stesso. Lo stereotipo della donna-barbie viene perfettamente descritto e nel frattempo si prova a farci pace, non fosse altro che la barbie forse altro non è che l'evoluzione più sofisticata di archetipi ancestrali che affondano le loro origini in una primordiale lotta per la sopravvivenza (tanto è vero che nei titoli di testa le protagoniste sono associate a delle corrispondenti specie animali). Inutile ogni tentativo di smentita: agli uomini (cioè quegli esseri estremamente semplici nella loro struttura cerebrale ma spesso ugualmente irresistibili), in linea di massima, piacciono le donne belle e poi anche dolci e poi anche devote e poi anche sexy e poi anche intelligenti e poi anche virtuose...insomma una combinazione perfetta di, perdonatemi vi prego ma questa cosa va detta così, di madonna e di puttana.
Possibile che una barbie sia stata in grado di rappresentare tutto questo? Secondo me sì, nella misura in cui di barbie ce ne stanno centinaia e quindi centinaia sono le combinazioni di madonna-puttana.

E così ho pensato che una barbie non è altro che la rappresentazione più sofisticata di quell'archetipo ancestrale di felina competizione femminile. E proprio in quanto tale ci può venire in aiuto solo se siamo abbastanza brave a trovare quella che alberga dentro di noi fino al punto di farla diventare "vivente".
Oggi prenderò la mia barbie "viso d'angelo", le darò un bacio per ringraziarla di tutti i sogni che mi ha fatto fare e la metterò in un cassetto da cui non uscirà mai più. Io non sono mai stata lei.


venerdì 19 febbraio 2016

Ogni cosa è illuminata (ma il venerdì di più)

Troppo troppo complesso. "La grande scommessa" è un film per addetti ai lavori super specializzati in trading finanziario...ma dimmi tu se uno per spiegare che c'era una volta un sistema bancario feroce, che ha erogato mutui a milioni di nullatenenti, che sono stati poi abilmente trasformati in pacchetti di obbligazioni senza valore, venduti ad alto costo ad altri poveri cristi, generato  prodotti finanziari "accessori" per stimolare "scommesse" a rischio calcolato, unite a meccanismi di coperture assicurative ancora più calcolati, per poi consentire ad abili speculatori di scommettere sul fallimento dell'intero sistema e guadagnare così milioni di dollari proprio grazie alla realizzazione della catastrofe. Una immane truffa ai danni di circa quindici milioni di persone. No...un casino esagerato, molto ben fatto, ma decisamente stancante.

Stasera a Milano ci sta Guido Catalano, quel poeta che ormai è diventato una rock star, quello che spara poesie sul web di cui, pure se non ne percepisco il vero valore, non posso evitare di leggere, riderne e sentire mie. Io però sono stanchissima e so che non potrei mai farcela ad andare, so che non ho molta voglia di sentir parlare d'amore in quella maniera là, so che mi farebbe divertire molto come sempre e mentre lo fa mi inonda di una devastante malinconia. Stasera viene a presentare il suo primo romanzo. Me lo compro, promesso, ma stasera mi finisco di vedere quel bel film con Volonte' che mi ha prestato Nicola.

Oggi è la giornata di M'illumino di meno. Mi ricordo pure della prima che organizzarono quei matti di caterpillar, undici anni fa. Mammamia che impressione...tutti gli anni la mia partecipazione intenzionale è sempre stata la stessa: cena al lume di candela. Poi lo so che finisco per spegnere pure quella e me ne vado a dormire.

È stata in fondo una buona giornata, come lo sono pure i peggiori venerdì, purché siano venerdì, soprattutto se tengo conto che ero in fondo all'oroscopo più sfigato, che ho solo un paio d'ore di sonno, che non mi sono allenata, che ho finito i biscotti e pure lo yogurt greco e che ho fatto una fatica incredibile a seguire un film che era in realtà una lezione di finanza avanzata.

La settimana è finita e io sono poco illuminata, ma solo per dovere civico. Da domani sarò luminosissima. Mi devo solo ricordare di: dormire, fare la spesa e vedere film scemi.
Per tutto il resto ci sta il web e le sue poesie d'amore di pronto consumo.





martedì 16 febbraio 2016

Imperfetti e pure sconosciuti

Nella bella commedia di Genovesi "perfetti sconosciuti" si parla della "terza vita" di ciascuno di noi (dopo quella pubblica e quella privata) che è la vita segreta: quell'universo esistenziale interamente custodito nel telefonino e che non può che appartenere solo a chi in questo universo ha diritto di interagire.
Alla fine del film quando mi sono alzata dal mio posto al cinema, ho visto una coppia rimasta seduta nel silenzio più totale, immobile, direi atterrita. Forse è stata solo una mia impressione dovuta al mio essere tanto colpita da quel film così lucido e impietoso, ma non avrei voluto lo stesso essere al posto di quei due...

Io potrei impazzire. Lo so perché mi pulsano le tempie per molto meno quando penso che la persona a cui tengo guarda il telefono mentre sta con me. Mi sento svenire, è una faccenda che prescinde dalla gelosia, è proprio un fatto fisico che faccio una fatica incredibile a ridimensionare.

Dice Moretti che "la felicità è una cosa seria, se c'è deve essere assoluta" e quando Bianca gli chiede cosa significhi quello che ha detto, lui le risponde "vuol dire senza ombre". Nel film nessuno vuole mettere in piazza la vita segreta del proprio telefono, perché quel la terza vita avrebbe effetti deflagranti sulla prima e sulla seconda. È determinante.
Il regista ha raccontato che l'idea del film gli è venuta da un episodio della sua vita. Un suo amico aveva avuto un incidente in moto piuttosto grave e sua moglie aveva preso le sue cose. Tra cui il suo telefonino. In quel giorno, con quel telefonino tra le mani, venne a conoscenza di un intero mondo vissuto da suo marito di cui lei, e nessuno dei suoi amici, aveva mai avuto il minimo sospetto. Ora quei due non stanno più assieme.

Io non lo so come funzionano davvero i rapporti riusciti. Non lo so se per tutelare un rapporto a cui non si vuole rinunciare, possa avere senso crearsi un mondo parallelo di cui non far trapelare assolutamente nulla. Oppure se questo castello di bugie rende tutto falso, sbagliato, privo di senso. E soprattutto estremamente rischioso. Chi lo sa se risparmiare la sofferenza della verità possa costituire un valido metodo di realizzazione di felicità edulcorata...che in fondo è pur sempre felicità.

Io so che potrei morirne. So che preferisco l'onestà di chi mi dice "no guarda, non mi va, non mi sento legato" e sulla scorta di questo ha tutto il diritto di guardarsi il telefono quanto gli pare. Ci rimango tanto male lo stesso, ma almeno sono consapevole che, ad oggi, la mia felicità non è ancora una cosa seria e neppure assoluta. E in fondo non mi pare trascurabile il progetto fantastico di poterci ancora lavorare seriamente e assolutamente. E col telefono rigorosamente spento.


lunedì 15 febbraio 2016

E liberami dal mercato (col monopolio o lo stato?)

Quando si tratta di andare in verifica esterna, vale a dire fare controlli direttamente nelle aziende o presso gli studi dei commercialisti, io non mi tiro mai indietro. Sono tra i pochissimi ad aver dato questo tipo di disponibilità, e la cosa è in fondo piuttosto comprensibile poiché io stessa credo che starsene in ufficio sia oggettivamente più comodo e meno problematico. Ma e me piace tantissimo invece: sono andata in verifica pure quando ci stava mezzo metro di neve, pure con le lastre di ghiaccio a terra e io non facevo che scivolare. Tutto, pur di minimizzare la mia presenza in ufficio.

Stamattina sono stata in un'azienda che conosco bene ormai. Sono anni che presiedo la loro distruzione merci ( l'invenduto viene distrutto per essere portato come costo in deduzione nella dichiarazione). Era una delle realtà più solide che conoscessi. Producono protesi medicali.
Il loro principale competitor, una società americana quotata in borsa, l'ha acquisita e sta procedendo alla fusione. Il settore si appresta dunque a diventare un monopolio straniero. Hanno già mandato a casa la metà del personale della ex azienda italiana e anche il responsabile della logistica,che conosco da tre anni, il mese prossimo sarà trasferito nella sede olandese.
Oggi hanno distrutto merci per quasi un milione di euro. Non era mai successo prima. Come non era mai successo che l'inventario non risultasse corretto, e invece oggi non ci raccapezzavamo con i codici di archiviazione. Il responsabile della logistica raccontava che la prima ed unica cosa che hanno fatto, appena è cominciata la fusione, è stato il taglio netto del personale accompagnato alla presunzionee che i risultati produttivi non sarebbero variati. A me è bastato vedere il magazzino per capire che almeno per ora si sbagliano vistosamente.

Quando esco dal mio ufficio pubblico, fatto di certezze rassicuranti, che qualche volta pago con una certa frustrazione e un vago senso di appiattimento, e mi confronto con aspetti del mondo imprenditoriale sono sempre sicura che mi troverò al cospetto di realtà che riesco a percepire soltanto in minima parte e che sono molto felice di non dover affrontare. Potrei impazzire se dovessi pensare ogni giorno a come conservare il mio lavoro, ma se qualcuno trova accettabile questa condizione vuol dire che la disperazione, la mancanza di scelte, o semplicemente un approccio sfidante all'espressione dei propri talenti sono della ragioni significative dell'esistenza di un mercato del lavoro così poco prevedibile.
Pero io oggi ho imparato solo alcune cose. Mica tutte, spero. Oggi Ho imparato che se sei un colosso americano, che lavora così male da temere la competizione di una srl italiana, ma ha abbastanza potere economico da potersela comprare, poi può anche permettersi di continuare a lavorare male, licenziare chi le pare perché tanto opera in monopolio, aumentare i prezzi di prodotti che servono a rimettere insieme i pezzi alla gente...e guadagnarci uno sproposito che tende ad infinito più di prima.

Quando decido che è bello uscire dal mio ufficio pubblico è meglio che per penitenza e riconoscenza regalo un'ora di lavoro e del mio amatissimo tempo allo Stato. Almeno fin quando non deciderà di comportarsi come una multinazionale americana...



domenica 14 febbraio 2016

che giorno è? Spero ieri

Succede. Persino a me. Nonostante sia un sacco di tempo che vivo nella convinzione che le cose a cui tengo molto mi servano semplicemente come utopie, faccende meravigliose proprio in quanto irrealizzabili, fantasie costruite al netto di tristissimi impedimenti indipendenti dalla mia capacità di superarli... succede ad un certo punto che queste piccole utopie credo provino a farmi una specie di cortesia. Arrivano a dirmi, che sì, è vero che le cose a cui tengo non si possono ottenere, sia per ragioni chiare ed evidenti sia per motivi incomprensibili e oscuri, e non sempre ha senso insistere perché l'ostinazione è un concetto a volte troppo sopravvalutato.

Manco saprei né potrei raccontare quello che è accaduto in queste ultime ore. Non si tratta propriamente di quello a cui si potrebbe pensare se raccontassi esattamente come è andata, quanto piuttosto di un tempo che io ho percepito come unico e che tale vorrei che rimanesse impresso dentro di me per sempre. Non era soltanto un pranzo in uno strano ristorante americano con il tavolo piccolo piccolo, non era soltanto un film bello e tanto americano pure quello sugli ultimi anni della vita di Foster Wallace, non era soltanto la crostata di fragole e la pasta frolla che si può mangiare pure cruda e io non lo sapevo, non era soltanto un Sanremo che ho trovato bellissimo pure se non mi sono resa conto di quando è arrivata Cristina D'Avena.
 Mi ricorderò di un silenzio bello e pure di qualche confessione di troppo. Mi ricorderò di una temperatura percepita diversa ( "la tua casa è fredda" , "si, ma io adesso non ho freddo. Che strano") e penserò per sempre di non avere mai abbastanza coperte.

Forse non avrò mai davvero voglia di sapere se sia andata veramente così o se finalmente ho dormito abbastanza da ricordare i miei sogni migliori.
 So soltanto che oggi avevo in programma di piangere perché odio San Valentino e credo invece che farò qualunque altra cosa. E sorriderò per tutto il tempo.

venerdì 12 febbraio 2016

Sogni stranieri, estranei o straniti?

Pensiamo sempre all'America. Tutti. Pure quando rinneghiamo anche il più piccolo riferimento ideologico, culturale, etico, economico, musicale, intellettuale....in realtà la vera questione è quanto decidiamo di prenderci in giro dicendo che non ci avranno mai come vogliono loro. Perché tanto non è vero, pure perché in fondo ci fa piacere.

Io, che non sono geneticamente predisposta alla competizione o al primeggiare passando sul cadavere di chiunque, quando vedo film che raccontano di squali della finanza voraci ed eticamente spregevoli, penso sempre che se fosse vero che l'America per diventare la maggiore potenza mondiale si sia basata solo su questo tipo di approccio alla competizione, dove conta solo il migliore e a tutti gli altri va zero,  probabilmente a quest'ora saremmo tutti morti meno lo squalo più grosso. 
In realtà dietro il vero sogno americano ci sta un'idea tenace, una forza di volontà priva di cedimenti, la ferma intenzione di non mollare mai. Ed è questo tipo di individualismo che io trovo invidiabile, perché non ammette espedienti, rafforza il senso di responsabilità e costringe alla risoluzione creativa dei problemi.
Fatto questo, vai nel mondo e vota comunista :)

No...è che sono fresca di questo bel film sulla New York durante il suo periodo più violento, dove il capitalismo senza regole aveva forgiato criminali di ogni ordine e grado in tutti i punti possibili della filiera produttiva. Pensare di rimanere a galla facendo onestamente il proprio lavoro poteva essere rischiosissimo o nella migliore delle ipotesi fallimentare (il film che ne parla è 1981:indagine a New York. Bello ma non da subitissimo. Bisogna avere pazienza perché poi restituisce una magnifica storia).

Qualche anno fa frequentavo una persona, molto più grande di me, che era dirigente in una consociata della Microsoft. Lavorava tantissimo ed era psicologicamente molto provato. Una volta gli dissi: scusa...ma chi te lo fa fare? Molla. E lui mi rispose: "non sempre scegliamo di essere quello che siamo. Succede che entri in un meccanismo e non sei più in grado di tirartene fuori. Sei costretto ad andare sempre avanti. Altrimenti hai perso". In quel momento trovai abbastanza sensata la sua risposta e mi spaventai un poco che potesse accadere anche questo, cioè realizzare un sogno che ti fa stare peggio di prima che cominciassi a sognare.

E così ho pensato che forse il vero problema non sono i sogni piu o meno grandi che uno fa, ma il modo in cui te li fanno realizzare quelli più svegli di te che giocano a rimpiattino con le tue aspirazioni e cioè, in concreto, un sistema regolamentato che dovrebbe costruire una società in cui tutti rappresentino il meglio di quello che sono.
 
Io forse non ho una vera idea di quale sia il vero sogno americano. A me piaceva "Friends": sei ragazzi simpaticissimi che vivevano tutti assieme e a cui succedevano le cose più divertenti del mondo restandosene quasi sempre tra un appartamento e una caffetteria. Io volevo bene ai Simpson's. Per me l'America, quella intelligente, sensata e ironica sta in quelle sbracatezze là, che la salvano da tutte le nevrosi individualiste e le ricordano che le ragioni della sua grandezza sono in tutt'altre forme di eccellenza.

Io i miei sogni non me li ricordo mai. Mi sveglio e non ho mai il mio sogno americano in tasca. Vuoi vedere che forse parla un'altra lingua che non so tradurre? Oh...no...mi bastava già la realtà come cosa incomprensibile.....






In che sen50?

  Mi pare ieri. Anzi no, pare che siano passati mille anni. Succede, quando non hai un album fotografico da cercare e da aprire, con l’inten...