lunedì 30 gennaio 2017

Sulla forza rivoluzionaria del letargo

Oggi, nel 1948, veniva assassinato Gandhi. "Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo"  è una delle sue frasi topiche che mi faccio bastare per giustificare la grandezza dell'anima che si attribuisce a quest'uomo. Su come applicare questa massima alla mia condotta quotidiana è questione per ora non propriamente risolta. Potrei dire che ci sto lavorando, ma di fatto non saprei a cosa, visto che conduco una vita ben definita in contesti rassicuranti dove ormai mi muovo su traiettorie note, fatte di un lavoro sempre uguale, lunghissime passeggiate o corse, tantissima compiaciuta solitudine, qualche buona amicizia, un amore vero mai arrivato. In inverno penso che la mia vita, così come raccontata in queste poche righe sia in fondo giusta, necessaria, sopportabile. A volte credo di non avere affatto voglia di cambiamento quando fa così freddo e la sola cosa che desidero davvero è una sonnolenza che diventa sonno profondo, consolazione, calore, riposo, attesa. In inverno non ho nessuna voglia di cambiamento. Per me è soltanto preparazione ad una fase che verrà soltanto dopo e che ci vorrà pronti e in forma per quello che finalmente vorremmo che diventasse altro. Ma adesso no. Non è il momento di fare molto. Mi è sufficiente assistere e sopportare questi giorni così freddi, le mie mani così gonfie e rosse, la mia stanchezza cronica...perché non è questo il momento...

Quando andavo in vacanza in inverno nei posti caldi, mi capitò di conoscere tante persone che mi raccontavano che per loro l'inverno era così insopportabile che ai primi freddi partivano per l'Africa e ci rimanevano fino a quando in Italia non tornava il caldo. Erano per lo più pensionati o professionisti che potevano gestirsi il lavoro. E io pensavo che era davvero una cosa invidiabile fuggire dal freddo, alzarsi la mattina e andare al mare. Sempre, tutti i giorni così. Senza mai un cambiamento, senza accorgersi delle stagioni e della vita che si risveglia dopo il suo lungo letargo ristoratore.

Io non lo so quale cambiamento potrei mai concedermi in questa stagione della mia vita, dove tutto mi pare ormai consolidato, nel quale sento che in fondo non sono stata una cattiva persona (perlomeno non volutamente) e che le cose in cui credo sono le stesse che vorrei restituire ai miei figli immaginari. Non credo alla retorica di poter incidere sulla sorte del mondo con la mia condotta e meno che mai di poterlo modificare di un millimetro. Mi è sufficiente credere nella dignità di ogni singola esistenza, compresa la mia. Ma comincio a fare confusione con le stagioni e mentre mi pare che l'inverno voglia non finire mai più, poi succede sempre che all'improvviso le mani si sgonfiano, smetto di coprirmi. E ricomincio a scoprire.
E così ho pensato che per essere il cambiamento che vogliamo nel mondo forse ci è semplicemente necessario partire dalla stagione in cui ci sentiamo davvero capaci di farlo. Per questo ho bisogno di un lungo, letargico, inverno

sabato 28 gennaio 2017

Poteri forti e poteri da fortificare. Occorrono integratori e una (mass) media

Sono giorni di perplessità questi. Trump si è ormai insediato, checche' se ne dica è stato regolarmente eletto, in pochi giorni pare che stia dimostrando di essere seriamente intenzionato a mantenere tutte le promesse del programma elettorale e in ogni parte dell'America ci sono manifestazioni contro di lui. In parte era prevedibile, in parte non si capisce perché non ci si sia attivati di più e meglio prima che tutto questo accadesse. Dal mio punto di vista sentire Madonna dare del volgare a Trump può anche risultarmi abbastanza poco persuasivo per motivi piuttosto evidenti...
I media erano tutti vigorosamente contro di lui, non c'è stata nessuna censura di sorta, né manipolazione dei fatti. Sappiamo tutto il peggio del peggio di lui. Eppure è stato eletto. La mia elementare capacità di analisi mi suggerisce che una molto consistente parte dell'America si sente fortemente e convivntamente rappresentata da lui. È un dato di fatto che va accettato, almeno se si vuole partire da una base razionale per limitare al massimo i danni, abbastanza certi, che la sua amministrazione comporterà. No...così tanto per dire, mica ne so mezza su come arginare quella che io stessa considero una vera catastrofe da basso medioevo...

Oggi a TV talk si parlava di quello che era stata la Rai tre di Guglielmi, quella che io pure ho fatto in tempo a scoprire e di cui innamorarmi. Un laboratorio creativo formidabile nel quale cominciavano a muovere i primi passi quelli che sarebbero diventati i miei beniamini, Guzzanti, Paolo Rossi, Santoro, Chiambretti. È da allora che ho imparato che si può essere schierati, anche fortemente schierati ma allo stesso tempo dei divulgatori intelligenti, onesti, capaci di veicolare un messaggio forte raccontando le cose in modo incisivo, colto, non urlato, argomentato bene, con una satira raffinata...questa è la maniera di essere antagonisti che mi piace di più. Forse è meno semplicistico che scendere continuamente in piazza a manifestare senza sapere bene il perché, ma secondo me infinitamente più costruttivo e interessante per tutti. Ma cosi...tanto per dire...

Mentre il mondo cede alle derive autoritarie io stamattina sono andata a correre al Sempione, lottando contro un freddo piuttosto pungente, un po' di crampi distribuiti sulle gambe, resistendo ad un allenamento che ho trovato pesantissimo ma splendido, come tutte le cose che mi costano una fatica disumana. E poi ci stava il mio allenatore, che mi ha inseguito fino allo spogliatoio per portarmi la bottiglina di bevanda isotonica. E io credo di stare al mondo solo per notare e commuovermi per questi gesti di piccola, generosa e gratuita attenzione.

A me dispiace che l'America abbia scelto Trump. Ma, ripeto, lo ha fatto davvero e in totale autonomia. Ne abbiamo avuto uno anche noi e credo che ci sia andata parecchio male, così tanto che forse manco possiamo quantificare davvero tutti i danni. Però la Rai tre della fine degli anni ottanta forse era così bella anche per colpa sua...
E ora, che pure quella non esiste più così come era allora, sento che andare a correre a perdifiato può essere esso stesso un atto politico. Tanto più riuscito se qualcuno si preoccupa di offrirti un integratore quando ti fermi e riprendi fiato.





giovedì 26 gennaio 2017

Centro benessere...e decentramento dei malesseri

L'appuntamento era alle 9:30. Non è la prima volta che faccio dei bellissimi massaggi in quel centro in cui fanno anche l'agopuntura e certe innominabili pratiche orientali con attrezzi impossibili da descrivere. Una volta mi hanno praticato un trattamento vietnamita basato su pressioni sulla fronte con una specie di rotellina in ferro. L'idea di fondo era simile alla riflessologia: ogni parte del viso corrisponde ad un preciso organo. Se c'è un malessere fisico il trattamento passa per il viso. Io credo a tutto, quindi il fatto di non aver avvertito alcun tipo di beneficio non mi pare un indicatore sufficiente.
Oggi invece ho fatto uno splendido massaggio bioenergetico. C'era un lettino riscaldato, una musica soave di sottofondo, una deliziosa fanciullla che mi sussurrava di rilassarmi e svuotare la mente. E poi c'ero io, che quando faccio queste cose mi immedesimo nella condizione di un neonato. Mi ha detto che sono incredibilmente contratta, che tutte le mie tensioni si concentrano sulle spalle, che ho le mani troppo fredde e persino qualcosa che non ho capito bene ai meridiani. Io la ascoltavo senza troppo turbamento durante quello stato di grazia fatto di olio di mandorle dolci caldo massaggiato sulla succitata schiena, quei profumi d'Oriente e la pace di una mattina di un giorno di ferie. Lo so che sono "aggrovigliata" e che tutte le tensioni me le lascio alle spalle, così poi quelle mi fanno male schiacciate da tutto quel peso.

Quando ha finito stavo divinamente. Mi ha offerto una tisana ayurvedica agli agrumi e alle 10:30 ero in piena armonia con l'universo.
Poi sono tornata a casa e ci stava un'ambulanza a metà di via mecenate, due soccorritori che facevano un massaggio cardiaco a una signora che giaceva sulla strada con la testa sanguinante. Mi sono spaventata molto e non ho avuto la forza di sapere come è andata a finire, però mi è sembrato così strano il mio benessere senza ragione di soltanto pochi minuti prima
Poi ho preparato un pranzo veloce, sfogliato un po' il libro di Sorrentino, ho ripensato alla magnifica serata di ieri e ho approfittato del sole per fare un giro al parco fuori casa in cui trascorro tutti i miei giorni d'estate e invece d'inverno mai un minuto. Ho scoperto che è bellissimo anche in questo periodo e mi è dispiaciuto non averci fatto caso prima. A volte mi distraggo troppo dalle cose che ho sotto il naso credendo, sbagliandomi, di conoscerle già abbastanza bene.

Poi è arrivato il 66 che mi ha portato dritta dritta a vedere il film che ha meritatamente fatto incetta di tutti i golen globe possibili. LaLa Land è un film sulla magia dei sogni realizzati a fatica e spesso a carissimo prezzo. Detesto i musical, ma questo è davvero qualcosa di assolutamente unico e imperdibile. Sono uscita dal cinema che mi sentivo di nuovo in armonia con l'universo, pure se il braccio mi fa ancora male, pure se le tensioni alle spalle non sono andate via con un colpo di massaggio, pure se a via mecenate si consumava un dramma che spero abbia avuto un epilogo positivo.
C'era il sole, c'era la mia panchina estiva al parco d'inverno, c'era uno splendido film. E frammenti differenziati di una splendida giornata qualunque.

mercoledì 25 gennaio 2017

Evoluzioni senza pretese da homo sapiens

Due giorni di ferie. Così, a metà settimana. Ieri sono rientrata molto tardi dagli allenamenti e mi sono riaddormentata credo intorno all'una. Non per questo mi è riuscito di alzarmi dopo le 5:30, però ugualmente sono molto riposata e contenta della giornata che mi aspetta con l 'immenso Nicoletti che ritorna al Mudec per una serata di certo unica sulla mostra Homo sapiens. Non mi frenerà di certo lo strappo al polpaccio che mi fa così male che mi dimentico pure della mia modalità malinconico andante in cui sono da quando ho deciso che questa è una fase tormentata. Il dolore fisico domina il mio presunto dolore esistenziale, quello nel quale mi piace sguazzare per giustificare la mia perplessità distribuita equamente su tutto quello che vedo e che sento. Quella di oggi ne è la mia prova empirica.
 In effetti gennaio e febbraio sono mesi banali, dove pure in mezzo alle tragedie, i Trump presidenti, le barbare d'urso...alla fine sempre di Sanremo si deve finire a discutere. Fa così freddo che i muscoli rimangono contratti pure se corri due ore, le idee nuove faticano a prendere forma, la voglia di rimanere a casa spalmata sul termosifone a vedere video divertenti di cuccioli prevale su qualunque forma di socialità. Per fortuna ad un certo punto mi ricordo che il mondo fuori dal mio bilocale mi interessa ancora tantissimo. Soprattutto se sono in ferie, se mi ricordo di ridere dei miei recenti inutili dolori, di avere ancora dei buoni amici, di non rassegnarmi mai a comprare cibi pronti, di ascoltare musica che ancora mi emoziona. Di andare da Nicoletti con il mio invito personalissimo.

Io non ho mai avuto whatsapp e non mi interessa averlo, tremo all'idea di essere inserita arbitrariamente in qualche gruppo o di messaggiare continuamente con amici o potenziali amori. Mi basta l'appassionato uso di fb e la moderata ma a mio avviso sacrosanta irritazione che provo verso tutti quelli che dicono "buonanotte/buongiorno amici belli" (orticaria!). Mi riesce ancora di valutare la differenza nella qualità dei rapporti tra le differenti forme di frequentazione reale/virtuale e vorrei non perdere questa fondamentale percezione. E così ho capito quanto sono capace di diventare asocial pure sui social...sono incorreggibile...

L'anno scorso in questi giorni ero a Napoli, c'erano delle belle giornate di sole e io mi allenavo poco allegramente e ancora da sola, vivevo in una sorta di limbo autoprodotto e non avevo combinato ancora guai. Oggi sono a Milano, c'è una bella giornata di sole e per fortuna un po' di cose sono cambiate. Tra un'ora uscirò da questa casa abbastanza in ordine, comprerò il libro di Sorrentino, camminerò col mio polpaccio fuori uso per circa cinque chilometri e farò lunghi respiri di sollievo per tutto ciò che non è stato.
E poi andrò da Nicoletti. Stavolta da sola. Sarà stupendo come sempre. Lo so.






domenica 22 gennaio 2017

guardarsi e riguardarsi

- Il braccio ti fa di nuovo tanto male vero?
- Si, spero di non ripetere l'incubo della scorsa estate. Riprenderò con quegli strani esercizi e vediamo che succede. Poi ho prenotato un massaggio bioenergetico...sai quelle cose inutili a cui mi sottopongo prima di correre dal medico per iniziare una cura scientificamente attendibile
- E ieri gli allenamenti come sono andati?
- Hanno spinto troppo l'andatura e io ho resistito fino a tre quarti del terzo giro attorno al Sempione,  poi mi sono fermata completamente esausta. Davvero non ne avevo neanche un poco...
- E in generale? Come te la passi? Il colloquio/farsa lo tieni ancora in circolo?
- Del colloquio, figurati, mi frega meno di zero. Che vuoi che ti dica,  assecondo gli eventi, pure perché non ho al momento nessuna forza per contrastarli e poi non sono così intollerabili da giustificare strategie di opposizione. Mi piace non avere smanie di nessun tipo, di avere un po' di ansia che riesco a controllare benino, di dormire poco ma in fondo abbastanza. Mi piace il libro che sto leggendo e i film che sono andata a vedere in questo mese. Purtroppo mi sono tornati i geloni alle mani, nonostante i guantoni improponibili che non mi hanno protetto neppure quest'anno a dovere. Per ora le dita sono tanto gonfie, poi sanguineranno e non avrò pace fino a marzo. Ma tanto pure questa è questione già conosciuta.
- E il resto? Oggi hai scritto pure sul quaderno colorato. Erano cose che non avevi il coraggio di dire qui a tutti?
- Si, mi sono raccontata una cosa, perché ci sono faccende che solo a pensarle non le capisco. Le devo vedere a parole scritte, preferibilmente a mano
- E le hai capite davvero?
- Sì.
- E mi dici che cos'era? Almeno l'argomento in modo vago
- Ho ripercorso i momenti di una giornata particolare di cui mi ero scritta tutto la sera stessa. Poi ho deciso di ripercorrere gli stessi fatti a distanza di tanto tempo. E sai cosa è stupefacente? Sembra tutto un'altro racconto, una roba completamente diversa dalle impressioni "a caldo". È stranissimo se ci pensi. Esiste la verità dei fatti e poi quella delle tue personalissime sensazioni, che col tempo possono cambiare così radicalmente fino a restituire tutta un'altra storia
- Sono curiosissima. Dimmi qualche altra cosa
- Forse...un giorno...chissà. Mi devo ancora riprendere pure io da questa sorpresa.
- Va bene, sarò paziente. E poi hai tutti questi acciacchi che oggi ti lascio stare
- Eh...la verità degli acciacchi in effetti non si presta a grosse riletture dal loro primo proporsi al successivo rimanifestarsi. Sono sofferenze inutili come tutte quelle che non puoi reinterpretare creativamente
- Riguardati allora
- Per ora mi guardo. Poi magari mi riguardo anche...col tempo...


sabato 21 gennaio 2017

Io la vedo così...se apro bene gli occhi

Però adesso diciamola tutta. Perché sarà pure assodato che l'era Trump non avrebbe neppure bisogno di un suo inizio, uno sviluppo e una fine, poiché di fatto rappresenta  già una tragedia in sé, semplicemente come ipotesi a cui la sorte ha deciso di offrire la possibilità di concretizzarsi. Va detto altresì che Obama è stato una delle figure più carismatiche degli ultimi due secoli, ulteriormente valorizzato da una moglie che ne ha esaltato le "luccicanza" e la portata soprattutto simbolica del suo essere, in questa fase storica, l'uomo più potente del mondo. Anche se Trump fosse stato una brava persona non avrebbe avuto partita con un precedente simile. Cose del genere accadono anche coi Papi...credo...
Io sono tra quelli che hanno trovato l'amministrazione Obama in buona parte non all'altezza delle aspettative, ma questo è un fatto più che comprensibile in un'epoca come questa in cui le decisioni che dettano davvero la linea non sono prese da un solo uomo al potere (direi per fortuna) ma da una intricata e fitta rete di lobby dai cui meccanismi è per ora ancora impossibile sottrarsi. Gli dò atto però della coraggiosissima riforma sanitaria avviata. E infatti, guarda caso, è la prima cosa che Trump intende manomettere. Non sono un'indovina ma direi che il futuro non mi è mai sembrato così poco incerto come quello prossimo venturo.

Invece nel mio Paese, quello in cui ci sta la sinistra al potere, è successo che ad un certo punto si è deciso che ti puoi prendere la maturità pure se non hai la sufficienza in tutte le materie, forse ammettendo l'inutilità di raggiungere traguardi di eccellenza in una scuola impoverita, svilita, scollata dal mondo reale, non funzionale alla piena realizzazione di sé...se queste sono le ragioni allora condivido persino io il messaggio profondamente diseducativo che ci sta in questa specie di scuola-guida verso la mediocrità e la svalutazione della disciplina. Forse mi sfugge qualcosa, oppure davvero sarebbe il caso di pensare che la fase cruciale degli anni della formazione sarebbe magari il caso di investirla altrove. Un altrove che, al momento, non saprei proprio dove diavolo sia.


I cambiamenti radicali sono sempre una forma di stress più o meno complessa da gestire. Ci sono quelli bravi che sono capaci di trovarci dentro sempre delle opportunità, perché sono ottimisti e hanno degli elementi di controllo e di comprensione più efficaci per il presente. Poi ci sono quelli meno bravi che piangono e si arrabbiano ad assistere a un mondo di cui non comprendono i nuovi codici. Ma è così che si invecchia e ci si arrende allo smarrimento. Io credo che sarebbe potuta andare meglio (ma in realtà può sempre andare meglio quando si vive in un mondo imperfetto per definizione), ma purtroppo è andata così e a dirla tutta sono ancora ragionevolmente certa che l'America farà a modo suo i conti con quello che ha fatto accadere, consapevolmente o meno, proprio perché è ancora un paese abbastanza giovane e intelligente da poter trarre la giusta lezione da questo passo in forte retrocessione.

Oggi ho fatto un esercizio strano con il maestro di running. Ci ha fatto sollevare la gamba ad angolo retto e ci ha detto di stare in equilibrio il più possibile. Non era molto complicato trovare presto la posizione giusta per resistere a lungo. Poi ci ha detto di fare lo stesso esercizio ad occhi chiusi. Trovare l'equilibrio era infinitamente più complicato. E così ho pensato che non avere riferimenti precisi, dei punti di vista su cui focalizzarsi, vuol dire rimanere immediatamente indeboliti, non centrati.
 Chissà che si può fare davvero per incidere in quanto individui nella storia per provare a cambiarla. Forse ricominciare a pensare che la sufficienza non sia affatto sufficiente, che in fondo l'America non ha mai avuto dei buoni presidenti ma questo non le ha impedito di esssre anche un grandissimo paese, che quando io ero al liceo avevo una prof di lettere cosi impreparata e ciuccia che per paura di essere come lei studiavo tantissimo...anche questa è didattica efficace...
Il punto di vista sulle cose è ciò che fa davvero la differenza. Andrà tutto bene. Malgrado tutto. Io, quando apro gli occhi per trovare l'equilibrio, vedo solo questo. Altrimenti li chiudo e cado.







giovedì 19 gennaio 2017

"Dopo l'amore" ...io riassumo le puntate precedenti

Come si fa a raccontare una giornata normale quando in un luogo che è stato pure casa tua per un paio d'anni si consumano tragedie di cui non si riesce a contenere la portata? Terremoto, tempeste di neve, crolli di edifici per valanghe...io davvero non so quali siano e se esistano parole non banali o inutili per esprimere sconcerto e infinita pietà. Forse non ce ne sono ed è meglio che me ne stia zitta augurandomi che in futuro queste situazioni siano vissute come in Giappone, dove le case sono fatte in maniera che manco te ne accorgi che la terra non è ferma.

Per la mia di giornata, invece, riesco ancora a trovare parole a scopo ricerca di senso e di ricordi significativi. Subito dopo pranzo sono uscita dal lavoro per vedere un film che aspettavo con ansia. Si chiama "dopo l'amore" ed è un film francese che racconta la gestione pratica di una vita familiare in cui l'amore tra i coniugi è finito, o forse è semplicemente tutt'altro da ciò che era e per questo appare spiazzante, teso, incomprensibile e ingestibile. Alla fine del film non ho potuto fare altro che pensare che dopo l'amore non può che esserci ancora amore, se tale era stato prima. È solo da poco tempo che ho scoperto che l'etimologia della parola amore è "senza morte" e quindi non può esserci un dopo per una cosa che non muore mai. Il vero motivo di rottura dei due protagonisti, la vera causa della discordia, è quel tetto che hanno condiviso, la gestione comune dei problemi e delle responsabilità. Basterà loro divorziare per tornare ad amarsi come si deve...ma questa in realtà è soltanto una mia intuizione non espressa in modo inequivocabile nel film. E io in realtà che cavolo ne posso sapere.
Devo dire che, a prescindere dalle mie personali interpretazioni, questa è materia che i francesi trattano sempre da veri maestri e così, pur senza toccare le vette di Romer e Truffaut, me ne sono uscita dal cinema abbastanza triste e sconsolata proprio come temevo e, in fondo, volevo.

Nel pomeriggio mi ha contattato in chat un amico che non vedo da un po' ma a cui voglio tanto bene.
Mi ha divertito perché mi ha detto che aveva voglia di leggere un mio nuovo post, ma io non avevo ancora aggiornato nulla, e poi persino chiedermi chiarimenti su alcuni dei precedenti. Mi ha fatto un po' ridere questo uso da soap opera delle mie povere esperienze personali, pur sempre frutto di una vita irrimediabilmente normale, solitaria, spesso buffa, e ancor più spesso di bassissimo profilo.

 Io scrivo, ma mica lo so chi legge poi che cosa pensa davvero, in che modo intende le cose che dico, se si diverte o prova a riflettere secondo i miei stessi codici, o semplicemente è curioso di sapere dove vado a parare, quante volte perdo, come affronto il dolore e la gioia, se riesco a tradurre in atti le mie intenzioni.

Io scrivo senza essere una scrittrice o una giornalista, senza fare altro nome che il mio, provando a non colpevolizzare (quasi) nessuno e a elaborare la mia serie infinita di paure e di ansie ricostruendo la trama del mio quotidiano.
Io scrivo perché mi intenerisce che un amico, ad un certo punto, mi contatti e mi chieda riassunto e approfondimenti delle puntate precedenti.
Per tutto il resto suggerirei il cinema d'autore.







martedì 17 gennaio 2017

A schiena dritta, per un po' di calore

Non ho neppure una scusa vagamente valida. Forse potrei accampare quella delle solite due ore scarse di sonno, ma io dormo sempre tanto poco e non è questo il motivo per non andare agli allenamenti serali del martedì. Oppure potrei dire che quando mi metto a leggere poi non voglio più staccarmi dal mio libro e che quando mi metto con la schiena spalmata sul termosifone poi quello vale come paradiso artificiale e a quel punto io non rispondo più della mia volontà

 È che oggi avevo voglia di fare solo cose che desideravo davvero, senza sacrifici né ansie. Ieri raccontavo di una giornata inutilmente complicata, trascorsa a ipotizzare un cambio di rotta che per fortuna non mi è stato concesso, perché di certo non avrebbe assecondato nessuna delle mie aspettative.
Che strano fare i conti con desideri che, se realizzati, ti accorgi che ti renderebbero più infelice del loro non concretizzarsi. In realtà quello che è successo ieri è già completamente metabolizzato, ma a me serve lo stesso per provare a capire dell'altro che mi sta molto più a cuore.

Come credo si sia intuito, pure passando anche solo sporadicamente da queste parti, io sono sola da tanto tanto tempo. Per tanti motivi che credo siano più o meno questi: 1) mi piace quasi sempre moltissimo starmene così, 2) ho una concezione assoluta e perfetta dell'amore, 3) ho amato solo persone che non mi hanno corrisposto o non lo hanno fatto nel modo in cui io avrei voluto, 4) ho paura che le cose belle, ammesso che le si trovi, finiscano.
Oltre a questi motivi, che già trovo più che sufficienti, ci sta quella maniera assurda che certe di noi hanno di intendere i rapporti d'amore, fatta di sopportazione, perdono e comprensione costanti. E così nella spirale dell'accettazione ad un certo punto ci fai stare tutto: il telefonino sempre in mano, l'indifferenza, l'assenza, l'interesse per chiunque altra...prima di arrivare a decidere che l'unica cosa da fare era rimuovere tutto, cancellare, riconoscere che si trattava di tutt'altro da chi credevo di adorare. Era sbagliata quell'attesa assurda, fatta di speranza che le cose si trasformassero.

Sono giorni in cui non faccio altro che sentire di donne massacrate, sgozzate, sparate dai propri compagni. Donne che amavano forse con la stessa idea mia di sentimento profondo e appassionato regalato ad uomini orribili che le hanno annientate, prima nel loro essere persone dotate di dignità e poi nel loro essere soggetti d'amore, per quanto sbagliato, infelice, sterile.

Se mai mi si chiedesse di chi sia davvero la colpa, forse non darei per scontata la risposta. Ce ne sarebbe una ovvia e sacrosanta che è la responsabilità penale dell'uomo che usa violenza su un altro essere e poi una risposta, molto meno ovvia, che trova le sue ragioni in quel lungo soffrire silenzioso che tante di noi si sono imposte tutte quelle volte che hanno creduto di amare senza sapere che in realtà stavano soltanto odiando troppo se stesse.

La mia sensazione è che certe lezioni le impari bene solo quando ne esci, ma qualche volta è troppo tardi, altre volte ci ricaschi perché mica uno decide a tavolino di chi innamorarsi. A patto di decidere, finalmente, di innamorarsi prima di tutto di se stessi.

Io stasera volevo stare qua, con la schiena attaccata al termosifone, con questa strana sonnolenza che ancora si sforza di ragionare con un cuore neppure lui troppo sveglio. Stasera mi piaceva star sola proprio così come sto. Domani mattina mi alzo presto e spero di pensarla ancora così.



lunedì 16 gennaio 2017

A colloquio con la mia coscienza (che lavoraccio)

- Lucia mi sei troppo tesa. Quando ti alzi e non pensi alla colazione sai che i segnali sono quelli dell'allarme. Dai metti qualcosa nello stomaco e non stare a preoccuparti. Il tuo oroscopo prediletto ti mette al primissimo posto e ti dice che niente di quello di cui hai timore oggi ti accadrà
- Hai ragione, mi è salita un'ansia pazzesca. Ci tengo troppo ad andare in Direzione Regionale, quel lavoro mi pare cucito addosso a me
- A parte che non lo sai, perché mica si è capito che andresti a fare e poi ti devi calmare. Dai, mangia qualcosa e affrontiamo assieme la cosa...
- No senti, mi prendo solo un bibitone di magnesio ma non chiedermi di mangiare
- Fai come ti pare. Dai, mettiti questo vestitino qua, poco ombretto, tieni i capelli sciolti. Su...andiamo...
...
...
- ohhh...che ansia...guarda questo corridoio così lungo, così silenzioso. Qua dentro non si incrocia anima viva. Ma dove sono tutti. Uh guarda ci sta V. il mio ex collega, lui mi dirà tutto
- Allora, che ti ha detto?
- mah, una roba strana. Mi ha detto che quello che cercano deve fare una specie di analisi di valutazione della qualità professionale e produttiva del personale basata su una specie di algoritmo. Ma non ho mica capito bene...
- A me avevi parlato di formazione, comunicazione e sviluppo. cose chiare e semplici, mo'che so'ste cose...Ok, entra e vedi che ti chiedono
...
...
- Allora? Che volevano?
- E che ne so. Ci stava una della commissione, che poi ho scoperto essere quella che mi ha rifiutato tutte le domande per l'estero (poi gliel'ho pure detto), che mi ha detto che vogliono uno che sappia fare una cosa che si impara solo se te l'hanno già insegnata da qualche altra parte, perché è una roba nuova per l'ufficio e che parte solo da quest'anno...e quindi tu devi nascere già "imparato" per venire a farla da subito.
- E che ti hanno chiesto?
- Perché voglio lavorare da loro. E io ho risposto perché dopo sette anni nello stesso posto uno vorrebbe stimoli nuovi, perché la comunicazione e le risorse umane sono materie che sento riguardarmi e per cui potrei essere propositiva. A un certo punto ho fatto pure un po' di esempi. Mi sembravano attenti e compiaciuti. Ma poi hanno detto che il tipo di lavoro per cui stanno facendo selezione è qualcosa di diverso.
- E alla fine l'hai capito che cavolo è?
- Forse si. E mentre me lo spiegavano pensavo mammamia che schifo di attività, io mica avevo capito quando avevo tutta questa voglia di venire qui a farmi pigliare. Ma loro non mi vogliono...se solo sapessero quanto mi sento scampata da un pericolo. E da questo corridoio lungo e da questo silenzio affettato...ma che ci faccio io qui a desiderare cose che non voglio?
- Lucia...non mi hai dormito, non mi hai fatto colazione, ti è venuta un'ansia che manco avessi incontrato l'amore della vita...e vieni nell'Olimpo dei lavori misteriosi a cercare di farti prendere per una cosa che non ti piace...E io che ti do sempre retta, manco non ti conoscessi...
- Eddai...torniamocene nell'ufficietto bello e facciamo una mega colazione. Alla faccia dei desideri sbagliati. E onore all'oroscopo che ci prende sempre! Viva!

sabato 14 gennaio 2017

La fiducia del sabato sera

Come è bello stare fuori casa per tre quarti di un giorno freddo ma assolato a riprendere senza gradualità la vita di sempre, ritrovando gli amici adorati delle corse mattutine, a non avere alcuna voglia di approfittare dei saldi ma dirottare i tuoi desideri sulla musica stupendissima che esce tutta assieme nello stesso periodo: Mannarino, Brunori, Baustelle, Stato Sociale...cara Feltrinelli a domani mattina.
L'ultimo quarto di questo sabato italiano post napoletano è invece trascorso a ciondolare amabilmente in una casa che si lascia rimettere a posto in dieci minuti e a fare zapping su YouTube tube a cercare interviste e canzoni per innamorarmi definitivamente di Mannarino. Ci sono riuscita.

Mentre ripassavo mentalmente le mie liste della spesa e dei desideri realizzabili, ho pensato a quanto sia terapeutica l'allegria, pure quando uno se la costruisce a tavolino. Ripeto spesso che corro soprattutto per produrre gli ormoni della felicità e che cerco di farne un uso efficace allontanando tutta la tristezza di cui mi rendo facile preda. Lo faccio perché odio il vittimismo, mi annoiano le persone lamentose, quelle che ripetono continuamente che per loro è un periodo no e che alimentano aspettative senza mai fare qualcosa di utile per affrancarsi dal disagio. Forse faremmo bene ad includere nella nostra personale lista dei desideri un'appendice che contemplasse pure una lista dei "vade retro". E così stasera mi sono divertita a pensare a cosa mettere nella mia personale lista degli indesiderata. All'inizio ho avuto paura che risultasse tanto lunga e invece ho fatto fatica, forse perché in fondo se smetti di essere negativo poi tutto ti pare un'opportunità di crescita, un obiettivo o una sfida stimolante. Sono stata contenta di scoprire questo fatto, non era per nulla scontato. Alla fine i miei rifiuti psicologici sono questi:
- tollerare la lega e chi parla male di Napoli senza essere napoletano
- non poter fare nulla per impedire una cosa qualunque della televisione del pomeriggio...ma pure Piero e Alberto Angela come modelli di sapere superiore
- Sanremo
- la pigrizia
- la paura di non conoscere nuove persone "ispiratrici"

Ecco. In fondo poca roba e tutta mi pare più che ragionevole. Mentre scrivo ci sta Gramellini che confronta le certezze alla Zalone da posto fisso e la liquidità del mondo alla Bauman, quello fatto di assenza di regole in cui prosperano soltanto i criminali e la finanza. Io ho abbastanza anni e un background familiare che mi aiuta ad avere ben chiaro questo passaggio del certo che si fa incerto e potrei dire con ragionevole certezza che le cose assodate, sicure, fisse e immutabili, per quanto rassicuranti non hanno molto a che fare con l'idea di felicità che vogliono incarnare. E forse non è un caso che in questo istante la parola chiave sia Fiducia: non rileva quanto io mi senta al sicuro. Ha senso quanti desideri ho ancora voglia di realizzare e quanto sia breve la lista dei miei rifiuti che non posso modificare.
E poi ha senso starmene il sabato sera al caldo in casa ad ascoltare buona musica. E a fare e disfare liste desiderabili 

venerdì 13 gennaio 2017

Comprendere senza giudicare. O aspettare la saggezza del tempo

Ormai il treno è partito da un po'. Anche questo passaggio necessario da richiamo delle origini lo abbiamo assolto con piacere, divertimento, affetti, riposo, corse e letture forsennate come non riuscivo da tanto tempo. Sono stata benissimo. Ma ora si torna a Milano, con lo stesso piacere perché casa mia è pure quella e perché spero di fare cose nuove o perlomeno provare a vivermi quelle vecchie con tutto un altro spirito. Vedremo...

Mentre mi rilasso in questa carrozza semivuota mi ricordo degli assurdi fatti di cronaca che si sono avvicendati in sequenza così ravvicinata in questi giorni e mi sono chiesta cosa diavolo mi sfugga davvero della qualità di certi legami umani. Me lo chiedo perché ognii volta che tento di dare un giudizio sbrigativo su quello che non vivo direttamente mi ricordo di ripetere come un mantra la prima legge dell'antropologia "comprendere senza giudicare". 
Io non riesco a comprendere due adolescenti che pianificano un assassinio efferato di due genitori, per cui forse non avrebbe senso neppure sapere che è accaduto. E invece pare sia la fortuna del palinsesto pomeridiano di tutte le reti.
Vorrei non riuscire a comprendere neppure cosa passi per la testa di un'adolescente piuttosto sprovveduta che si ostina a credere che il suo fidanzato non le abbia da fuoco. E invece purtroppo in quel caso posso capirla, perché di dipendenza affettiva si può cadere vittima, quando si vuol bene a qualcuno al punto da perdere di vista se stessi e ogni difesa. Se si è giovani, romantici, poco sicuri di se', prima o poi il fenomeno di turno che se ne accorge e decide di divertirsi col tuo cuore arriva e fa di te ciò che gli pare. Credo che nel caso di questa ingenua ragazzetta manipolata, prima da un frescone e poi dalla D'urso, si possa ancora fare qualcosa. Glielo auguro di tutto cuore.

Un anno fa scrivevo un post entusiastico  su un film magnifico con Cate Blanchet, raccontavo di una mia necessità di cambiamento, parlavo di cose che mi facevano male. Mi facevano male perché non le capivo e non sapevo come fare a uscirne. Ma la regola del comprendere senza giudicare deve poter valere anche per me. E così ho piano piano compreso, pianto, elaborato il mio gigantesco equivoco emotivo, imparato a riderci sopra. E a non giudicarlo. Sui sentimenti nessuno può insegnare niente ad un altro. Su quelli sbagliati e fasulli poi...ci sbatti un attimo contro ed è fatta. Mammamia quanta fatica, quanto dolore, quanto cuore sprecato...

Ora torno a Milano. Quella vecchia voglia di cambiare mi è rimasta uguale identica.  Le altre me le sono fatte passare, assieme allo sconcerto inevitabile che sempre si accompagna ai sentimenti umiliati. Ma sono ancora qui, tutta intera a raccontarlo e quindi pare che davvero di cuore si muore solo se è malato o poco allenato ai colpi. Il mio mi ha detto che può sopportare questo e godere di tutt'altro. La Cate Blanchet sta per uscire con un nuovo film pure quest'anno e parè che sia ancora più strepitoso di quello dello scorso anno.
Comprendere senza giudicare. Per tutto quello che rimane da sapere chiedi al tempo 





Non dove, ma come. Non con chi, ma perché. Non se, ma quando

  Sono arrivata all’aeroporto con la baldanza di chi crede di essere in larghissimo anticipo ma non ha fatto i conti con la folla oceanica f...