venerdì 29 maggio 2015

Estatica estate statica

Il mio vero inizio d'estate è quella roba là: il Carroponte che apre i battenti e il biglietto inaugurale nelle mie tasche e - meteo permettendo, perché l'anno scorso non ha avuto pietà - una selezione ingorda di una programmazione sempre strepitosa. Mi chiedo come si faccia a lasciare questa città proprio nel periodo in cui si dimostra così generosa. Le ferie a luglio e ad agosto sono per me un mistero. Si...è vero questa l'ho sparata un po' enorme....però quel posto che da ex sfigatissimo spazio di dismissione di fabbriche, di perdite di lavoro, di storia delle più epiche battaglie operaie, che si è poi trasformato in magnifica acheologia industriale dove si fa la meglio arte che ci sta in piazza...beh è davvero difficile che non ti entri nel cuore.


 Il babbo mi ha chiamato e mi ha detto che viene perché vuole andare a Expo...gli ho chiesto come mai visto che gli ho già spiegato dettagliatamente che è una colossale bufala piena di fuffa. Mi ha detto che vuole fare il figo con gli amici....mi pare un'ottima risposta. Ce lo porto. E gli compro un lecca lecca nel padiglione degli Stati Uniti.
Gli ho detto che lo porto pure a vedere lo spettacolo di Bergonzoni...un giorno capirà il giusto valore delle cose e quale priorità attribuirvi. Ne ho fatto una missione

E maggio se ne è andato così. Tra la magica scomparsa delle persone negative,  la mia nuova abitudine dei pomeriggi dopo il lavoro direttamente al parco, senza i pad ma solo con il libro ( ho capito che ne è geloso e ha ragione), la mia panchina preferita, le t shirt di cotone. E due ore di santa pace ritrovata.

Di Milano io temo solo l'inverno. Forse è per questo che da anni la prova costume per me slitta sempre a Novembre😎



giovedì 28 maggio 2015

E liberami dal mercato. Amen

In verifica presso una importante azienda produttrice di una cosa che solo in due al mondo producono e ora si stanno fondendo (dicasi monopolio)
Io: buongiorno signor amministratore delegato della ******. Allora credo che questa sia una delle ultime verifiche prima della fusione con la vostra unica competitor americana. Vero?
Signor amministratore delegato: eggia'. Si sfrutta meglio la scala. Meno costi, più efficienza
Io: meno concorrenza, meno garanzie, meno posti di lavoro, costi più elevati per le strutture che hanno bisogno dei vostri prodotti, più profitti per voi....
Signor amministratore delegato: ...no ma vede...non è esattamente così...poi le strutture ci chiederanno degli sconti....poi la selezione naturale...certi lavori e certi lavoratori sono ormai delle zavorre...
Io: certo certo. Dal vostro punto di vista basta non erodere i profitti in qualche modo...
Signor amministratore delegato: guardi che è molto più disonesto illudere i dipendenti che saranno garantiti e poi li mandano a casa. Noi li prepariamo a tutto questo con la pianificazione che limpidamente gli abbiamo illustrato
Io: ah certo, se gliel'avete limpidamente illustrata... Allora, dovete fare una distruzione di merci invendute di quasi trecentomila euro...
Signor amministratore delegato: si. Ma sarà l'ultima volta
Io: non ne dubito

mercoledì 27 maggio 2015

Rimanere Desigual a se stessi

Come funziona veramente quel meccanismo per cui una roba che ti piace tantissimo fino all'ossessione, ad un certo punto non ti interessa niente niente più?
No. Per una volta tanto non mi riferisco a quella strana pratica umana chiamata relazioni sociali. Sono sicura che prima o poi troverò il modo di trovare pure quella una faccenda naturale anche per me.
 No, mi riferisco a certi cambiamenti piuttosto incontrollabili, imprevisti e inspiegabili che ad un certo punto pare stravolgano dei percorsi ormai ben solcati. Ecco cosa mi è accaduto.
Credo di aver dilapidato il frutto di una un'infinità di ore/ lavoro per comprarne così tanti, visionato per mesi e mesi ogni cambio vetrina  di Corso Buenos Aires, contemplato con estatica ammirazione tutti i  cataloghi. Sono stata una Desigual addìcted. Credo che alcuni dei modelli acquistati non siano stati ancora indossati neppure una volta. Una vera ossessione. Di cui oggi non c'è più alcuna traccia. Sono mesi che metto solo t- shirt nere e jeans.
Credo che sia una specie di reazione fisica dopo tanta bulimia di colori e di flowerpower fasullo e finto povero.
Mi vesto come  mi vestivo quando avevo vent'anni, ma non me ne sono resa conto subito. Non è giovanilismo. Al contrario, è presa di coscienza. Vedere tutti quegli abitini, con troppi colori, troppi fiori, che tanta soddisfazione mi hanno dato, e ora più nulla, e' un po' come ritrovarmi a riprendere i libri letti all'epoca, la musica ascoltata allora...e ricordarmi che non ero poi tanto male.
Cosa sia successo nel frattempo e fino ad oggi in parte mi sfugge e in parte non mi serve.

La maglietta che porto ora me l'hanno regalata il mese scorso quelli di radio due. Se avessi avuto vent'anni me la sarei tirata alla grande. Non vedo cosa mi impedisca di farlo oggi

martedì 26 maggio 2015

Quanto costa un ricavo? E poi ti piace?

Una delle regole base dell'economia aziendale stabilisce che "un mancato costo costituisce un ricavo". Pure Epicuro ha in qualche modo elaborato un concetto analogo affermando che un mancato dolore e' in realtà il vero piacere. Non so quanto questo simpatico giochino lessicale sia replicabile anche in altri ambiti e in realtà mi riesce difficile trovare divertente riscontrare che da un processo continuo di sottrazioni e mancanze si ottengano mete ambiziose.

Il preambolo-pippone mi serve per fare una amara considerazione autobiografica. Ho quasi trentanove anni, a parte la pressione bassissima direi che godo di ottima salute, ho una rarissima forma di contratto di lavoro definito a tempo indeterminato, ho gli occhi verdi e per queste quattro cose mi reputerei una persona fortunata che vive in un paese sempre meno interessante, soprattutto se paragonato ai restanti posti dell'Europa dove le cose invece accadono e sono belle.

Un mancato costo è un ricavo. Non direi. Non in un Paese che ha in realtà bisogno di investire moltissimo per non sostenere i costi ben più alti del restare indietro rispetto a chi ha saputo su quali risorse puntare e quali mete raggiungere. Un mancato costo è una forma miope di austerità che nulla di buono può portare in un paese che non ha la forza di guardare lontano, è un paradosso della parsimonia che non fa che generare ulteriore povertà. Un mancato costo è spesso un costo ancora più alto.

Un mancato dolore è un piacere. Forse. Se penso alle quattro cose di cui sopra riferite al mio piccolo mondo di individuo insignificante. E pure se penso a tutto il dolore che spesso mi ha procurato la ricerca di forme di piacere dipendente dagli altri. E poi boh...io quando mi alleno e mi sento morire per quanto mi fanno male gli adduttori, sapessi quanto ci godo :))). Chi lo sa, forse un giorno stilerò una lista dei dolori buoni e di quelli cattivi. Come il colesterolo.


La verità è che forse non saprei davvero dire quanto sia più auspicabile lasciarsi guidare dalle legittime ambizioni o dal rilassato fatalismo. Quanto ne valga davvero la pena. A tutti i livelli, dalla piccola e insignificante esperienza individuale a quella storica e collettiva.

A me Epicuro è sempre stato simpatico. Ma credo non lo vorrei mica come primo ministro greco....


lunedì 25 maggio 2015

È andata

Ormai è andata anche la seconda settimana di rientro al lavoro. Dopo il primo impatto traumatico, tutto ha ripreso il rassicurante ritmo di sempre. Bene così. Anche i colleghi antipatici, portatori di tensione e tristezza, sono magicamente spariti, o forse sono io ad averli cancellati così bene da non vederli più. Che bello pensare che l'umanità sia magnifica solo perché tu un giorno decidi che sia così o ti limiti a vedere solo quella che trovi bella e buona.

Il fatto che Nash sia morto così, con la sua amata e magnifica moglie, mi rende l'episodio dolorosamente suggestivo. Pure se a dirla tutta, quando ai tempi studiai la teoria dei giochi per uno degli esami più ostici che si fanno a economia, credo di avergliene tirate dietro quattro. Ma giuro che nell'incidente non c'entrano niente i miei accidenti, pure perché a quell'esame poi ebbi 30 anche grazie a lui. Riposa in pace splendido genio delle scelte ottime in condizioni di incertezza.

Le scelte ottime in condizioni di incertezza. Io mi accontenterei anche di scelte incerte in condizioni ottime

Boccuccia da pianto bambino per la non vittoria di nessuno dei tre splendidi film in concorso a Cannes. Un po' sono contrariata un po' e' la conferma che il cinema che mi piace e' giusto che non sia macchiato dall'istituzionalita' parruccona (macché!!! Meritavano di fare incetta di premi. Giuria farabutta).

Oggi non ho incontrato persone cattive. Poteva andare peggio. Poteva andare meglio. È andata



domenica 24 maggio 2015

Gap gender. O qualcosa del genere...

Alla radio sto ascoltando una trasmissione in cui si parla del solito virtuoso ed evoluto Nord Europa in cui la parità di genere è talmente applicata alla lettera, che i bambini -tutti- fin da piccoli imparano a cucire, lavare, usare il trapano e tutte quelle pratiche che li rendono individui autonomi. Nessun uomo considera scontato che la propria donna si occupi da sola delle faccende domestiche e ogni donna sa fare lavori di idraulica o può ambire a lavori di alta responsabilità pur avendo famiglia e figli.

Ecco. Nella mia fallimentare esperienza nei rapporti con l'altro sesso, la cosa che ho sempre avuto cura di notare è questa: il 100% dei ragazzi che ho frequentato ha sempre dato assolutamente per scontato che io dovessi preparare da mangiare per loro, lavare i piatti da sola e che questo sia una cosa del tutto normale. Ed è stato ancora più malinconico  quando si facevano scrupolo dei miei sforzi solo ai primi appuntamenti...e poi invece più nulla, anzi atto dovuto.
Alla fine ho sempre pensato che la decrescente stima che ho provato per gli uomini che ho frequentato affondasse le proprie radici in questa faccenda qua. Ad un un certo punto mi ritrovo a previsualizzarmi come la sguattera di un pantofolaio apatico ed egoista, incapace di apprezzare la propria donna, attento agli spiccioli....

E così in un scatto di orgoglio, apro gli occhi, smetto di preparare pranzi, le cose "stranamente" cambiano. La pacchia finisce. E pure le frequentazioni.
A questo punto la mia prova d'esame si conclude. Capisco, ancora una volta, di non aver perso nulla. Un po' mi dispiace e un po' mi dico che l'ho scampata bella....

Mi chiedo perché non ho mai pianificato un viaggio nel Nord Europa. È evidente che l'uomo della mia vita solo da quelle parti può stare.


sabato 23 maggio 2015

Gadgets....(e altre cose necessariamente inutili)

Giuro che non ricordavo affatto del referendum, eppure la mia colazione di stamattina, e chi mi conosce sa che è la pura verità, sono stati due fish &chips al forno è un irish coffee. Non arriverò a leggere "gente di Dublino" per omaggiare l'Irlanda per il magnifico e invidiabile risultato di civiltà raggiunto, ma mi inchino e mi inchino mille volte, perché dalle mie parti chissà quando potrei farlo.

Altri hanno già sollevato il problema e devo dire che pure a me sta cosa manda ai matti. Mi riferisco al fatto che ormai da mesi noti marchi italiani di yogurt propongono lo yogurt "ALLA" greca, mentre noi ci incarogniamo tutte le volte che gli altri paesi vendono il "parmesan". Non riesco a capire...no no...

La promoter della Rio mare mi avrebbe regalato una tartaruga gigante di peluche, quella degli m&m's delle tazze rosse o gialle, quella della manzotin un tupper Ware, quella della lindt un abbonamento on line a donna Moderna....mi sono negata a tutte loro. Sono fuori dal tunnel dei gadget. Mai credevo possibile guarire da una simile ossessione. Però il tonno mi serviva....

Liberami del superfluo mi ha aiutato a capire ciò di cui avevo davvero bisogno. E così, dopo più di un anno a lavare i panni a mano, con nessuna esitazione ho rinunciato alla magnifica lavasciuga che mi pare quasi un'astronave. Le sono passata davanti e ho chiaramente sentito che mi diceva " Lucia, affrancati dalla schiavitù del lavoro domestico. Smettila di fare la minimalista freakketoneggiante. Sei ridicola. Comprami, portami da te, te li lavo, te li asciugo, a stirare non hai mai stirato..."
Come facevo a dirle di no. È stato in quel momento che ho capito quanto sia insidioso il senso della sfida, le pene che decidiamo di infliggerci perché pensiamo che ci migliorino e ci fortifichino. Non tutti i sacrifici ci rendono virtuosi. E stare bene non sempre è una colpa.
Mi pare ovvio. E invece ogni tanto me ne devo ricordare

venerdì 22 maggio 2015

Se Maggio facesse il suo lavoro....

Quando sono venuta ad abitare a Milano ho trascorso tre mesi da una anziana signora che era appena stata lasciata dal marito dopo quaranta anni di matrimonio. All'epoca la cosa mi turbò moltissimo, poi ho invece scoperto che è un fenomeno sempre più diffuso. Quello che però all'epoca mi colpì davvero era l'atteggiamento di quella donna. Mi raccontava che erano ormai moltissimi anni che la loro unione non aveva alcun senso e  quello che davvero le faceva rabbia e la mortificava era non aver preso lei la decisione per prima.

Mi sono ricordata di questa cosa quando ho ascoltato nel pomeriggio un'intervista a Ozpetek che raccontava un episodio analogo ed aveva più o meno le mie perplessità. Poi parlava del suo idillio d'amore che resiste ormai da quattordici anni e di cose correlate con l'argomento, tipo la necessità degli affetti per esorcizzare la morte.

Cosa spinge due persone che non si amano a stare assieme per quasi tutta una vita, per poi pentirsi negli ultimissimi momenti pensando di poter rimediare agli errori? E poi rischiare di morire soli.
Quanto coraggio ci vuole ad ammettere un errore prima che sia tardi? E quanta paura si deve provare nell'ammetterlo quando ormai non ha più senso?

Sarà che ho ancora in circolo quel capolavoro di Sorrentino, che non parla esattamente di vecchiaia e  di rimpianti. Parla coscienza di se' in quanto individui che si compiono solo con l'appartenenza, con una qualche forma anche folle di declinazione affettiva. Con l'amore.
Poi ci stava pure una parte molto interessante su noi mancini che non mi ricordo alla lettera, ma che faccio mia lezione di vita...una roba sulla necessità per noi di essere "distorti" che sennò le cose non
ci vengono bene. Ma questo vale solo per noi che siamo sempre "contromano"....

Oggi mi sembra Novembre. Se Maggio si comportasse da Maggio, penserei a tutt'altro.  Me ne sarei andata ai Navigli che oggi comincia piano city. 

mercoledì 20 maggio 2015

Io, tu...le rose...le spine...i biscotti...fate voi....

Sono giorni complicati. Si vive alla mezza giornata. Che è già qualcosa se non ha ancora fatto la fine della mezza stagione. Partivo da questa amarissima costatazione meteorologica, perché davvero passare un intero giorno fuori significa cominciare in canotta e occhiali da sole e finire col piumino e l'ombrello,  per rendermi conto che lo scandire dei giorni di un mese che "promette", che spinge alla pianificazione e ai progetti trova il suo senso nelle rose ancora da cogliere e le spine che invece hanno già punto.

Io lo sapevo che sarei ritornata ai miei vecchi schemi. Che mi sarei alzata di nuovo alle cinque per fare sport, per prepararmi tutti i pasti della giornata, che avrei smesso di mangiare carne. Che ci sarei rimasta male per tutto quello che invece avrei voluto cancellare.

In realtà io credo nel cambiamento. Credo nel potere della forza di volontà e che si possa decidere di scoprire di essere tutt'altro da ciò che abbiamo deciso o immaginato di essere. E in realtà davvero io sono cambiata, pur facendo esattamente quello che facevo prima. È cambiato l'approccio alle cose, il modo di vivere il tempo in cui le faccio, la coscienza di tutte le mie azioni. Tutto è cambiato pur restando come era.
Ma che c'entra questo con maggio, le mezze giornate, la pianificazione...che ne so, io sono brava a pianificare giusto la spesa settimanale col volantino davanti, che è il solo arco temporale che posso tenere sotto controllo.

 Ci stavano i Mc vities in offerta. Si sono permessi di proporre i biscotti più buoni dell'universo con delle immonde farciture che stravolgono totalmente la purezza adamantina del prodotto originale. Ci sono cose che non devono cambiare, che non vogliono aggiunte, arricchimenti, riproposizioni. Ci sono cose per le quali il valore del cambiamento può soltanto essere concepito di riflesso, quando un'anima affine ne valorizza la natura. Nel latte, nel caffè, così come sono. Ma per favore niente farcitura.

Sii tu il vero cambiamento. Che io c'ho già il mio bel da fare a cercare di restare più o meno così come sono...


martedì 19 maggio 2015

La regola di quale arte?

Di solito laTriennale mi piace da impazzire. Ma adesso, la cosa che sia l'unico padiglione Expo all'interno di Milano me lo rende un luogo meno suggestivo e  troppo posticcio.
Ho appena assistito ad una lezione di cucina per la preparazione di un piatto totalmente improbabile raccontato da Alessandro Borghese, quel ragazzo piacione che credo lavori a Sky e a real time.
Non lo so perché sono qui, non lo so perché davanti a me c'è l'allestimento della storia della Mc Donald ( cioè il Mc ha già una storia?!?!?) e una mega esposizione di saliere di tutte le forme possibili....
 Qui gli avventori sono tutti strani, hanno delle collanone strane, l'aria  assorta, fanno finta di leggere gli opuscoli e i programmi....ma secondo me quello che tutti vogliono davvero è accaparrarsi il numero maggiore possibile di grissini gratis ricoperti di cioccolato.

Tra poco farò la fila per fare il pancotto. Quando mi sono prenotata non sapevo neppure di cosa si trattasse. Tuttora non lo so. Sono venuta qui direttamente dal lavoro, non me ne importa niente di quello che ho visto e fatto fino ad ora. Forse tra poco piove e io manco ci volevo venire fino a qui.

No. Non lo dire. Queste domande banali del tipo "ma chi ti ha costretta" non si fanno. Vengono qui da tutto il mondo, ci sono ovunque occhi orientali pieni di stupore e di curiosità, ci sono le istallazioni del Mc Donald, ci sono le saliere, ci sono i grissini...
...Lucia, se tutto questo non ti fa venire gli occhi orientali pieni di stupore e meraviglia è un problema solo tuo



lunedì 18 maggio 2015

Magari è tutta colpa mia ( breve sfogo da disagio misantropico)

Niente. Non ce  la fa. Pare che per certe persone con cui ho avuto a che fare un po' più del normale "oh ciao, tutto a posto? " , "si tutto a posto" , "bene bene. Allora ciao"...dico, quando vado oltre queste battute dalla sceneggiatura non proprio sofisticata, le persone con cui un tempo ho condiviso delle esperienze, pare si sentano in diritto di mostrarsi ai miei occhi come degli idioti olimpionici. Ho un fluido speciale nel trovare questa gente qua....

Passi pure che vuoi far finta di non sapere che mi sono assentata per più di un mese  perché mi sono operata, ma poi perché quando mi vedi mi chiedi se sono caduta? Pezzo di idiota di collega. E' davvero avvilente scoprire che persone che ritenevi intelligenti e interessanti, in realtà all'improvviso e senza fondati motivi, si rivelino irritanti, insulse e immotivatamente dispettose. Mi chiedo cosa mi sfugga di queste dinamiche. Cosa dovrei intuire, come dovrei reagire, dove starebbe il gioco psicologico...
Io ce la metto tutta ad evitarlo, ma poi succede che ho bisogno di un caffè e alla macchinetta prima o poi te lo ritrovi...e ti scrocca pure il caffè...

Alla fine credi di averla imparata la lezione. E invece no. Decidi che ci sono persone che speri siano come pensi. E invece sono come di quel solito deludente tipo di cui ti accorgi puntualmente un po' tardi. E liberartene è faccenda tutt'altro che scontata.

Poi dice che una si stufa, che preferisce farsi compagnia da sola...ma se il mio talento si risolve in questi soggetti....forse il problema è davvero tutto mio...


In che sen50?

  Mi pare ieri. Anzi no, pare che siano passati mille anni. Succede, quando non hai un album fotografico da cercare e da aprire, con l’inten...